Basato sulla serie di romanzi di Pamela Lyndon Travers, la storia della tata più famosa del mondo torna al cinema ben 54 anni dopo la prima versione. Potrebbe sembrare un remake ma questa stesura non è altro che il proseguimento vent’anni dopo l’ambientazione del primo film.

Siamo in Inghilterra in piena depressione (1930). Le banche affamate di denaro, approfittando del tragico momento economico, cercano in tutti i modi di arricchire le loro tasche a scapito di brave persone che in quegli anni si sono dovute indebitare e ipotecare la propria casa.

In questo scenario scopriamo i protagonisti alle prese con la ricerca di un documento fondamentale per riscattare il debito. Ritroviamo i due bambini del primo film ormai grandi: Michael (Ben Whishaw), vedovo che vive nella grande casa di famiglia assieme ai suoi tre figli e Jane (Emily Mortimer), la sorella che vive da sola seguendo le orme attiviste della madre.

I personaggi nuovi sono Jake (Lin-Manuel Miranda), il lampionaio un tempo giovane apprendista del Bert spazzacamino del primo film e, a fare da contraltare la figura del nuovo dirigente (Colin Firth), uomo freddo che pensa solo agli affari e al bene della banca.

Alzando gli occhi al cielo seguendo un vento forte e deciso, si può scorgere tra le nuvole lei: la tata per eccellenza Mary Poppins nei panni della brava e versatile Emily Blunt. Questa Mary Poppins è un po’ meno poetica e più vanitosa, si compiace mentre si specchia e fa l’occhiolino a se stessa. Il personaggio è scanzonato e forse più spensierato. Di certo possiamo dire che l’atmosfera del primo film è molto drammatica e seriosa rispetto a questa nuova stesura.

MUSICA MAESTRO!

La tradizione americana del musical continua ancora oggi fin dal lontano 1866, quando una compagnia teatrale di ballo e canto importata dall’Europa ha messo in scena The Black Crook. Ma fu The Jazz Singer del 1927 a consacrare sul grande schermo il filone più amato dagli americani.

Mary Poppins, un classico del cinema mai tramontato, torna con una versione aggiornata proseguendo il plot della tata più famosa del mondo. A parte le migliorie in campo tecnologico, il plot è sempre lo stesso: uno scenario in grande stile Hollywood con ballerini perfetti e coreografie da capogiro.

Non deve essere stato facile per i produttori riuscire ad evitare il naturale paragone con la versione originale del ’64 con la splendida Julie Andrews e il grande Dick Van Dyke, ma questa prova è stata ampiamente superata.

Il testo musicale in versione italiana è davvero eccellente, la cura nel mantenere l’accompagnamento e il contenuto delle canzoni è stato sicuramente un arduo lavoro.
Le voci cantate di Serena Rossi e Giorgio Borghetti (rispettivamente Emily Blunt e Lin-Manuel Miranda) rendono molto bene i gorgheggi dei cantanti originali.

Con il brano Sopra sotto cantata e interpretata nella versione americana dalla simpaticissima Meryl Streep,  si raggiunge sicuramente il momento più esilarante e divertente di tutta la pellicola.

Sembra davvero che il magico mondo del cinema possa sempre far scaturire il fanciullo che è in noi, proprio come viene citato spesso nel corso dell’opera in uno dei tanti messaggi che vuole tramandare: quello di risvegliare sempre in fondo all’animo quel bambino sopito che da grandi troppo spesso viene dimenticato.

DENTRO E FUORI

Non è affatto strano nella tradizione del musical americano che siano ben evidenziati due spazi scenici, quello vissuto in un interno come la grande casa dei protagonisti e lo spazio all’aria aperta, strutturato da strade, parchi e fontane; insomma la città intera vista come una grande abitazione sotto il tetto del cielo azzurro.

La trama è incentrata sul pignoramento della casa e su un documento apparentemente perduto che potrebbe riscattare il debito alla banca. In questo dramma i protagonisti cercano all’esterno quel calore che momentaneamente non si trova più nel sicuro focolaio di un interno e tentano di trovare per le strade uno spazio che diventa familiare e confortante in un connubio di balli e canti corali all’insegna della fraternità.

Tutto questo rafforza in maniera inequivocabile il profondo bisogno di tutti noi di vivere nel caldo tepore di un interno, in un abbraccio corale e interpersonale che è metaforicamente rappresentato dalla famiglia ma anche dagli affetti in generale e l’amore fraterno e di coppia; persino i vicini di casa non sono estranei ma partecipano a questo calore.

DAGLI SPAZZACAMINO AGLI ACCIARINI

Agli spazzacamino del film originale sono subentrati gli “acciarini” come venivano chiamati i lampionai, coloro cioè che accendevano e spegnevano i lampioni a olio delle strade quando ancora la luce elettrica non rovinava gli splendidi cieli stellati.

Se gli spazzacamino danzavano sui tetti di Londra nella versione del ‘64, questa volta si scende nei sotterranei della metropoli e nei vicoli della periferia in un gioco di luci rigorosamente realistiche, o almeno così ci ha dato perfettamente l’impressione il direttore della fotografia il quale non ha mancato occasione per restituire quel calore e quella energia che può scaturire da una vera lampada ad olio.

Giochi di luce ed ombra dunque in una metafora della vita che ritroviamo in tutto il film così come la tematica del gioco e della fantasia come elementi da non dimenticare quando si diventa adulti. Il protagonista è perfetto in questo ruolo, molto romantico e sempre positivo.

All’interno della pellicola sono stati inseriti molti elementi che rimandano al mondo bambino: le caramelle, i palloncini, le bolle di sapone, tutti inseriti in quadretti di varietà e musical originali e ricchi di idee. Un semplice bagno in vasca può trasformarsi in una vera e propria avventura in mare aperto. Ovviamente bisognerebbe risvegliare quello “spirito di Peter Pan” che in tutti noi adulti è rimasto assopito.

Sono molti gli omaggi al vecchio Mary Poppins sparsi tra le scene del film, ed è divertente per noi dello scorso secolo scovarne e farne tesoro come fossero dei preziosi easter eggs. Sicuramente il migliore omaggio è stato dato con la splendida animazione in due dimensioni tipica della grafica Disney anni ’60, che restituisce un profondo rispetto per quei classici che ci hanno tanto fatto sognare.

Il balletto con i famosi pinguini è stato mantenuto anche se con coreografia, scenario e brano completamente nuovi ma equamente efficaci.  Insomma un divertente film da vedere con figli e senza, per scoprire quella vena giocosa e sognante che crescendo è andata perduta.

COMMENTO
Il ritorno di Mary Poppins è sicuramente una pellicola divertente per passare un pomeriggio spensierato, e vale la pena farlo conoscere ai bimbi di oggi. Com’è stato per i film di animazione Disney, anche in questo caso si è passati da uno stile volto al “drama” ad uno caratterizzato da una venatura più gioiosa. La struttura narrativa segue la cronologia originale ma la musica e i nuovi quadretti coreografici danno l’idea di essere un film a sé rispetto alla pellicola del ‘64. Non possiamo dire lo stesso per il tema musicale di punta che invece nella versione moderna è completamente assente. Ci è mancato il buon vecchio “supercalifragilistichespiralidoso” e come mandare giù una pillola con un poco di zucchero. In compenso la scena “sotto sopra” nel negozio della cugina di Mary Poppins, interpretata dalla perfetta Maryl Streep, rappresenta il punto di forza di tutto il film. Molte sono le idee innovative pur restando fedeli ad alcune icone della pellicola originale, come i pinguini e il design dell’animazione all’interno del vaso. Un perfetto bilanciamento tra vecchio e nuovo, con spunti ironici come ad esempio l’Ammiraglio Boom (stavolta col volto del grande caratterista inglese David Warner), che spara il cannone sul tetto del palazzo per indicare l’ora giusta imprecando contro l’ora sbagliata di cinque minuti del Big Bang.
7.4
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Il mio primo film è stato Barbapapà a cinque anni. Vedere quei pupazzi giganteschi su una grande parete fu per me una magia! A otto anni girare in super 8 il filmato a ‘passo uno’ con mio padre, in cui la Pantera Rosa combatte contro Braccio di ferro, fece scattare il vero amore per il cinematografo. Una passione che ormai fa parte della mia vita.