A New York a fine ‘800 si respira aria di novecento, un secolo in cui tante scoperte avrebbero migliorato la vita di ogni essere umano. New York, nel 1896, appare una città in fermento, proprio come oggi, che si appresta a costruire il mastodontico ponte di Williamsburg, tratto sospeso in aria che avrebbe permesso di unire Manhattan con Brooklyn.

Ma assieme a cotanto ottimismo per il prossimo futuro, le strade purtroppo continuano a bagnarsi di sangue. Il corpo di un ragazzo che si prostituisce viene ritrovato proprio nei pressi del grandioso ponte. Il suo cadavere è mutilato e soffre di diverse ferite inferte con bestiale rabbia.

Il commissario di polizia Theodore Roosevelt decide di chiamare, usando il massimo riserbo,  il dottore Laszlo Kreizler ed il suo caro amico John Moore; costoro dovranno occuparsi di questo potenziale serial killer.

Ma non resteranno soli a lungo nelle loro indagini, perché si unirà loro la moderna e brillante Sara Howard, che da ruolo di segreteria si rivelerà ben presto una preziosa risorsa grazie alle sue doti investigative e la sua ferrea volontà.

LA NASCITA DELLA PSICOLOGIA FORENSE

Sebbene durante quegli anni la rivoluzione industriale incalzava, a New York alcuni pregiudizi ancora calcavano le complesse strade del giudizio collettivo. Il ruolo degli psicologi, chiamati Alienisti, era ancora da definire e, soprattutto, da prendere in considerazione rispetto ad autorevoli modalità ben più rozze per individuare un colpevole ed investigare riguardo le sue presunti azioni criminali.

All’epoca un malato mentale era definito colui che era alienato dalla sua vera natura. Ecco spiegato perché coloro che studiavano le persone affette da questi disturbi erano definiti alienisti.

Il dottore Laszlo Kreizler è un complesso personaggio, che si serve della disciplina di cui è conoscitore per tentare di definire un profilo psicologico dell’assassino che sta martoriando i poveri corpi di ragazzi che si vendono per offrire piacere.

La sua missione è molto complessa da portare a termine, non solo per le ovvie difficoltà del caso da studiare, ma soprattutto a causa della profonda corruzione che funestava i poliziotti dell’epoca, che erano spalleggiati da gangster che si autoproclamavano re della città e che solevano riempire le tasche di persone di alto rango che potevano prestargli favori altrimenti impossibili da esaudire.

Ma non è tutto, perché anche solo pensare che un caso del genere fosse risolto da un dottore che si occupa di una disciplina non ancora riconosciuta dalla medicina generale era impensabile. La sfida da portare a termine per Laszlo ed i suoi colleghi è enorme, e sul ring della vita si scontrano pregiudizi e bustarelle piene di soldi sporchi.

TRE PERSONAGGI IN CONTINUA EVOLUZIONE

L’Alienista è una serie TV che da molta importanza non solo al profilo psicologico del serial killer che terrorizza le strade, ma anche a quello dei protagonisti stessi. Laszlo Kreizler è un uomo che nasconde innumerevoli segreti nel passato della sua vita; l’impossibilità di usare correttamente una mano è il primo indicatore di quanta sofferenza deve aver patito quest’uomo.

La sua emotività è il più delle volte celata sotto il suo carattere signorile e professionale, ma spesso le sue frustrazioni esplodono servendosi di parole che feriscono più di una spada i suoi amici. Una tipica espressione di una rabbia repressa che dovrebbe essere addomesticata e compresa.

John Moore è un grande amico del dottore. John è un uomo sensibile, con uno spiccato senso artistico, che vorrebbe utilizzare per diventare un illustratore di fama. Ma la vita non sempre offre le occasioni lavorative giuste; proprio per questo John è fin troppo innamorato dell’alcool, che usa a suo piacimento per annegare le sue insoddisfazioni, evitando però di affogare esso stesso nel turbinio dell’oscurità in cui convivono tutti i nostri desideri inespressi.

Sara Howard è la donna più equilibrata fra i tre, una signorina che non ha paura della modernità e dei giudizi di un pubblico maschile che ai tempi adottava la misoginia come stile di vita. Le sigarette pendono fieramente dalle sue labbra, per dimostrare che oramai, agli albori del diciannovesimo secolo, anche una donna può sognare la sua indipendenza. E le suffragette che sfilano per strada non fanno altro che  confermare il suo sentore progressista.

JACK LO SQUARTATORE E’ AMERICANO

Il titolo è fuorviante, lo ammetto, ma volevo solo introdurre la figura dell’assassino seriale, che ha degna rappresentanza nel plot narrativo proprio come i tre attori di cui abbiamo parlato. Le sue modalità di uccisione sono barbare, ma denotano un fine tutt’altro che banale.

Le sue vittime sono giovani ragazzi che lavorano in posti in cui venivano accontentati i desideri carnali di coloro che amavano scambiare effusioni con partner di sesso maschile. Osservare quei giovani travestiti da donne fa gelare il sangue, perché sottolinea come la povertà in quegli anni faceva rima con la disperazione.

Il modus operandi del killer ha sempre una firma specifica, proprio come il famoso Jack che divenne celebre poco meno di dieci anni prima in territorio inglese. Ma dietro le sue violenza si nasconde un mondo di religioni, svariate culture e molto dolore.

COMMENTO
L’Alienista è una serie TV assolutamente pregevole, che si fregia di una sceneggiatura e di una scenografia notevole. La regia spesso incalza sulla vitalità delle strade newyorkesi per far immedesimare lo spettatore all’interno di una storia che riesce ad ammaliare ed a trasmettere diverse emozioni. Osservare come i protagonisti cerchino di superare i profondi ostacoli che la vita gli pone di fronte è emozionante ed a tratti commovente. La recitazione di tutti e tre è degna di nota, soprattutto pensando alla figura di Sara, nei panni di quella Dakota Fanning che conoscemmo al cinema quando era solo una bambina. Ma anche l’attore tedesco Daniel Brühl e Luke Evans, rispettivamente Laszlo e John, si servono delle loro espressioni facciali e dei loro sguardi per comunicare in modo appropriato tutti i ripensamenti ed i tentennamenti emotivi riguardo questa loro folle missione per conto di Theodore Roosevelt. Ma l’Alienista non è solo un thriller, ma riesce anche ad offrire innumerevoli emozioni che si rifanno ai classici dell’horror che hanno un serial killer come protagonista del plot narrativo. Anche il sangue farà spesso la sua comparsa, sporcando le sordide vie dove si riuniscono tutti gli avventori del sesso mercificato.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".