Ellison Oswalt (Ethan Hawke) è uno scrittore che qualche anno fa divenne famoso per aver scritto un romanzo di cronaca nera divenuto un best seller.

Il successo, spesso, arriva solo una volta. Se ne accorge amaramente Ellison, che cerca di ripetere il boom di vendite editoriali con un nuovo libro affinché possa cambiare in meglio la sua vita e quella dei suoi cari.

Proprio per questo decide di trasferirsi in una bella casa a King Country, venduta ad un ottimo prezzo perché teatro di strani omicidi-suicidi di una tranquilla famiglia trovata impiccata ad un albero, tranne un bambino risultato scomparso.

Queste strane morti saranno il tema principale del suo futuro progetto editoriale, e non c’è niente di meglio che vivere nella sede di questi orrori per venire a conoscenza dei fatti ed immergersi nella tetra atmosfera.

Il ritrovo di diversi film in formato “super 8” in un angolo della casa, in cui sono mostrati diversi efferati omicidi, rappresenta l’incipit della fine della serenità per tutta la sua famiglia.

Sinister è un film dalla doppia identità: la prima parte del film risulta un discreto thriller dalle tinte rosso sangue, soprattutto durante le interessanti indagini che il protagonista compie dopo aver visto gli angoscianti filmati che ritraggono diverse strani morti.

Osservare la vecchia bobina che trasmette immagini dai colori sporcati, trasmette una certa angoscia e sembra garantire la visione di un film di un certo calibro.

In mezzo alle valenti ricerche di Ellison, il regista Scott Derrickson decide di inserire nella sceneggiatura diversi momenti in puro stile horror, che purtroppo si rivelano, il più delle volte, banali e poco spaventosi.

Tutti coloro che amano il genere pauroso, e magari hanno iniziato la loro carriera di fan del genere nei lontani anni ’70, troveranno innocui i momenti in cui il film mostra presenze spettrali.

Anche quando il povero scrittore si aggira nel buio pesto all’interno della sua nuova casa, le palpitazioni tarderanno ad arrivare, perché molte scene hanno un forte sapore di déjà vu.

La vera minaccia della famiglia di Ellison è una vecchia divinità pagana che ama uccidere bambini.

Questo mostro dallo sguardo disumano è concepito in modo convincente nella sua sinistra figura, sempre avvezzo a comparire in modo sfuggente per rendersi ancora più inquietante.

E’ proprio questo personaggio che forse doveva essere sfruttato maggiormente durante il plot narrativo. Quando il film arriva ai titoli di coda, rimane la voglia di conoscere maggiori dettagli sui miti, leggendari e paurosi, che coinvolgono questa figura maligna.

Le presenze che aleggiano nella casa sono timide comparse che suscitano ben poco sgomento.

Sinister non è un brutto film. Tutto sommato la sceneggiatura riesce a rapire lo spettatore.

Appare forzato il lato horror paranormale della pellicola, che poteva rinunciare a cercare di indurre spaventi nel pubblico ricorrendo a tanti clichè visti centinaia di volte in altri film.

Se il regista avesse creduto di più nella buona sceneggiatura e nel suo stile da thriller dalle tinte spaventose, avrebbe potuto offrire maggiore incisività nelle emozioni trasmesse.

Così come è gestito il film, appare come un interessante thriller ma soprattutto un blando horror movie.

Dove vedere Sinister
COMMENTO
Sinister non è un brutto film. Tutto sommato la sceneggiatura riesce a rapire lo spettatore. Appare forzato il lato horror paranormale della pellicola, che poteva rinunciare a cercare di indurre spaventi nel pubblico ricorrendo a tanti clichè visti centinaia di volte in altri film. Se il regista avesse creduto di più nella buona sceneggiatura e nel suo stile da thriller dalle tinte spaventose, avrebbe potuto offrire maggiore incisività nelle emozioni trasmesse.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".