Nel 1998 il mondo degli anime fu sconvolto dall’uscita di Cowboy Bebop, una serie composta da 26 episodi creata da Keiko Nobumoto e Marc Handler che presentava un racconto ambientato nel futuro, con protagonisti Spike Spiegel e Jet Black, due cacciatori di taglie.

Sebbene di primo acchito la sceneggiatura non sembrasse poi così rivoluzionaria, in poco tempo Cowboy Bebop conquistò il pubblico degli amanti delle serie animate giapponesi grazie ad una splendida caratterizzazione dei personaggi, unita ad una scenografia che sapeva mostrare un futuro dai toni realistici.

Spike e Jet avevano la possibilità di usare una tecnologia che permetteva di pilotare navi spaziali, ma sfoggiavano anche un modus vivendi che non disdegnava l’uso di oggetti comuni propri di un’era in cui la digitalizzazione era sconosciuta.

I due cacciatori di taglie inoltre non erano gli assoluti protagonisti dell’anime, perché molto presto a loro si aggiungevano Faye Valentine, una ragazza attraente che non conosceva nulla del suo passato e anch’essa impegnata a cacciare malviventi nello spazio ed Ed, una ragazzina incredibilmente abile come hacker.

Una storia, quella di Cowboy Bebop, che univa toni da western spaziale a quelli di racconti di stampo noir, specialmente quando si veniva a conoscenza della vita dei personaggi, accomunati da un passato misterioso in cui ognuno di loro ha dovuto combattere con un destino infausto.

Non mancavano poi le turbolente e toccanti digressioni sentimentali che coinvolgevano soprattutto Spike; l’uomo nel suo cuore custodiva ancora forti sentimenti per Julia, una donna affiliata al Red Dragon, la spietata organizzazione mafiosa ispirata alla vera Yakuza con cui Spike lavorava come killer.

DA ANIME A SERIE NETFLIX

Con una sceneggiatura ricca di intrecci narrativi, in cui compare anche il villain di turno chiamato Vicious, un tempo amico e collega di Spike e ora acerrimo nemico che brama la sua morte, Cowboy Bebop era perfetto per diventare una serie televisiva live action, ovvero con attori in carne ed ossa.

Dopo aver trasformato in ottime serie videogiochi famosi e racconti fantasy (basti pensare a Castlevania e The Witcher), Netfllix non perde l’occasione di produrre uno show che possa trasformare gli amati personaggi di Cowboy Bebop in attori veri e propri, attraverso una serie composta da dieci episodi in totale.

I primi trailer di Cowboy Bebop mostravano un approccio alla regia e allo stile dello show orientato all’azione e all’ironia, con Spike e Jet impegnati in sparatorie e battute veloci non prive di un linguaggio colorito, assolutamente assente nella versione originale animata.

In effetti, durante la visione della prima puntata, i due protagonisti dopo pochi attimi subito si lanciano in animose sparatorie per acciuffare un malvivente che promette tanti soldi per la sua taglia.

Con  una regia brillante e un forsennato ritmo della scena, la prima puntata di Cowboy Bebop lascia presagire uno show movimentato e curato nella sua realizzazione. Ma mancano all’attivo ancora nove episodi da visionare, e il giudizio potrebbe cambiare drasticamente.

ENTRA IN SCENA FAYE VALENTINE

Dopo aver osservato il nuovo aspetto di Spike (interpretato da John Cho) che a differenza dell’opera originale è caratterizzato da tratti orientali e quello di Jet (Mustafa Shakir), molto simile come costituzione ma nella serie Netflix  di carnagione scura, siamo piuttosto curiosi di vedere come è stata rappresentata Faye, la ragazza disinibita che diventa la nuova coinquilina della ciurma del Bebop, l’astronave dei protagonisti.

L’attrice Daniella Pineda nei panni di Faye ha una buona somiglianza con la sua controparte anime anche se, giustamente, non può sfoggiare l’atipico look che la cacciatrice di taglie mostrava nell’opera originale, con una scollatura fin troppo vertiginosa che non celava un décolleté prorompente.

In questa serie manca l’eccentrico personaggio di Ed, una ragazzina dai comportamenti inusuali che è incredibilmente abile a maneggiare ogni tipo di tecnologia esistente.

La decisione di non includere Ed in questo live action è comprensibile , perché mostrare l’hacker con i suoi atteggiamenti tipici da anime che suole offrire anche una comicità no-sense sarebbe stato poco adatto a questo tipo di produzione, che offre maggiore violenza ed un racconto più drammatico.

Conosciuti i tre cacciatori di taglie, Cowboy Bebop offre le primissime puntate presentando, come ho già sottolineato, un plot spiccatamente action, che mostra diverse sparatorie ed una discreta dose di splatter.

ARRIVANO VICIOUS E JULIA

Finita la primissima tranche di puntate, la serie Netflix introduce i personaggi di Vicious e di Julia, estremamente importanti per il racconto generale.

Con l’apparizione di Vicious, nei panni di Alex Hassell e di Julia, interpretata da Elena Satine, purtroppo vengono a galla i difetti della produzione Netflix, che si riscontrano nell’aspetto e nella recitazione poco adatta a rappresentare questi due fondamentali personaggi dell’anime.

Riguardo Vicious, vero e proprio cardine esistenziale della vita di Spike e uomo che ha rappresentato il concetto distorto di amicizia e di affetto per il cacciatore di taglie, Alex Hassel mostra al pubblico un assassino fin troppo caricaturale nei suoi atteggiamenti, che lo fanno sembrare un comune psicopatico amante della violenza fine a sé stessa.

Vicious nell’anime era un uomo svuotato dei propri sentimenti, una icona di malvagità non tanto per le nefandezze di cui si macchiava, ma soprattutto perché privo della capacità di esternare alcun tipo di sentimento.

Il Vicious della serie Netflix sembra una brutta copia del Joker del mondo di Batman: un uomo iracondo che non  riesce ad essere credibile nelle sue azioni violente e che mostra sempre una recitazione grossolana.

Julia, unica donna che ha fatto battere il cuore a Spike nell’anime e femme fatale legata all’organizzazione Red Dragon, nella serie è una donna a tratti inerme, divisa tra le maglie sentimentali di Vicious, a cui è legata da un rapporto violento, e quelle di Spike, di cui si innamora in un batter d’occhio senza nemmeno un motivo apparente.

Il grosso problema del personaggio di Julia inoltre è rappresentato dall’aspetto fin troppo diverso dell’attrice che ricopre il suo ruolo. Elena Satine ha lineamenti femminili troppo marcati per ricordare anche lontanamente quelli disegnati nell’anime.

Anche il trucco e parrucco dell’attrice risulta poco curato: in questo modo Julia, nientemeno che  la donna deputata a muovere i destini di Vicious e Spike, appare truccata e vestita come un’appassionata cosplayer che si appresta a riempire le fila di una qualsiasi fiera di fumetti, e di certo non come un’attrice nella parte di una produzione professionale.

GLI ALTRI DETTAGLI

Al di là dei personaggi di Vicious e Julia, Cowboy Bebop non brilla nemmeno per la scenografia, che appare superficiale nella raffigurazione dei pianeti dello spazio colonizzati dall’uomo.

Discorso positivo invece per la resa degli effetti speciali: la navetta di Spike e tutte le altre costruzioni spaziali sono state curate nella loro rappresentazione.

I difetti della serie non sono finiti, perché è tempo di parlare  della sceneggiatura, che prevede dialoghi bislacchi tra Spike e gli altri personaggi.

Sebbene l’anime già prevedesse un plot a tratti ironico e dalle sfumature ilari, la serie live action, per qualche strano motivo, ha voluto stravolgere questa caratteristica.

Il tono della produzione prevede scene da commedia sexy, mostrando siparietti sessuali che descrivono il confuso orientamento sessuale di Faye e discorsi atipici tra Spike e Vicious che riguardano le parti intime maschili.

Lungi da me essere portabandiera di qualsiasi moto censorio riguardo le opere televisive e cinematografiche ma queste scene, e soprattutto certi tipi di linguaggio, sono estremamente fuori luogo in un’opera come Cowboy Bebop, che impreziosiva il racconto anime con riferimenti filosofici alla vita e al destino di un uomo, oltre ad offrire sfumature dai toni mistici.

Tutte queste importanti caratteristiche dell’anime originale non sono nemmeno accennate nella serie Netflix, che all’inizio sembrava in qualche modo sedurre lo spettatore con scene adrenaliniche che mostravano sparatorie e combattimento ben coreografati, ma che invece procede con un racconto seriale che abbassa l’asticella action, con scene a tratti noiose e attori fin troppo diversi dalla controparte animata.

COMMENTO
Riponevo diverse speranze nella trasposizione live action di Cowboy Bebop, anche perché dai primi trailer sembrava che la componente action fosse preminente e che questa garantisse quantomeno una discreta dose di divertimento. Purtroppo, benché i personaggi di Spike, Jet e Faye esteticamente siano azzeccati, quando entrano in scena Vicious e Julia la situazione si complica. L’ex collega e amico di Spike è caratterizzato da un atteggiamento fin troppo sopra le righe e appare come la caricatura dell’uomo senza un briciolo di cuore che abbiamo conosciuto nell’anime. Secondo il mio parere inoltre la scelta dell’attrice che impersona Julia è stata piuttosto infelice: Elena Satine ha tratti estetici completamente all’opposto di quelli che rappresentavano nell’anime l’unica donna amata da Spike, risultando così completamente fuori ruolo, complice anche un lavoro di trucco che sarebbe accostabile a quello di una cosplayer alle prime armi. Oltre a questo la sceneggiatura di Cowboy Bebop sceglie di non dare attenzione a tutte quelle caratteristiche che hanno reso l’anime un cult, come la velata malinconia che avvolge i protagonisti, coscienti di come le loro vite potessero essere diverse se il destino gli avesse riservato altri piani. La versione live action di Cowboy Bebop vuole essere una serie prettamente hard-boiled, cruda e realistica ma incapace di emozionare e di intrattenere a dovere. La serie inciampa in una sceneggiatura che, chissà per quali motivi, offre alcuni dialoghi di matrice sessuale assolutamente fuori luogo per la storia e il contesto dei personaggi. Sarà difficile che i cultori dell’anime possano promuovere la serie Netflix. Per tutti gli altri che non hanno mai visto l’anime (che peraltro sta nel palinsesto streaming di Netflix), Cowboy Bebop è una serie che, in alcuni frangenti, potrebbe riuscire ad intrattenere con le sue atmosfere futuristiche e le sparatorie in stile western, ma che di certo non lascerà alcun segno indelebile nei ricordi di qualsiasi appassionato seriale.
5.9
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".