Un brutto orco che diventa un amabile personaggio del cinema d’animazione, attorno ad un canovaccio fatto di tematiche fiabesche reinventate in chiave umoristica: la saga di Shrek ha sbancato i botteghini con i suoi tre capitoli.

Ora, con il suo ultimo capitolo, il film sposta le tematiche su di un orco alle prese con gli impegni familiari. Come dire, anche gli orchi soffrono di frustrazioni.

Una famiglia allargata fatta di tre vivaci “orchetti”, una moglie che prima di diventare una bella orchessa era una splendida principessa (chi la preferiva “umana” alzi la mano) campionessa di kung-fu, ed un ciuchino logorroico da sopportare non è cosa facile da vivere tutti i giorni.

Il nostro Shrek sente il peso della monotonia di tutti i giorni, l’uno uguale all’altro. Non c’è molto tempo libero per l’orco verde, che non ha nemmeno la possibilità di farsi un bel bagno di fango tonificante perché deve badare ai suoi figli.

Un quadro desolante. Shrek ama la sua famiglia, ma vorrebbe riprendersi anche la sua vita, soprattutto quando si divertiva a spaventare i cittadini con le sue mostruose fattezze.

Ora è amato da tutti, ed è diventato quasi simbolo di gentilezza e bontà. Sentimenti molto belli, ma che non appartengono fino in fondo alla natura da orco puzzolente e fuori dall’ordinario come Shrek.

Arriva un’inaspettata possibilità per l’orco verde: il piccolo odioso mago Tremotino gli offre la possibilità di rivivere un giorno come un orco spaventoso e senza alcuna responsabilità familiare.

Unico prezzo da pagare: regalare un giorno del passato della sua vita all’arcigno mago. Tremotino odia l’orco perché è riuscito a salvare Fiona prima che lui potesse stipulare un accordo con i genitori della principessa, consenso che gli assicurava tutto il castello del re. Non poca cosa. Il salvataggio di Fiona ha distrutto i suoi piani.

L’accordo è fatto. Shrek si ritrova però in un mondo parallelo, dove si combatte una estenuante battaglia con l’esercito delle streghe di Tremotino da parte dell’esercito degli orchi rivoltosi. La principessa Fiona è a capo della resistenza e non conosce Shrek.

Anche Ciuchino non ha mai visto il gigante verde. Una situazione drammatica, anche perché allo scadere delle ventiquattr’ore Shrek scomparirà per sempre e sarà come se non fosse mai nato.

Il plot narrativo assicura così nuove situazioni all’interno della saga: compaiono finalmente nuovi orchi combattenti che si affiancano alla figura un po’ solitaria di Shrek. Ne guadagna l’azione durante il film, con molte scene dedicate alla battaglia degli orchi contro le spaventose streghe.

Il resto della pellicola non denuncia la minaccia maggiore che si profila per ogni sequel: la perdita dell’originalità che apparteneva al primo capitolo. Ritrovare personaggi oramai familiari come Ciuchino e Fiona strappa più di un sorriso allo spettatore, ma presto non nasconde la stanchezza narrativa che permane a tratti durante il film.

Onore comunque alla Dreamworks, specie pensando alla rivisitazione del personaggio del Gatto con gli stivali, che compare nel mondo parallelo sovrappeso ed ormai avvezzo alle comodità della casa.

Vedere questo film in tre dimensioni permette di gustarsi alcune scene di buona fattura, girate pensando alla tridimensionalità, ma non giustifica il sovraprezzo necessario per gustarsi il 3D. È una triste verità il fatto che quasi tutti i film non sfruttino con idee innovative questa vecchia tecnologia stereoscopica.

Dove vedere Shrek - E vissero felici e contenti
COMMENTO
Shrek - E vissero felici e contenti è un buon film d’animazione che riesce ad esprimere come gli sceneggiatori di questo quarto capitolo abbiano cercato di caratterizzare il film con nuove trovate. L’escamotage della nuova realtà in cui il nostro protagonista si cala ha permesso di ampliare ulteriormente la personalità già non indifferente di molti personaggi della saga. Un plauso quindi a questa idea, che però non riesce a schiarire del tutto l’alone di “già visto” che una serie arrivata al quarto episodio denuncia.
7.7
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".