Solo sentire la storia di un bambino a cui hanno affibbiato come nome di battesimo quello di una nota piscina francese, basterebbe a rendere Vita di Pi un film dalla sceneggiatura stravagante.

La verità è proprio così, ma il film non è solo esuberante dal punto di vista narrativo, ma offre importanti spunti in nome della spiritualità e della filosofia religiosa.

Anzi sarebbe meglio usare il plurale, perché Pi (Ayush Tandon) durante la sua adolescenza ama conoscere e praticare diversi dettami religiosi, dall’ebraismo fino al cattolicesimo, senza tralasciare l’induismo, il credo della sua terra.

La sua famiglia ha uno zoo, e quando il padre decide di vendere gli animali e trasferirsi in Canada, il viaggio che lo separa dalla sua terra natia fino alla nuova destinazione avrà un significato karmico sorprendentemente importante, perché farà conoscere meglio se stesso, soprattutto quando diventerà un naufrago in mezzo ai capricci dell’infinito oceano Pacifico.

La sua sarà una solitudine solo apparente, perché, sebbene debba patire l’allontanamento forzato dai suoi familiari ormai dispersi, dentro la sua scialuppa di salvataggio potrà contare sulla compagnia di alcuni animali, fra cui spicca una enorme tigre del Bengala.

Il rapporto con questo animale darà un senso agli innumerevoli giorni passati tra l’acqua e il sole che spacca l’animo ed atterra la speranza di tornare sulla terra ferma.

La tigre non sarà docile, ma si comporterà proprio come un felino selvaggio e violento quale è.

Abbandonate dunque l’idea di un tenero rapporto con l’animale che possa far pensare ad alcuni dei migliori lungometraggi animati Disney, perché questo animale mostrerà i suoi denti acuminati più di una volta al povero Pi.

Il ragazzo è una piccola figura in balia delle onde oceaniche, ma pieno di senso della sopravvivenza e capace di architettare, ogni giorno, un piano per sopravvivere e rendere il suo cervello attivo.

Il film di Ang Lee è da vedere, anche solo per farsi abbagliare dalle splendide raffigurazioni cromatiche che investono i flutti grazie alla luce lunare, romantica ma anche foriera di una nuova notte passata senza essere stato salvato da nessuno.

Il film dedica gran parte del suo incipit al racconto del curioso Pi, ed in qualche modo la particolare figura del personaggio fa pensare a quei bellissimi momenti cinematografici che abbiamo vissuto con Forrest Gump.

Quando arriva il naufragio il plot narrativo si fa sedurre dalla raffigurazione della sopravvivenza del ragazzo e dai suoi tentativi per rendere questa tigre più docile.

Il naufragio è raffigurato in modo drammatico e spettacolare, anche se i tantissimi giorni che Pi deve subire in mare in qualche momento pesano sulla pazienza dello spettatore, che si aspetta un colpo di scena che faccia concludere il travaglio del giovane ragazzo.

Il finale riserva più di un colpo di scena, ma una vera e propria chiave di comprensione di molti degli elementi che la sceneggiatura presenta come personaggi del film.

Dove vedere Vita di Pi
COMMENTO
Vita di Pi presenta un exploit narrativo che si incastona perfettamente all’interno della storia che fa della filosofia indiana, e non solo, il loro mantra per descrivere l’animo umano e come esso può deviare in favore di un miglioramento spirituale. Parole a tratti misteriose, ma che capirete perfettamente quando avrete saggiato tutto il selvaggio e spettacolare viaggio di Pi e la sua inseparabile tigre, che fa parte di lui in una maniera del tutto inaspettata
7.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".