Nel suo ultimo film Anthony Hopkins interpreta John Clancy,  un medico psicanalista che possiede grandi doti di sensitivo.

Dopo la morte della figlia per un tumore al sangue ed il conseguente naufragio del suo matrimonio, John decide di non lavorare più e si ritira dentro la sua silenziosa casa.

Ma un pericoloso serial killer miete vittime senza un apparente legame tra di loro, ed il suo vecchio amico dell’FBI Joe non può fare altro che chiedere il suo prezioso aiuto.

Premonitions è un thriller che tratta il tema della malattia e della morte, ma soprattutto della sofferenza che si cela dietro queste due spaventose parole.

Detto così questa descrizione potrebbe sembrare assolutamente fuori luogo leggendo la sinossi del film, ma ben presto lo spettatore si accorgerà che il famigerato killer seriale, che tante volte abbiamo incontrato in produzioni del genere, uccide in modo differente e soprattutto per motivi tutt’altro che comuni.

Ad iniziare dal modo in cui l’assassino dona la morte alle sue vittime: con un colpo dietro al collo, che non lascia grosse tracce di liquido ematico sulla scena del delitto ma soprattutto fa esalare all’istante l’ultimo respiro ai suoi inconsapevoli martiri.

John Clancy è un uomo di poche parole, che oramai ha consumato ogni lacrima che aveva in corpo dopo che la giovane figlia se n’è andata per una leucemia. La sua ironia è solo apparente, e trasuda una grave sofferenza interiore.

Il film cerca di “accontentare” tutti coloro che amano i thriller polizieschi come i film di azione con inseguimenti ed un ritmo a volte forsennato.

La camera compie movimenti rapidi durante le scene, e la regia non rinuncia a spettacolarizzare il potere di John, mostrando lunghi flashback che descrivono il passato ed il futuro della persone con cui l’uomo sta a contatto.

All’uomo basta  toccare una parte del corpo di una persona per vedere il suo passato, ma soprattutto il futuro che gli si prospetterà.

Proprio il futuro sarà l’elemento cardine che farà prendere decisioni importanti al brillante psicanalista, che vedrà nei giorni a venire avvenimenti gravosi nella vita di Katherine, giovane collega del suo amico Joe.

Premonitions è una produzione che non vuole lasciare niente al caso: c’è azione, soprattutto nella seconda metà del film, tensione e tanto pathos, che più che colpire l’animo dello spettatore coinvolge i sensi quali la vista e l’udito, con immagini impressionanti dei personaggi del film che soffrono, coadiuvate da ritmi musicali incessanti.

Tutto è esaltato dalla sceneggiatura del film, soprattutto la malattia e la sofferenza, viste come due dinamiche assurde da cancellare in tutti i modi dalla breve esistenza di un uomo.

Argomenti forti, di difficile comprensione per chi non ha una fede in qualcosa che va oltre le credenze razionali, che il film mostra sempre con tinte cinematografiche più inclini alla spettacolarizzazione più che al pietismo.

Da sottolineare la crescita del personaggio dell’assassino, solo in apparenza cattivo, che possiede eccezionali poteri che vanno oltre i sensi normali di un essere umano.

Dopo questa scoperta,  il film trasforma la storia in uno scontro fra due uomini che appaiono come due “supereroi” dalle capacità sovrannaturali.

Sebbene questa rappresentazione stoni con il tono drammatico della sceneggiatura, quest’ultima si sforza di evitare il cliché del dualismo fra bene e male, sempre meno marcato nelle storie moderne.

Il finale riserva un piccolo colpo di scena, che serve a svelare la frastagliata personalità del personaggio che incontra Anthony Hopkins.

Un film che sicuramente si può vedere questo Premonitions, sebbene si debba accettare una impostazione del film quasi tutta orientata verso uno spettacolo fatto di suoni, colori e musica più che di contenuto vero e proprio al servizio della storia.

Dove vedere Premonitions
COMMENTO
Un film che sicuramente si può vedere questo Premonitions, sebbene si debba accettare una impostazione del film quasi tutta orientata verso uno spettacolo fatto di suoni, colori e musica più che di contenuto vero e proprio al servizio della storia.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".