Produzione Sky Original con Cattleya e Bartlebyfilm, Petra è in onda dal 14 settembre 2020, ogni lunedì alle 21.15 su Sky Cinema e in streaming su Now TV.

Ispirata ai romanzi gialli di successo della scrittrice Alicia Giménez-Bartlett, la nuova serie televisiva Sky racconta di Petra Delicato, un’ispettrice della mobile di Genova che ricopre il serafico ruolo di archivista.

Quasi per caso la donna si ritrova a indagare difficili casi di omicidio, iniziando così un inedito capitolo della sua vita professionale affiancata dal viceispettore Antonio Monte, interpretato da Andrea Pennacchi.

Un tempo avvocatessa di successo, Petra scopre un inaspettato talento da investigatrice, che le permette di affrontare e risolvere indagini in cui è protagonista il lato più violento e macabro dell’uomo, quello che porta a spargere sangue e violenza ai danni di vittime innocenti.

Photocredits: Luisa Carcavale

DA BARCELLONA A GENOVA

I romanzi gialli originali di Alicia Giménez-Bartlett sono ambientati a Barcellona. La produzione Sky ha scelto la città di Genova come background per le oscure indagini di Petra.

La città portuale che ha dato i natali ad artisti come Fabrizio De Andrè è incredibilmente efficace nel restituire sensazioni architettoniche ed emozionali come quelle dell’importante città spagnola.

Genova è una città che ospita un porto e affaccia sul mare, ma sa essere anche uno spazio vitale pieno di industrie e imponenti elementi strutturali che la rendono una grande metropoli, proprio come Barcellona.

La regia di Maria Sole Tognazzi è abile nel fotografare Genova soprattutto durante le ore notturne, quando le luci  elettriche della città si riflettono sul mare e adornano il porto come in un giorno di festa.

Ma le ore serali e sopratutto notturne sono anche quelle in cui è probabile che si consumino le più efferate violenze, proprio quelle che spingono Petra e Antonio fuori dal letto per correre sul luogo del delitto a osservare  l’ennesimo cadavere e cercare di raccogliere prove significanti per le future indagini.

La fotografia di Petra dunque sceglie volontariamente di mostrare poche scene diurne, per restituire allo spettatore un feedback emotivo dalle tinte oscure e claustrofobiche, come poi risultano essere le piccole e strette vie di Genova in cui i protagonisti spesso deambulano.

E FATTELA UNA RISATA, PETRA!

Abbiamo apprezzato più volte Paola Cortellesi in ruoli comici, dove riusciva a canzonare sè stessa e gli altri approfittando della sua adorabile calata romana per far ridere di gusto il pubblico.

Ora in Petra l’attrice romana deve abbandonare del tutto il suo stile ridanciano e gioviale. L’ispettrice, romana trasferita a Genova, ha un carattere cupo e dai modi spiccioli, che cozza inevitabilmente con il mood allegro di produzioni in cui la Cortellesi ha spesso partecipato.

Il volto della donna è spesso volutamente inespressivo, come per evitare di comunicare alle poche persone che frequenta i suoi sentimenti.

L’ispettrice ha un concetto bislacco dell’amore, dal momento che attualmente è reduce da due matrimoni naufragati. Petra inoltre ha il vizio di essere diretta e spicciola nelle sue dichiarazioni; il personaggio della Cortellesi non lesina nello sfoggiare parole scurrili per descrivere atti deprecabili che, in effetti, a volte non possono essere rappresentati con parole diverse.

Photocredits: Luisa Carcavale

Tutto un atteggiamento opposto a quelle del suo collega Antonio, un uomo bonario ed estremamente simpatico.

Anche il viceispettore è solo e reduce da una separazione, ma questo status non ha intaccato il suo savoir faire, che gli permette di dosare sempre le parole e di scegliere quelle meno volgari possibili, anche per descrivere un efferato pluriomicida.

Un duo perfettamente differente, che si completa l’uno con l’altra. Non ci è dato sapere se veramente in amore gli opposti si attraggono, come qualcuno suggeriva, ma possiamo dire con certezza che su schermo Petra e Antonio funzionano alla grande.

UN GIALLO CRUDO E REALISTICO

Dopo la visione di due puntate di Petra risulta chiaro come la sceneggiatura abbia voluto rappresentare una storia priva di censure e per niente edulcorata.

Le indagini che l’ex avvocatessa segue si rifanno a persone colpevoli di crimini orribili e fantasiosi nella loro devianza, che devono essere traslati con un piglio registico audace e soprattutto realistico.

Proprio quello che fa Petra, che descrive storie in cui vengono mostrate nudità maschili e soprattutto gli atti deprecabili degli assassini senza la paura di essere fuori luogo nella loro rappresentazione così esplicita.

Una scelta artistica assolutamente condivisibile, ideale perché immersa nell’atmosfera dark di cui parlavo precedentemente e che rende Petra un prodotto dalla forte personalità artistica.

COMMENTO
A partire dalla sigla dal taglio scenografico così particolare, che ricorda i tempi degli effetti grafici analogici, impreziosita poi da una colonna sonora dall’atmosfera notevole, Petra risulta essere una serie televisiva curata e coinvolgente. La scommesse di Paola Cortellesi, per la prima volta coinvolta in una serie TV, può dirsi vinta. Con un look in cui abbondano i colori scuri, che si addicono perfettamente alla sua personalità, la Cortellesi riesce a interpretare una donna schiva e indurita dalle sue esperienze di vita, che da anni vive a Genova ma che ha ancora l’appartamento pieno di pacchi da disfare. Un quadro tipico di una donna che non vuole sistemare la sua vita, e che al momento dona affetto solamente al suo particolare “animale domestico”, un enorme ragno che si ciba di grilli. Ma la vita ha la capacità di smontare e rimontare i nostri piani esistenziali, proprio come accade al personaggio della serie Sky. Quando Petra si ritrova ad essere in prima linea per affrontare gli orrori umani, deve per forza aprire le porte al prossimo, quantomeno al collega Antonio, adorabile viceispettore che potrebbe ricordare per i suoi modi quelli di Bloch, il migliore amico del noto personaggio dei fumetti Dylan Dog. Una fotografia che ammicca alla notte e alla oscurità di Genova, ideale per fare accrescere la suspense, chiude il quadro di una produzione che ci auguriamo continui con una nuova stagione.
7.8
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".