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La recensione di Parthenope, l’ultimo film di Paolo Sorrentino che, attraverso le vicissitudini della protagonista del film, parla di Napoli e della sua cultura. Al cinema dal 24 ottobre 2024.
Nel 1950 una donna sceglie di partorire dentro le acque salate del mare di Napoli. La bambina che è stata data alla vita si congiunge con i liquidi salmastri e percepisce da subito l’odore della salsedine.
Manca solo un nome a questa creatura nata tra i raggi del sole e le dolci carezze dei flutti marittimi. Si chiamerà Parthenope, proprio come la città antica progenitrice di Napoli.
Gli anni passano e Parthenope (interpretata da Celeste Dalla Porta, al suo esordio come attrice) ogni giorno scopre come le maglie affettive della famiglia siano sacre e foriere di felicità e sicurezza.
Lei non è sola e nemmeno una figlia unica, perché al suo fianco c’è Raimondo (Daniele Rienzo), un fratello che sa dispensare verso di lei un affetto considerevole.

Parthenope presto imparerà come non sono solo i legami di sangue a creare forti affetti, perché tra loro due c’è spazio anche per Sandrino (Dario Aita), il figlio di una persona che lavora a contatto con la sua famiglia da molto tempo.
Il loro è un trittico fatto di una granitica amicizia e di un incommensurabile attaccamento che resisterà negli anni a venire.
Nel 1968 Parthenope non è più una bambina ma diventa una maggiorenne. Avere diciotto anni è una cosa meravigliosa e lo si può vedere soprattutto osservando i tratti somatici di questa ragazza, così perfetti da far ammaliare ogni sguardo che si posa su di loro.
Parthenope da subito però si distingue come una adolescente diversa, conscia della sua bellezza ma che non ha voglia di usarla per circuire gli uomini a suo vantaggio.
Questa splendida giovane nata nel mare è pronta a guardarsi intorno e a conoscere il mondo, che va oltre l’incredibile panorama marittimo che si scorge dalla sua incantevole villa.
In lei si intravede un atteggiamento distaccato verso l’amore inteso come una raccolta di luoghi comuni creati dalla cultura religiosa e da quella laica. L’eros per questa ragazza è un mondo da scoprire senza pregiudizi.
UN FILM DIFFICILE E CONTURBANTE
L’incipit dell’ultimo film di Paolo Sorrentino da subito palesa la singolarità della sua sceneggiatura. La cinepresa riesce fin dalle prime inquadrature a sottolineare la bellezza del golfo di Napoli e la solennità del mare, che come sappiamo sarà teatro della nascita della protagonista di questo film.
Il sole che risplende sulla villa bianca ove risiede la famiglia di Parthenope quasi acceca lo sguardo dello spettatore, estasiato dalla regia elegante che abilmente regala inquadrature di ampio respiro per sottolineare come la bellezza del mare baciato dai raggi solari non abbia eguali.
Quando entra in scena Parthenope tutto cambia, perché adesso l’occhio della cinepresa è impegnato a incorniciare non solo la meravigliosa distesa marittima ma anche il viso di questa ragazza.
Un viso perlopiù perfetto e attraente, che contorna occhi languidi e profondamente malinconici.
È proprio lo sguardo di Parthenope la sua caratteristica migliore, perché la fa apparire non solo come un essere umano affascinante, ma soprattutto come una ragazza che ha una smodata voglia di conoscere la cultura e le abitudini del popolo partenopeo.
Proprio questa ricerca del vero e di cosa si cela nel nostro io interiore porterà Parthenope a essere una persona schietta, senza pregiudizi e pronta a vivere le sue esperienze di vita privandosi di un decalogo morale apparente.
Una scelta narrativa che permette a Sorrentino di parlare di Napoli, di amore, sesso e morte, nonché della variegata cultura napoletana, fatta di tanta luce ma anche di una profonda ombra che spesso in tanti fanno finta che non esista.

VEDI NAPOLI E POI IMPARI
Come se non bastasse il complesso e sfaccettato personaggio di Parthenope a rendere unico questo film, Sorrentino si serve di altre figure per espletare svariati concetti.
La vita di Parthenope è raccontata dal 1950 fino ai giorni nostri, più di 70 anni in cui questa ragazza colleziona esperienze culturali e umane non indifferenti, come quella con Devoto Marotta (Silvio Orlando), professore dell’università presso la cattedra di Antropologia.
La ragazza napoletana creerà un fortissimo legame con questo docente, che dall’alto dei suoi consigli sulla vita e sulla materia che insegna saprà modellare l’animo della protagonista del film e riuscirà a scalfire i suoi dubbi amletici riguardanti la branca scientifica dell’antropologia.
Silvio Orlando è un personaggio amabile e realistico. Un uomo fiaccato dai dolori della vita che non è riuscito a tenere in piedi il rapporto con la moglie a seguito di singolari problemi familiari, ma che ha ancora spazio per sorridere in qualche modo alla vita grazie all’amore che cova per la conoscenza e per lo studio dell’essere umano.
Se Devoto Marotta fa parte della cultura di Parthenope, la presentazione dei personaggi di Flora Malva (Isabella Ferrari) e di Greta Cool (Luisa Ranieri) rappresentano invece la superficialità dello star system e i danni provocati da esso.
Flora è un’attrice famosa che si è rovinata il suo viso esagerando nell’uso di ritocchi plastici e che è costretta a indossare un velo sul suo volto.
La donna è l’archetipo di una ex diva che preferisce coprire letteralmente il suo viso piuttosto che vedere come esso si sia degradato a causa di dissennati interventi di chirurgia plastica da lei stessa programmati.
Una vera e propria negazione dell’io esteriore che fa sembrare questo personaggio il fantasma di sé stesso.
Greta Cool è anch’essa una grande star, che compare nel film di Sorrentino come un vero e proprio Deus Ex Machina su cui grava il difficile compito di espletare tutti i peggiori difetti dei napoletani.
Dalle parole di Greta escono parole intrise di malcelato astio verso un popolo che riesce con disinvoltura a vivere attraverso un modus vivendi autolesionistico ma accettato lo stesso come unico modo di gestire la propria esistenza.
Queste due donne rappresenteranno l’approccio di Parthenope verso il mondo dello spettacolo, di primo acchito carico di glamour ma, in verità, colmo di brutture e di comportamenti disumani. Un mondo in cui una donna può entrare spesso solo con un lasciapassare superficiale e denigrante: la bellezza.

NON SOLO MARE, SPIAGGE E LIBERTÀ’
Se il film di Paolo Sorrentino si concentra inizialmente a dare enfasi visiva al mare e ai meravigliosi scorci marittimi partenopei, nella seconda parte del lungometraggio ci sarà modo anche di vivere le strade di Napoli, quella in cui famiglie di cinque, sei o sette bambini sono costrette a vivere in una stanza singola.
Sono immagini che sottolineano la miseria che aleggia nei vicoli di Napoli, percorse durante la notte di Capodanno da Parthenope con il suo nuovo compagno interpretato da Marlon Joubert, attore impegnato nel ruolo di giovane camorrista che passeggia per le strade e dispensa sorrisi e aiuti economici agli abitanti che soffrono la povertà.
I fuochi d’artificio che si scatenano tra le vie di Napoli illuminano queste vie buie. Sebbene le luci scaturite festeggino l’arrivo del nuovo anno all’insegna dell’allegria, in questi tristi ambienti non fanno altro che permettere di vedere gli sguardi privi di speranza di bambini che si contendono un centimetro di materasso in più per dormire più comodi a discapito dei loro numerosi fratelli e sorelle.
Sorrentino non risparmia nemmeno la sua visione personale per l’accezione della religione e del culto del miracolo, accostando Parthenope alla figura di un vescovo nei panni di Peppe Lanzetta.
Grottesco ma dotato anche di un fascino oscuro, questa figura religiosa deve eseguire il seguitissimo Miracolo di San Gennaro, simbolo napoletano della religione che si fonde in qualche modo con un personale concetto di profano e di amore verso la rassicurante spettacolarizzazione del prodigio religioso.
In mezzo a questi personaggi così stravaganti ma pieni di straripante e sublime imperfezione tipica del genere umano, Sorrentino dà spazio anche al personaggio di John Cheever (Gary Oldman), disincantato e colto uomo che si fa carico di tutti i dolori di una vita in cui ha perso occasioni in cui poteva amare e, conseguentemente, essere ricambiato.
John è un uomo che da subito riconosce il meraviglioso desiderio di conoscenza che si cela nell’animo della giovane Parthenope, provocando così in lei una forte attrazione che prevarica la mera attrazione sessuale.




































