Alcuni studenti di un prestigioso college di New York sono organizzati in un gruppo di attivisti, fra cui spicca Alejandro, ragazzo fascinoso ed impertinente quanto basta per attirare nuovi proseliti di sesso femminile nella loro, quotidiana, lotta contro le ingiustizie sociali.

A fare le spese dello sguardo magnetico del capo gruppo è Justine, figlia di un funzionario delle Nazioni Unite, ragazza da sempre propensa nel mettersi in gioco per combattere le ingiustizie che il mondo propina ai danni dei più deboli e dei più poveri.

Justine riesce ad entrare nel famigerato gruppo di Alejandro. Quest’ultimo sta per organizzare un viaggio con destinazione Amazzonia, per alzare la voce contro la barbara deforestazione per lo sfruttamento di giacimenti di gas che si trovano sottosuolo.

Justine non si tira indietro, e soprattutto non le mettono paura gli uomini armati sul posto, che potrebbero minacciare alla loro vita in nome del dio denaro. Ma la vera minaccia si nasconde tra la fulgida foresta.

Il regista Eli Roth non ha mai nascosto la sua voglia di propinare al pubblico scene forti, dissacranti e piene di sangue nelle sue produzioni. Le torture presenti nei suoi film, il più famoso dei quali “Hostel” , probabilmente saranno ancora vividi ricordi nella mente di tutto il pubblico impressionabile.

In “The Green Inferno” lo scapestrato Eli ci riprova, stavolta mettendo in gioco alcuni ragazzi dai sani principi, la deforestazione galoppante dell’Amazzonia, nonché il tema, ideale per un film horror, del cannibalismo.

Proprio quest’ultimo è il leitmotiv del film: la tribù che fa la conoscenza di questi poveri ragazzi si sfrega le mani e sorride beatamente pensando al pranzo luculliano che li attende dopo aver asportato e disossato i loro arti con meticolosa passione.

Nel film sembra di stare assistendo ad un particolare programma culinario, proprio come quelli che decine di reti ormai mandano in diretta sulla TV ogni giorno; unica, trascurabile, differenza, è che gli ingredienti prima di essere cotti facevano parte di un essere umano.

Il sale, le spezie ed i condimenti in generale riempiono le scene truculente del film, con la (divertente) presenza di mucche che beatamente pascolano indisturbate. Un malcelato messaggio a tutti coloro che non mangiano carne e che vorrebbero proteggere le mucche al macello.

Ma il film non è solo velata ironia, che sappiamo si sposa bene con il genere cinematografico Splatter, specie pensando ai primi film di Peter “Il Signore degli anelli” Jackson: la prima metà della pellicola non nasconde mistero e tensione, quest’ultima esaltata dalla convincente colonna sonora che sottolinea le tante scene avventurose e drammatiche.

The Green Inferno, dopo aver esplicato tutto l’orrore che le tribù vogliono applicare ai giovani malcapitati, sembra prendere una deriva poco entusiasmante. La sceneggiatura trasforma un personaggio del film in cattivo senz’anima. Una trasformazione esagerata, poco credibile e tesa più che altro a garantire, come vedrete a fine film, un possibile seguito alla pellicola.

Anche l’orrore e la violenza sembrano avere un invisibile freno a mano: è pur vero che gambe, braccia e mani tranciate rendono la giusta dose di disgustoso orrore, specie se mostrate cotte (ed anche gustate crudité), ma ci si aspettava maggiore “fantasia” da parte di Roth, regista e sceneggiatore, nel mostrare i protagonisti allegramente seviziati da questa amichevole tribù di cannibali.

Il film tratta anche il delicato tema dell’infibulazione. La drammatica tematica sembra incastonata frettolosamente nel plot della sceneggiatura, magari per dare un flebile risalto cognitivo – sociale alla pellicola.

Insomma, questo The Green Inferno si apprezza a metà; quella più seriosa, drammatica e priva di pseudo riferimenti a tematiche sociali scottanti è girata in modo ottimale, con l’obbiettivo che si sposta con scatti nervosi ed opportunamente fuori fuoco,  per dare grande risalto alle tragedie dei protagonisti circondati da urla di una tribù selvaggia e priva di pietà.

La parte più ironica, quella che vorrebbe forse essere più “leggera”, risulta solo essere meno ficcante e stona con le capacità del regista. Sembrerebbe, ahimè, che Roth abbia in qualche modo frenato la sua irriverenza cinematografica.

Dove vedere The Green Inferno
COMMENTO
The Green Inferno, dopo aver esplicato tutto l’orrore che le tribù vogliono applicare ai giovani malcapitati, sembra prendere una deriva poco entusiasmante. La sceneggiatura trasforma un personaggio del film in cattivo senz’anima. Una trasformazione esagerata, poco credibile e tesa più che altro a garantire, come vedrete a fine film, un possibile seguito alla pellicola.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".