La figura della regina di Inghilterra Elisabetta II è sempre stata al centro dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, non solo per il suo ruolo da secoli così importante per la popolazione inglese, ma soprattutto perché la sua vita regale, così particolare, attira da sempre le attenzioni di chiunque.

Una vita al servizio del suo status reale, rinunciando ad una grande fetta di libertà personale, non è una cosa che tutti possono affrontare con nonchalance. Sebbene circondata da decine di uomini deputati a servire e riverire questa importante donna, Elisabetta II e la sua famiglia devono sottostare a rigide regole comportamentali che spesso impongono loro di soffocare i propri istinti emotivi e sentimentali.

Oramai arrivata alla terza stagione, la serie TV prodotta da Netflix The Crown ha il proposito di raccontare la nascita e la vita della Regina Elisabetta II, gettando più di uno sguardo sui molteplici periodi storici che la donna e conseguentemente la nazione inglese hanno dovuto affrontare per tenere in vita una tradizione storica monarchica che non sempre ha trovato favori nel popolo inglese.

UN NUOVO CAST, UNA NUOVA ERA

La stagione numero tre di The Crown affronta gli importanti e vivaci anni sessanta e settanta, periodi in cui vi furono molti avvenimenti eccezionali, a partire dallo sbarco sulla luna nell’anno 1969.

Elisabetta II ora è una donna più matura, e serve una nuova attrice per renderla credibile su schermo. La giovane  Claire Foy, che ha recitato nelle prime due stagioni, lascia la parte alla bravissima Olivia Colman, che già ha potuto recitare nei panni di una regina nel film del 2018 La Favorita.

Anche il principe Filippo, dapprima interpretato da Matt Smith, ora ha il volto di Tobias Menzies. Stessa sorte per la parte della principessa Margaret, ora interpretata da Helena Bonham Carter, che sostituisce Vanessa Kirby.

I nuovi attori sono perfettamente adatti per le rispettive parti. La Colman, con il suo viso serio e intento a rappresentare l’Inghilterra secondo tutti i dettami principali della carica regale, riesce a trasmettere una forte sensazione di autorialità al suo personaggio.

La prova attoriale di Tobias Menzies è assolutamente convincente. Sebbene l’uomo in questa nuova stagione sfoggi una sicurezza che prima non aveva acquisito nel ruolo di un principe che deve sottostare ai voleri di Elisabetta II, risulta ancora impegnato a dare un reale senso alla sua vita, resa ardua da una infanzia tormentata e difficile da dimenticare.

Helena Bonham Carter è sempre una sicurezza con il suo piglio ironico e fuori dagli schemi, che si adatta alla perfezione al comportamento sprezzante e spesso disinibito della principessa Margaret, che per impietose cause istituzionali deve vivere una relazione matrimoniale con un uomo diverso da quello che sperava di sposare.

I TEMPI CAMBIANO E CON LORO GLI ORIENTAMENTI POLITICI

Gli anni sessanta e soprattutto i settanta sono un periodo storico fatto di rivoluzioni e di ripensamenti sul valore del potere e di come esso possa in qualche modo castrare il libero pensiero e l’uguaglianza.

Concetti difficili da affrontare che male si adattano alla figura della regina e di tutto lo sfarzo di cui ha bisogno per apparire così regale e importante. Non tutti gli inglesi sono convinti che la tradizione monarchica debba essere perpetrata per sempre, soprattutto se costa troppo denaro allo stato, denaro richiesto ai contribuenti vessati da una crisi economica.

L’Inghilterra, difatti,  durante quegli anni sta passando un brutto periodo economico, con enormi debiti che lo stato non sa come assolvere. Un’atmosfera ideale per far salire al potere politico gli esponenti del partito Laburista, da sempre orientati ad un pensiero repubblicano, contrario alla figura regale.

L’esponente del Labour Party in quegli anni era Harold Wilson, un uomo rispettoso della corona ma che aveva una visione politica totalmente differente da quella di Winston Churcill, conservatore di ferro e grande amico della regina, come abbiamo potuto vedere nelle scorse stagioni della serie TV.

Elisabetta II deve costruire un nuovo rapporto politico con quest’uomo, cosciente di come la cosa sia molto più complessa e difficile da realizzare. La figura della regina inglese non è in crisi, ma potrebbe esserlo da un momento all’altro, soprattutto se la congiuntura economica inglese dovesse farsi più gravosa.

UN RACCONTO STORICO AVVOLGENTE

Anche con la terza stagione, The Crown assolve perfettamente al ruolo di fiction storica estremamente coinvolgente.

Raccontando alcune vicissitudini che Elisabetta II ha dovuto affrontare durante questi anni, The Crown riesce a creare un vivido affresco storico europeo e internazionale. Una vera e propria lezione di storia recente raccontata tramite l’occhio indiscreto della telecamera dentro le stanze  di Downing Street, dove si consumano non solo eventi politicamente importanti, ma anche drammi interiori.

Chi ha già visto le scorse stagioni lo sa bene, The Crown vuole evidenziare anche il profilo comportamentale dei personaggi, che dietro i loro merletti e le corone di rappresentanza, sono uomini e donne con diverse defiance con cui convivere.

Il palazzo regale spesso si trasforma in una prigione lussuosa, con le sue enormi porte che sembrano appartenere ad una umida roccaforte dove convogliano prigionieri a cui viene tolta qualsiasi libertà decisionale.


E’ proprio questa mancanza di libero arbitrio che è al centro del plot di The Crown: Elisabetta II è la prima che deve fare i conti con una vita che le impone di indossare una “maschera” da Regina che non si piega e che trasmette sicurezza e tradizioni irrinunciabili.

Un comportamento che, fuori dalle terre inglesi, rischia di cozzare con mentalità diverse e più aperte, che sarebbero più consone ad un carattere come quello della sorella Margaret. Come poi vedrete in seguito, lontana dalla patria inglese Margaret riuscirà ad essere di primaria importanza per una questione politico-economica fondamentale.

Un evento storico che sottolinea come gli inglesi e la corona appaiono spesso limitati dalle loro tenaci tradizioni, soprattutto durante un’epoca in cui si respira già aria di collaborazioni internazionali tra le varie potenze mondiali, che negano qualsiasi concetto di isolazionismo economico.

COMMENTO
The Crown si conferma una serie televisiva storica assolutamente consigliabile. Anche in questa terza stagione è possibile vivere e respirare epoche lontane (ma ancora così vicine in qualche modo) attraverso la vita di corte e soprattutto gli importanti ruoli della Regina Elisabetta II, del Principe Filippo e della Principessa Margaret. Tre icone del salotto regale di Downing Street, che riescono a raccontare attraverso le loro vite tutti gli eventi diplomatici più importanti di quegli anni, che non riguardano esclusivamente l’Inghilterra ma anche tutto il mondo. The Crown sa abilmente mischiare la vita privata dei personaggi con quella politica, per creare un mosaico narrativo perfettamente equilibrato pieno di interessanti nozioni storiche. The Crown in questo modo appare come una serie televisiva che ha la capacità di intrattenere e allo stesso tempo raffigurare e veicolare messaggi storici inequivocabilmente importanti. In tutta questa ricchezza narrativa, non mancano anche momenti toccanti e drammatici, che ispirano diverse riflessioni.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".