Dopo aver vissuto spaventi e tanti orrori in Man of Medan, è tempo di tornare a impaurirsi nella nuova storia videoludica horror dai programmatori di Supermassive Games intitolata Little Hope, nome che si riferisce a una lugubre cittadina protagonista della storia.

Secondo episodio della serie videoludica intitolata The Dark Pictures, Little Hope stavolta vuole immergere i giocatori nella desolata Little Hope, città tristemente famosa perché durante il 1600 era frequentata da donne che adoravano il male per trarne benefici terreni.

Durante il prologo dell’avventura, ambientato nel 1972, inizieremo a familiarizzare con i comandi e l’interfaccia del gioco impersonando alcuni membri di una numerosa famiglia in cui non regna un’atmosfera serena.

Durante i dialoghi del pater familias, che evidenziano come il rapporto con i loro figli non sia del tutto positivo, facciamo la conoscenza anche di una strana bambina e la sua bambola, che avranno un ruolo chiave nella drammatica vicenda di apertura.

Sarà poi la volta di ritrovare il Curatore, l’uomo che ha il ruolo di introdurre i giocatori nella storia principale del gioco. Con l’ausilio di un’atmosfera sinistra, quest’uomo ci parlerà dei personaggi dell’avventura videoludica, servendosi anche di una riuscita e velata ironia che ben si sposa con il suo atteggiamento fatalista.

E’ tempo di iniziare il nuovo show horror dei Supermassive Games, non siate timorosi e cercate di trattenere le urla di paura, non sia mai che qualcosa o qualcuno che si trova nel buio fuori dalla vostra casa non debba venire a prendervi attratto dai vostri rumori.

UN INCIDENTE NEL BUIO DELLA NOTTE

Quattro studenti, assieme al loro professore, decidono di compiere un’allegra gita nella città di Little Hope. La cosa non sarebbe poi così assurda, se non fosse per il fatto che decidono di intraprendere questa esperienza culturale proprio di sera.

Sono circa le undici, ora ideale per mostrare un incidente stradale che fa ribaltare il pullman su cui viaggiano i protagonisti del gioco. Per fortuna il sinistro non ha causato feriti, ma sarà difficile chiedere assistenza nel bel mezzo di una strada buia e circondata da una nebbia così fitta che potrebbe inghiottire visivamente chiunque.

La brutta situazione è ideale per permettere al giocatore di conoscere i nuovi attori virtuali che si imbarcheranno in un viaggio tenebroso verso Little Hope; ognuno di loro sarà subito impegnato nell’inscensare timori e invettive tramite diversi scambi di battute.

Proprio come nel precedente Man of Medan, anche stavolta il gioco permetterà di scegliere quali risposte dare. Ogni replica sarà correlata ad un diverso atteggiamento, per esempio rabbioso oppure accondiscendente, scandendo il tipo di rapporto che creeremo con il nostro interlocutore e permettendo di vivere diverse ramificazioni nella trama.

Sebbene in Man of Medan il plot, dopotutto, era influenzato marginalmente dalle diverse decisioni del giocatore, in Little Hope questo non succede, perché la trama varierà considerevolmente.

UN AGENTE INVESTIGATIVO NELLA NOTTE

Little Hope, oltre a dare moltissima importanza ai dialoghi, permette anche di godere di un gameplay che prevede piccole fasi investigative.

Questa particolarità risulta piuttosto divertente, soprattutto se si ha la smodata voglia di conoscere tutti i dettagli della sceneggiatura del gioco e del grande mistero dietro alla città di Little Hope.

Incrociare durante il proseguo del gioco particolari e grotteschi oggetti da analizzare sarà piuttosto stimolante, perché questi  saranno estremamente vari e richiederanno anche un pizzico di inventiva per essere scovati.

Che leggiate un vecchio giornale oppure che abbiate in mano una tenebrosa bambola, è innegabile come questi gadget siano quelli che più di ogni altra caratteristica del prodotto arricchiscono la trama e così l’immersione del giocatore nell’atmosfera.

Little Hope prevede anche altre interazioni, oltre a quelle del dialogo e dell’investigazione. Spesso dovremo fare attenzione a premere alcuni tasti in un momento specifico, pena la mancata riuscita della scena che stiamo vivendo.

Un modo di giocare sicuramente non originale e già implementato dal altri titoli, ma che riesce comunque a innalzare il livello di coinvolgimento virtuale.

LA PAURA SI VIVE ANCHE ASSIEME AD UN AMICO

Little Hope, proprio come Man of Medan, permette non solo di affrontare l’avventura in solitaria, ma di vivere le spaventose vicende dei protagonisti anche in multiplayer.

Con la scelta se giocare online oppure in locale, giocare in due a Little Hope è molto divertente, perché offre la possibilità di godere di scene che non è possibile vedere in single player.

Sebbene con due giocatori l’atmosfera horror (potrebbe) essere edulcorata dagli schiamazzi con gli amici, sapere di poter vivere parti del racconto inedite invoglia certamente a provare anche questa modalità.

Il consiglio è quello di concludere la storia principale da soli, così da potersi soffermare sui dialoghi e le fasi esplorative con la massima calma, e dopo intraprendere la modalità multiplayer per giovare degli extra appena accennati.

La durata del gioco, che non supera le sei ore complessive, di certo invoglia alla rigiocabilità, sia per divertirsi con un amico e, perché no, anche per ripetere l’esperienza da soli approfittando di risposte e atteggiamenti prima evitati, per scoprire così le differenti diramazioni della trama.

UNREAL ENGINE, IL MOTORE GRAFICO CHE FA PAURA

È proprio il famoso e versatile motore grafico sviluppato da Epic Games quello usato dai programmatori di Supermassive Games per ritrarre il mondo di Little Hope.

I modelli poligonali, sia durante il gioco che nei filmati precalcolati, appaiono sempre credibili e realistici.

Anche se alcune espressioni del viso a volte non risultano del tutto naturali, nel complesso il lato tecnico del gioco è assolutamente gradevole, contando su di una fotografia sempre congeniale e arricchita da convincenti giochi di luce, soprattutto se giocate su PC con i dettagli al massimo.

Le ombre che si stagliano ai lati della strada durante le prime scene, fanno capire da subito che grande enfasi è data alla costruzione di un quadro grafico accurato.

Essendo un gioco che somiglia anche ad un prodotto cinematografico, è bene spendere alcune parole anche riguardo alla regia e al montaggio, che risultano gestiti in maniera più professionale rispetto a Man of Medan.

Il risultato è un racconto videoludico più coinvolgente e spaventoso grazie a queste accortezze registiche e a un doppiaggio italiano valido.

COMMENTO
Proprio come un “pop-corn movie” horror da consumare da soli oppure in compagnia di amici, è difficile non apprezzare Little Hope. A fronte di una durata di gioco esigua, ma rafforzata da una stimolante rigiocabilità per scoprire le diverse diramazioni della trama e le scene inedite in multiplayer, l’ultimo gioco della saga di The Dark Pictures sa convincere e appassionare. Anche se non perfetto, già con Man of Medan le potenzialità di questo esperimento videoludico erano sotto gli occhi di tutti. Ora Little Hope dimostra come i programmatori abbiano limato alcuni difetti della precedente produzione, per offrire un videogioco che sa ammiccare con successo alla formula delle serie televisive antologiche, con tutti i grandi pregi che solo l’interattività del videogioco sa offrire. La paura è presente nel gioco, soprattutto contando sui jump scare. Questi ultimi forse alla lunga risultano ripetitivi, ma fortunatamente il gioco sa instillare terrore anche grazie alla sceneggiatura e all’atmosfera generale. Se amate le avventure e le atmosfere horror, sicuramente Little Hope vi saprà intrattenere in modo originale.
7.7
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".