Suburra nell’antica Roma era un quartiere malfamato, dove la povertà la faceva da padrona e la miseria era una realtà giornaliera.

Il termine “suburra” ancora viene usato, e descrive un luogo malfamato, teatro di crimini e di immoralità.

Non  poteva essere usato un termine migliore per dare un titolo al film del regista Stefano Sollima, che racconta di come la città di Roma sia l’epicentro di mal affari e violenza, con a capo di tutta questa miseria dell’animo la politica con i suoi, così detti, onorevoli.

La sceneggiatura del film mette al centro del racconto un politico, per l’appunto, interpretato da Pierfracensco Favino, ed un organizzatore di feste altolocate, nella persona di Elio Germano.

Attorno a questi due personaggi ruotano le famiglie della malavita romana, assieme a quelle degli zingari, realtà criminale che da anni cerca di conquistare Roma.

I loro affari si mischieranno con quelli di Favino e Germano, innescando una spirale di violenza e di barbarie che investiranno la capitale d’Italia.

Il perno attorno al quale ruota tutta la questione è un grandissimo affare, che vorrebbe trasformare il litorale romano di Ostia in una sorta di “Las Vegas”, con locali per giocare, slot machines ed alberghi a cinque stelle che illuminano con le loro luci elettriche e fasulle la mareggiata notturna.

Suburra è un film diretto in modo ottimale, con la capitale che viene rappresentata come una sorta di “Gotham romanesca”, con il buio che avvolge in molte scene gli ambienti, e la pioggia che bagna le strade con i tombini intasati.

Anche i cattivi sono, nella loro violenta verve, eccessivamente brutali, come si confà ad un canovaccio di un fumetto.

Ma la fiction, in questo film, non è del tutto finzione. Osservare un politico che si trastulla con due prostitute assieme a della droga non può risultare una fantasia, come l’ascesa preoccupante della mafia in quella capitale che sembrava scevra di cotanti scandali.

La Gotham raffigurata nel film non ha dalla sua parte un cavaliere mascherato che tenta di redimerla, ma solo cattivi pronti ad azzannarsi l’uno con l’altro per raggiungere i propri desideri di potere.

In tutto questo bailamme di piombo, droga  ed affari illeciti, spicca la figura del “samurai”, vecchio capo della banda della Magliana, interpretato da un convincente Claudio Amendola, che cerca di far quadrare i conti evitando inutili spargimenti di sangue.

Lui fa parte della vecchia guardia, quella che prima di premere il grilletto sapeva parlare  e negoziare.

Ma anche per il samurai oramai non c’è più posto, di fronte alla voglia di raffazzonare quanto più denaro possibile, restando ciechi di fronte all’ordine delle cose e soprattutto al valore della vita umana.

Un film riuscito questo Suburra, perché riesce a regalare intrattenimento cinematografico senza perdere del tutto la capacità di fare cronaca attuale attraverso le immagini e le sequenze cinematografiche.

Dove vedere Suburra
COMMENTO
Un film riuscito questo Suburra, perché riesce a regalare intrattenimento cinematografico senza perdere del tutto la capacità di fare cronaca attuale attraverso le immagini e le sequenze cinematografiche.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".