A Star is Born presenta una sceneggiatura che può sembrare comune a molti altri progetti cinematografici. Ma non fermiamoci davanti ad una trama così scontata che potrebbe dissuaderci dalla visione della pellicola, perché sarebbe un errore.

Lo script racconta di una giovane aspirante cantante, che fa la cameriera per vivere, e del suo incontro con un affermato musicista che la lancia nel mondo dello spettacolo. L’amore dei due, come nei migliori film sentimentali, fa da sfondo alla vicenda.

LUOGHI COMUNI?

In A Star is Born troviamo la summa dei topos del cinema americano contemporaneo.

Abbiamo Pigmalione rappresentato da Jack (Bradley Cooper), uomo affermato, che dà fiducia all’insicura, ma dotata, Ally (Lady Gaga).

Non poteva mancare nemmeno la figura di Cenerentola, rappresentata nella fanciulla dotata di talento, costretta a fare la cameriera per vivere. Lei è orfana di madre e deve accudire il padre scapestrato. Ma un giorno incontra il ricco e famoso principe azzurro, che realizzerà i suoi sogni di gloria.

Nell’attualizzazione di Cenerentola, in versione glamour e contemporanea, troviamo molto del cult sentimentale Pretty woman (citata apertamente attraverso la colonna sonora); visivamente passiamo dai colori sbiaditi del mondo da povera, con t-shirt bianche annodate e jeans consunti in case poco illuminate testimoni di vite silenziose e scialbe, ai colori fiammeggianti di mise da star, palcoscenici assordanti ed abitazioni dai colori caldi.

In quale film americano il protagonista viene da una famiglia sana e non è orfano di almeno uno dei genitori? Pochi, pochissimi. Come potete facilmente immaginare, neanche in questo.

Il tipico luogo comune americano rappresentato da Sex, Drugs and Rock and Roll è fortemente presente: musicisti che non  bevono né si drogano, che non sono autodistruttivi e non aggrediscono le donne che li amano con pazienza, ne abbiamo nella filmografia hollywoodiana? La risposta è puramente retorica.

A Star is Born non fa la differenza, ed il musicista “maledetto” è rappresentato anche stavolta con i suoi malinconici tratti distintivi.

Quello che è fuori dalle regole nella sceneggiatura, è la mancanza di attenzione e spazio alle scene di sesso; dato l’affiatamento mostrato dai protagonisti ammetto che un po’ mi dispiace.

Avremo anche modo di fare un viaggio in moto attraverso il deserto, alla ricerca della casa dell’infanzia. Compare così anche il percorso psicologico della protagonista attraverso il suo passato che redime e fa rinascere una nuova consapevolezza.

In scena compare anche la figura dello star system che travia i giovani talenti trasformandoli in prodotti commerciali mutando loro stessi, il loro corpo e la loro immagine. Non soltanto le loro canzoni sono vittime della deificazione del denaro.

IL TRIANGOLO: JACK, ALLY E LA MUSICA

Le cose da dire sono molte, e il montaggio serratissimo dà un ritmo costante e, insieme alla sceneggiatura, si permette di elidere molti passaggi, proprio perché basati su argomenti ben conosciuti dal pubblico.

Il rapporto tra i due protagonisti inevitabilmente sarà incrinato, parallelamente alla trasformazione di Ally da talentuosa ragazza a star conclamata.

La star che nasce nel titolo, uccide la storia d’amore che dà inizio a tutto, e forse ucciderà anche altro. È la storia questa, in fondo, di un triangolo amoroso, composto da Jack, Ally e la musica. Nel primo tempo, è proprio la musica la protagonista assoluta.

La storia si svolge, più che attraverso gli scontati dialoghi degli sceneggiatori Roth, Fetters e Cooper stesso, attraverso il ritmo ed i testi delle canzoni, scritte tutte originariamente per questo film dagli stessi Lady Gaga e Bradley Cooper, insieme a Lukas Nelson ed altri artisti dello stesso calibro.

La macchina da presa entra nei concerti e le inquadrature non vanno mai oltre il piano americano, indugiando spesso sui primi e primissimi piani; la musica è perennemente in campo, quasi sempre diegetica, quindi parte integrante delle scene.

Nel secondo tempo l’evoluzione drammatica della trama ci allontana parzialmente dalla centralità della musica, che dopotutto rappresenta la forza di questo film, e mostra un’espressione audiovisiva più scontata.

Si gioca sul rapporto tra realtà e finzione, in cui Lady Gaga ammicca ai parallelismi tra la storia narrata e la sua biografia, in particolare sulla sua evoluzione artistica e la sua virata commerciale, descritta, ma non criticata, dal regista Cooper.

COOPER SEGNA IL COLPO

Bradley Cooper, all’esordio alla regia, descrive, ma non giudica, e la sua forza sta nella passione con cui narra e nel modo in cui è riuscito a far viaggiare parallelamente due mezzi espressivi, rappresentati da recitazione e musica; questi ultimi riescono sempre, nei momenti di snodo del film, ad esprimere (e provocare) le stesse emozioni.

Le interpretazioni sentite di Gaga e Cooper danno molta forza e veridicità ai personaggi e, anche se il nostro intelletto viene distratto dalla sensazione di déjà vu a causa della carenza di originalità del canovaccio, non riusciamo comunque a distogliere i nostri sensi dai riusciti primi piani che indugiano sulle espressioni degli attori e dalle loro voci così espressive.

A Star is Born non è un film corale, ma un film di coppia, con i protagonisti onnipresenti sulla scena, che trasmettono una forte carica energetica e tensione drammatica.

Se durante i titoli di coda molti giornalisti presenti all’anteprima stampa, anche con un po’ di imbarazzo, risultavano visibilmente commossi, sicuramente Bradley ha centrato il suo obiettivo: quello di creare cinema per emozionare.

Dove vedere A Star is Born
COMMENTO
A Star is Born è un film ideale per tutti coloro che cercano un classico della cinematografia americana che rispecchi tutti gli standard del genere drammatico e sentimentale. E’ una pellicola consigliata anche a chi non ama i cliché, ma apprezza i film che ricercano nuovi mezzi espressivi. Cooper si esprime perfettamente attraverso la musica, con il sound e le parole che sono ben integrate nella trama. Assieme al direttore della fotografia Libatique (candidato all’Oscar per Il Cigno Nero), costruisce delle riprese che portano lo spettatore nel mezzo della scena, per fargli percepire le emozioni e le reazioni dei personaggi.
8.5
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A 17 anni le sere d’estate possono essere lunghe, così ci si imbatte nel Fuori Orario di Rai 3: “Because the night” cantata da Patti Smith attira e così inizia il Decalogo di Kiewslowki trasmesso a puntate: un Comandamento a notte. E questo cos’è? Ghezzi mi risponde Cinema. Ecco cosa farò da grande! E per sprofondare meglio nello schermo, si finisce per occuparsi di tutto l’audiovisivo: pubblicità (Blade Runner da dove viene?), trailer e il mondo dei social media.