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Arriva nei cinema il 29 aprile 2026 Il diavolo veste Prada 2, atteso seguito dell’amata commedia uscita nel 2006 con protagoniste Anne Hathaway e Meryl Streep, che ritroviamo anche in questo sequel. Alla regia torna David Frankel, già dietro la macchina da presa del primo film.
Sono passati esattamente venti anni da quando nei cinema imperversava Il diavolo veste Prada, commedia caratterizzata da un pizzico di dramma che portava nelle sale la storia di Miranda Priestly, integerrima direttrice della prestigiosa rivista di moda Runway.
Basato sul romanzo omonimo di Lauren Weisberger, che raccontava di esperienze realmente vissute come assistente personale di Anna Wintour, temuta direttrice di Vogue America, Il diavolo veste Prada vantava nel cast la presenza di Meryl Streep, che nei panni di Miranda riusciva a dare vita a un personaggio ostile ma anche meravigliosamente ironico nella sua pungente schiettezza.
Il diavolo veste Prada in qualche modo ha ridefinito il genere delle commedie, grazie a un plot che, pur rappresentando una sceneggiatura volutamente leggera, sapeva anche rappresentare in modo realistico tutte le difficoltà legate al mondo dell’editoria e del giornalismo in generale, attraverso la figura di Andy Sachs, giovane giornalista alle prime armi interpretata da Anne Hathaway che aveva la sfortuna di lavorare proprio con Miranda.
Un cambiamento epocale
Fin dalle primissime scene è facile comprendere quale voglia essere il mood generale de Il diavolo veste prada 2, soprattutto quando notiamo Andy alle prese con gravose problematiche legate al suo lavoro.
Andy non è più una recluta del giornalismo, ma una professionista affermata, che purtroppo deve scontrarsi con la dura legge della digitalizzazione.
Il suo lavoro oramai non si basa più su scrivere articoli che saranno impressi su di una profumata carta, ma saranno accolti nel mare magnum del mondo del web, ove è fin troppo facile non farsi notare, anche se i tuoi scritti sono degni di nota.
Osservando il disappunto di Andy e dei suoi colleghi, appare chiaro come non siamo più nel 2006: il periodo storico che stiamo vivendo è particolarmente complesso a causa di profondi cambiamenti dettati dall’avanzamento della tecnologia, che tramutano il valoroso e poetico lavoro del giornalista in un banale processo di trascrizione di articoli che possano attirare click attraverso la loro forma e non la loro sostanza.

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Non è quella che ricordavamo
Attraverso un convincente escamotage narrativo Andy si ritroverà a lavorare ancora una volta con Miranda, scoprendo ben presto come questa fiera e tenace donna sia in parte cambiata.
È proprio la nuova veste di Miranda che è la parte più riuscita de Il diavolo veste Prada 2. La stoica direttrice di Runway deve contenere il suo comportamento, e se l’abbiamo lasciata vent’anni fa a sbraitare e tirare cappotti addosso ai suoi sottomessi, ora questa donna è obbligata a tacere e contenere i suoi istinti barbari.
Un modo ideale per sottolineare come la sindrome del “politicamente corretto” non risparmi proprio nessuno, anche una figura così importante nel mondo dell’editoria fashion.
Certo, il personaggio interpretato dalla bravissima Meryl Streep non rinuncerà comunque a essere tagliente e privo di tatto, ma questo suo atteggiamento riserverà spesso anche delle profonde riflessioni su come è cambiato il mondo dell’editoria e la società.

Andy ed Emily, due caratteri opposti ma complementari
Ne Il diavolo veste prada 2 non ritroviamo solo il personaggio di Andy, ma anche quello di Emily Charlton, interpretata ancora una volta da Emily Blunt.
Emily ha abbandonato il mondo dell’editoria ed è diventata una potente figura nel mondo della moda, ricoprendo un ruolo molto importante presso il marchio Dior.
Sebbene il film dedichi spazio alla figura di Emily, quest’ultima appare caratterizzata in modo più superficiale rispetto a quella di Andy, vera e propria protagonista di questo sequel.
Sembra quasi che Emily nella sceneggiatura sia stata inserita per sottolineare quanto Andy sia diversa da lei, creando un efficace contrappunto femminile capace di esaltare le indiscutibili qualità del personaggio interpretato da Anne Hathaway.
Andy è una giovane donna ancora idealista, che non si permetterebbe mai di tradire un amico oppure un collega per il suo tornaconto personale.
Una figura positiva che spicca rispetto a Emily, donna che vive una relazione con un milionario e che, pur avendo un lavoro remunerativo e appagante, cerca continuamente di ricoprire una posizione di rilievo nel campo editoriale, anche a costo di essere scorretta.
Se Andy è una figura quasi angelica ed Emily appare come arrivista e ubriaca di potere, il vero equilibrio lo possiamo ravvisare in Nigel (Stanley Tucci), perfetta crasi tra cinismo e umanità.
Menzione speciale per Simone Ashley, che interpreta Amari, l’assistente di Miranda. La Ashley denota una presenza scenica non indifferente.

Regia e stile
Il diavolo veste Prada 2 presenta una regia vivace e una messa in scena elegante e patinata, senza mai apparire sopra le righe.
Gli abiti alla moda sono ancora una volta protagonisti assoluti, soprattutto quando la storia mostra tutto il glamour dell’ambiente milanese, città da sempre ritenuta la culla della moda mondiale.
Anche la colonna sonora riesce con dovizia a dare ritmo alle immagini su schermo, avvalendosi non solo della storica canzone di Madonna Vogue, ma anche di altri brani sempre vivaci e coinvolgenti, che dimostrano chiaramente come l’ambiente mondano della moda abbia innegabilmente un fascino tutto suo che travalica il concetto di status sociale.
Da sottolineare anche la compara in scena di Lady Gaga, che canta Runway, la colonna sonora ufficiale di questo seguito. Una traccia dance piena di energia e di ritmo, che si adatta perfettamente alle tematiche del film.




































