Da quando Amazon diffuse le prime informazioni riguardo alla trasposizione televisiva di  Doom Patrol, i fan del fumetto iniziarono a contare i giorni che li separavano dall’uscita di questa promettente serie televisiva che sembrava proprio non volesse badare a spese per ricreare al meglio tutto il curioso mondo targato DC Comics, fatto di supereroi afflitti da evidenti menomazioni fisiche che li facevano sembrare più freak piuttosto che nerboruti e aitanti paladini della giustizia.

La tematica principale della serie televisiva Prime Video è proprio basata sul concetto di “diverso”: la squadra che compone i protagonisti di Doom Patrol è fatta di uomini e donne che tentano di lottare contro le proprie divergenze fisiche e morali per cercare, invano, di adattarsi ad un fallace modello di normalità che la società vuole imporci.

La prima stagione di Doom Patrol, oltre a presentare i personaggi chiave della sceneggiatura, spesso li metteva al centro di sofferte crisi emotive, causate dal completo rifiuto del loro attuale status psico-fisico, ben lontano da quello che potevano sfoggiare prima che strani incidenti li avessero colpiti.

Basti pensare a Rita Farr (April Bowlby), una splendida donna che negli anni cinquanta era una famosissima attrice, colpita da una tremenda maledizione mentre sta girando l’ennesimo film che rende il suo corpo, durante i momenti di agitazione, una gelatinosa massa informe.

Anche il fisico di Larry Trainor (Matt Bomer) è completamente cambiato. Larry era un grande pilota, e mentre testava un nuovo aereo dell’aereonautica militare americana il contatto con una strana creatura in cielo gli fa perdere i comandi del velivolo. Lo schianto distrugge completamente l’aereo e rende il suo corpo pieno di bruciature e radioattivo. Ma il suo cuore continua a battere, perché dentro di lui alberga proprio quella massa di energia che sostava in cielo.

Il destino di Cliff Steele (Brendan Fraser) sembra essere quello più meschino: per uno strano scherzo del destino l’uomo, un tempo abile corridore, ha subìto un incidente non in pista, dove regolarmente rischiava la vita, ma mentre guidava con la moglie e la figlia ad una velocità normalissima. Ora di Cliff rimane solo il cervello, impiantato in un corpo da robot.

Chiude la rosa dei personaggi principali Jane (Diane Guerrero) una ragazza che dentro di sé ha ben sessantaquattro personalità differenti, ognuna dotata di un potere diverso. Un vero portento e allo stesso tempo una mina vagante perché non tutte le sue individualità sono pacate e alcune risultano estremamente aggressive.

Pardon, quasi dimenticavo Niles Caulder, anche detto “Chief”, interpretato da Timothy Dalton: costui è  il mentore di tutti loro e soprattutto l’uomo che ha reso la loro vita migliore, assecondando le loro defiance e donando attenzioni come farebbe un padre.

LE DIMENSIONI CONTANO

La seconda stagione di Doom Patrol riprende esattamente da dove era finita la prima, mostrando i protagonisti rimpiccioliti  e intenti a cercare di tornare ad una dimensione normale.

Appena iniziata la prima puntata, salta subito all’occhio anche l’attenzione che lo script vuole dare a Dorothy (Abigail Shapiro), la bambina con la faccia da scimmia che ha un forte legame affettivo con Niles.

La particolarità di Dorothy di certo non è solo il suo viso animalesco, bensì le sue tremende capacità mentali, che le permettono di materializzare enormi creature violente e pericolose.

Un potere enorme quello di Dorothy, che sembra andare ben oltre quello che appare agli spettatori durante un emozionante flashback che mostra proprio di cosa è capace questa pelosa bambina. Un momento di puro pathos imbevuto di azione e tanto sangue.

UNA VERITÀ’ SCONVOLGENTE

Se ricordate bene, la fine della prima stagione aveva mostrato rivelazioni inaspettate riguardo il passato di Niles e soprattutto il vero motivo che lo aveva spinto a familiarizzare con Cliff, Jane, Larry e Rita. Una confessione da parte di Chief che ha sconvolto tutti loro e che è difficile da accettare, soprattutto per Cliff.

Sebbene Chief sembri sinceramente addolorato per le sue azioni, Cliff sembra non avere la capacità di perdonare l’uomo, a differenza dei suoi amici.

L’irascibile e sboccato robot in queste prime puntare si distacca dal suo team, non solo per le divergenze con Niles, ma anche per cercare di rientrare in contatto con le poche cose rimaste della sua vita passata, quando ancora era fatto di pelle e ossa e poteva gustarsi un hamburger.

In questa stagione ritroviamo in scena anche Cyborg (Joivan Wade), intento a ritrovare sé stesso a Detroit grazie all’aiuto di un gruppo di sostegno. Una nuova realtà per il ragazzo metaumano che lo metterà a confronto con i suoi più reconditi sentimenti interiori.

NUOVE MINACCE

La terza puntata di Doom Patrol mette in scena un nuovo villain, che da subito si presenta carico di personalità ed estremamente cattivo. Costui si ciba letteralmente di dolore e, neanche a dirlo, è una vecchia conoscenza di Chief.

L’incontro con questa massa di grottesca cattiveria mostrerà una forte carica di horror, sfoggiando nuovi effetti speciali che sapranno coinvolgere il pubblico amante di situazioni dark e spaventose.

Ma non sarà solo questo cattivone ad essere il personaggio più bislacco di queste prime tre puntate, perché Rita e Cliff avranno a che fare con un altro essere a dir poco fantasioso, di fondamentale importanza per la vita di Niles che, come potrete capire vedendo la serie, adesso è in una condizione di salute ben diversa da quella a cui era abituato.

COMMENTO
La prima stagione di Doom Patrol, composta da quindici puntate, ci aveva sommerso di idee originali in un plot fatto di azione, horror e fantascienza. Una ricetta assolutamente gustosa sia per gli amanti del fumetto da cui prende spunto lo show Amazon, nonché per tutti coloro che amano l’estrema fantasia e i colpi di scena. Durante queste puntate la sceneggiatura dava molto spazio ai flashback dei protagonisti per spiegare il loro passato e la loro tormentata personalità, che sembrava non permettere di fare pace con la loro nuova vita. Un approccio narrativo che mostrava svariate scene che evidenziassero i profondi disagi psicologici dei protagonisti, permettendo così di delineare perfettamente le loro personalità. Dopo che i nostri curiosi beniamini si sono cimentati in una sorta di terapia psicologica durante le stagione iniziale tra un’avventura e l’altra, in questa second season c’è spazio per mostrare alcuni di loro sotto una luce più matura, che poi sarà l’atteggiamento giusto per farli trasformare in veri e propri eroi. Tre puntate dunque più lineari e dai contenuti più sobri, che non mostrano, come accadeva nella passata stagione, la smodata voglia di mettere in scena (anche se perfettamente orchestrate) tutte le numerose grottesche avventure e i personaggi che popolano il fumetto originale. Da sottolineare anche gli effetti speciali, molto più convincenti e con una resa in video più “pulita” rispetto a quelli della stagione iniziale. Doom Patrol è tornato, e sembra che voglia continuare a stupire ancora e a rendere felici anche tutti gli amanti del gore e dell’orrore, che in queste puntate di certo non manca.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".