Gli scagnozzi di Alphonce (Terrence Howard), boss della malavita, sono perseguitati da diversi omicidi compiuti da un assassino misterioso che spedisce loro foto particolari, composte come un puzzle sulle quali si indica la vittima designata.

Victor (Colin Farrell) è un gangster che lavora per Alfonse, ma il suo passato è segnato dal dolore di una terribile perdita.

Quando incontra Beatrice (Noomi Rapace), il suo dolore verrà condiviso ed esorcizzato con questa donna, anch’essa vogliosa di giustizia perché parzialmente sfigurata dopo essere stata investita da un automobilista ubriaco mai assicurato alla giustizia.

Il regista danese Niels Arden Oplev, dopo il successo di “Millenium”, intraprende la strada degli studios Hollywoodiani, e prende con sé la sua musa Noomi Rapace quale garanzia di successo.

L’attrice, anche stavolta, dimostra una certa dose di bravura, impreziosendo le drammatiche immagini, fatte di sparatorie e violenza, con il suo misterioso carisma femminile che si riscontra in ben poche attrici.

I suoi sguardi profondi e sofferenti a causa del viso segnato dalle cicatrici delle ferite e della giustizia mai ottenuta, sono acuiti dalla bravura non indifferente dello stesso Farrell.

Anche Victor è un’anima in pena. Prima era un ingegnere, ora ha votato la propria vita alle sparatorie ed alle scorribande violente tra le strade.

La verità che si cela dietro la sua storia di vita è ben diversa, ed i colpi di scena che si susseguono rendono la narrazione sicuramente godibile.

L’impronta di Hollywood ha lasciato un piccolo grande segno nella regia di questo film, e si nota soprattutto durante le fasi finali dello spettacolo, quando la scena si riempie di (troppa) azione, degna di un film action come “Die Hard”.

Anche il ruolo che ricopre Victor è poco veritiero: mentre afferma di essere un ex ingegnere, candidamente cerca di convincere Beatrice (e lo spettatore incredulo) di aver acquisito una tale padronanza con decine di armi differenti solamente perché ha svolto il servizio militare.

Sebbene la sospensione dell’incredulità sia un concetto che calza a pennello dentro una sala buia del cinema, la sceneggiatura di questo film risulta essere fin troppo drammatica per concedersi certe stravaganze.

Se è accettabile ammirare Sylvester Stallone uccidere centinaia di soldati con un braccio solo (magari rotto) in nome del genere d’azione senza pretese di veridicità, in “Dead man down” le cose sono differenti.

E’ fin troppo facile farsi trasportare dalla storia di questi due esseri troppo umani per affrontare tutto questo dolore, e le incongruenze nella trama risultano poco accettabili.

L’impressione finale è quella di aver visto un film che tradisce, in parte, le favolose aspettative che aveva mantenuto per gran parte delle due ore di visione.

La regia restituisce gloria ed onore al sibilo degli spari che si propagano per la sala, ma le movenze feline di Victor, degne di un soldato scelto con enorme esperienza, cozzano irrimediabilmente con l’idea comune di un ingegnere.

Oltre a ciò, spiace constatare che il budget più congruo che il regista ha potuto gestire sia stato speso, oltre per la realizzazione generale degna di nota, soprattutto per alcune esplosioni e tante violente deflagrazioni.

Molto rumore per nulla? Sicuramente no, vista la generale fattura della regia e dell’atmosfera, ma per certi versi inutile.

Dove vedere Dead Man Down
COMMENTO
Se è accettabile ammirare Sylvester Stallone uccidere centinaia di soldati con un braccio solo (magari rotto) in nome del genere d’azione senza pretese di veridicità, in “Dead man down” le cose sono differenti. E’ fin troppo facile farsi trasportare dalla storia di questi due esseri troppo umani per affrontare tutto questo dolore, e le incongruenze nella trama risultano poco accettabili. L’impressione finale è quella di aver visto un film che tradisce, in parte, le favolose aspettative che aveva mantenuto per gran parte delle due ore di visione.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".