La recensione di Acid, un film che immagina la Francia in preda a piogge acide altamente corrosive.

Diretto da Just Philippot, il film Acid nasce in verità nel 2018 come cortometraggio, sempre a opera di Philippot.

La sceneggiatura racconta di una intensa ondata di caldo che investe tutta la Francia. Niente di così anormale, viste le torride estati che stiamo vivendo da almeno una ventina d’anni a questa parte.

Ma c’è dell’altro: nuvoloni grigi riempiono spesso il cielo francese carichi di pioggia. Non una pioggia normale che porta acqua sul terreno, ma un liquido acido che ha un grande potere corrosivo.

Il provvidenziale temporale che spesso porta frescura e dona nutrimento alla vegetazione si trasforma in un messaggero di morte e di devastazione per l’uomo e per l’ambiente.

UNA FAMIGLIA IN FUGA

Sebbene Acid possa sembrare un film prettamente catastrofico, il suo plot non si basa unicamente sui nefasti effetti della pioggia acida che bagna il territorio francese.

La storia si concentra su Michal (Guillaume Canet), un uomo dal grande temperamento che ha una figlia di nome Selma (Patience Munchenbach).

A causa del suo carattere aggressivo, Michal è costretto a subire una condanna che lo costringe agli arresti domiciliari, una condizione che castra la sua libertà di movimento e, conseguentemente, grava anche la qualità del rapporto con Selma.

Quest’ultima è una giovane ragazza che si divide tra il padre fidanzato con Karin (Suliane Brahim) e la madre Elise (Maud Wyler), che ha scelto di instaurare un nuovo rapporto sentimentale con una figura fin troppo vicina a Michal.

Un quadro familiare disordinato e minato da continui litigi che non giovano alla serenità di Selma. Una volta che la Francia si appresta a subire questi nuovi e pericolosi stravolgimenti climatici, Michal si ritrova costretto a riunire in qualche modo la sua famiglia, in cerca di una salvezza da quest’acqua mortale.

Acid in foto la pioggia acida

UNA NAZIONE DILANIATA

Con una regia funzionale che predilige le inquadrature a campo stretto che possano sottolineare abilmente il terrore dipinto sul volto di Michal e della sua famiglia, Acid riesce a instillare una certa ansia nello spettatore.

Sebbene i terribili effetti del liquido acido possano invogliare a farlo, la regia di Just Philippot non vuole indugiare a mostrare volti dilaniati da questa strana pioggia, ma preferisce focalizzarsi su altri particolari che possano sottolineare la pericolosità di questo clima impazzito.

In particolare la cinepresa tende a inquadrare il minaccioso e inconsueto fumo che si espande dal terreno, che a causa della sua acidità potrebbe bruciare in pochi minuti i polmoni di coloro che lo respirano.

Anche le pozzanghere si trasformano in letali residui di acido che possono deteriorare in un battibaleno le suole di una scarpa, trovando così la strada per sciogliere la pelle del piede e menomare così per sempre un essere umano.

Le macchine si presentano arrugginite e piene di cicatrici sulla loro carrozzeria, con i copertoni sciolti che costringono la vettura a fermarsi.

Il progresso tecnologico inoltre non aiuta questi mezzi, perché le centraline elettriche in pochi secondi subiscono l’attacco silenzioso della soluzione acida e compromettono la funzionalità generale delle auto.

Le case e le costruzioni architettoniche in generale non se la passano meglio, perché la mortale pioggia battente scava dentro il cemento e lo rende morbido e impossibilitato a sostenere la struttura portante degli edifici, che crollano miserabilmente costringendo le persone a riversare nelle strade e a stare a contatto con il potente potere corrosivo di questa pioggia.

Acid in foto i protagonisti in fuga

UN ESODO FORZATO

In questo inferno climatico, Acid durante il racconto cinematografico continua a esporre la storia familiare di Michal, Selma ed Elise, una famiglia in qualche modo lacerata proprio come lo sono gli oggetti e gli esseri umani a contatto con questa calamità naturale.

Quello che conta adesso è l’amore genitoriale di Michal ed Elise, che deve essere così intenso da non dover soccombere nemmeno sotto l’incessante acido che divora tutto e tutti.

Sono loro tre i protagonisti di Acid, ma la sceneggiatura non garantirà mai la loro piena salvezza e, proprio per questo, lascerà lo spettatore a penare per le loro disavventure, soprattutto quando dovranno cercare di fuggire e troveranno svariati impedimenti alla loro estenuante fuga, non solo a causa del folle clima.

Con una impostazione narrativa del genere, Acid si rivela essere un film sì catastrofico ma anche intento a dare spazio ai sentimenti di Michal e della sua famiglia, che per uno stranissimo scherzo del destino si ritrovano di nuovo uniti ma in una situazione estremamente pericolosa.

Questa voglia di raccontare anche il lato umano di fronte a tale catastrofe, dona al film una forte personalità, utile per distinguersi da altri lungometraggi del genere che spesso vogliono solo spettacolarizzare senza dare respiro alla storia dei personaggi coinvolti nella trama.

Dove vedere Acid
COMMENTO
Era fin troppo facile trasformare il corto Acid in un lungometraggio dalle forte tinte catastrofiche e magari caratterizzato da scene che ricordano il genere horror, peculiarità ideali per richiamare una larga fetta di pubblico appassionato del genere. Il regista Just Philippot non si lascia tentare dalla soluzione più semplice e commerciale e confeziona un film che, sebbene abbia un DNA da disaster movie, non esagera in soluzioni cinematografiche eccessivamente (e forzatamente) spettacolari, ma vuole anche focalizzarsi sulla personalità dei tre protagonisti e svelare come questi rappresentino una famiglia divisa che, in determinati momenti, è pronta a riunirsi per fare fronte a una minaccia del genere. Il risultato è positivo e rende Acid un film estremamente godibile e a tratti angosciante, perché mostra avvenimenti causati da un clima impazzito che, ahimè, da anni stiamo vivendo. Menzione positiva anche per la scenografia, sempre attenta a mostrare come la nazione francese si sia trasformata in una landa lacerata dal potere distruttivo di piogge acide che non hanno pietà per nessuno.
7.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".
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