Serie televisiva statunitense e britannica, Penny Dreadful prende il nome dalle omonime pubblicazioni in stile “pulp” a puntate pubblicate alla fine dell’ottocento, come i feuilleton francesi o i romanzi d’appendice italiani, dal costo appunto di un penny.

Mentre nella prima stagione il pistolero americano Ethan Chandler si ritrova ad essere ingaggiato dalla elegante Vanessa Ives e Sir Malcolm per venire a capo della scomparsa di Mina, rapita da un inquietante demone, questa volta il perno attorno al quale ruota il filo narrativo principale è tutto incentrato sulla figura di Vanessa. La sceneggiatura permetterà di conoscerla sempre meglio e più a fondo, attraverso i legami affettivi che ha instaurato nel presente e nel passato.

Il mondo in cui si muovono i personaggi è sempre a metà strada tra quello reale e una dimensione oscura pregna di demoni, diavoli e streghe maligne. Emergono meglio i personaggi del dottor Frankenstein e dell’egittologo Ferdinand Lyle, ognuno di loro contraddistinto da un destino ben preciso.

Parallelo a questo plot troviamo anche la Creatura con le sue storie di sangue e poesia che presto incroceranno il percorso di Vanessa. Un personaggio interessante sarà quello del maggiordomo Sembene,  anche lui snodo importante ed appassionante per la risoluzione della storia.

La lotta tra streghe che permea tutta la stagione sarà l’apice della suspense per tutti gli appassionati del genere.Per questa serie ogni episodio sembra concludersi autonomamente. I personaggi si stagliano in una cornice gotica molto forte, che va dagli abiti intarsiati da merletti scuri e ambienti in penombra, come in un romanzo di Poe, fino al linguaggio dei dialoghi propriamente forbito ed elegante, massiccio e complicato come le impalcature architettoniche di una cattedrale.  Se avete stomaci deboli meglio cambiare canale, ma se siete appassionati del sanguinario sarete sicuramente soddisfatti.

Rispetto alla prima stagione, contraddistinta da momenti di azione turbolenta e scene di esorcismo, questa seconda è molto più raccontata, quasi come fosse un romanzo. I movimenti di macchina sono lenti e danzano assieme a lunghi e complessi dialoghi. Forse le prime puntate potreste pensare di sentirvi annoiati ma poi tutto ha un senso e la dinamica andrà in crescendo.

Come ormai si confà allo stile di molti film e telefilm dei nostri tempi, anche qui non ci sono eroi positivi assoluti ma ognuno dei personaggi porta con sé anche elementi negativi. La regia si adatta a questo modello di scrittura contemporaneo e si prende la libertà di effettuare punti di vista sempre diversi e mai monotoni, torbidi e cupi come quelli della nostra mente quando vaga di notte per la casa buia ascoltando rumori che forse non sono di questo mondo.

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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".