Blood Story, un film da riscoprire per passare Halloween in compagnia di vampiri

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Blood Story cover
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Blood Story è un ottimo horror, nonché il tipico film che non ti lascia la sensazione di aver perso due ore della tua vita per vederlo.

Cosa che non capita molto spesso, soprattutto quando si parla del genere cinematografico dei mostri e della paura in generale.

Ma c’è un piccolo dettaglio, però, che (potrebbe) lasciare lo spettatore dubbioso.

NON E’ UN FILM ORIGINALE

Il particolare è che Blood Story non è un film inedito, ma “solamente” un remake. Di quelli fatti bene, coinvolgenti e a tratti spaventosi, ma che segue le orme registiche del film originale, a volte, quasi come fosse una carta carbone.

In principio, nel 2009, fu Lasciami entrare, del regista svedese Tomas Alfredson a far parlare positivamente la critica.

Oggi, nelle sapienti mani del regista di Cloverfield, Matt Reeves, Lasciami Entrare è diventato Blood Story. E, vi assicuro, che cambia veramente poco nella direzione del film e nei contenuti.

Owen, un bambino solitario e infelice (interpretato da Kodi Smit-McPhee), riesce a instaurare una bella amicizia con Abby (Chloë Grace Moretz), una ragazzina dodicenne da poco venuta ad abitare nel suo triste stabile nella cittadina del New Mexico.

La sua nuova amica riuscirà a consolarlo e a donargli anche la forza per affrontare, quotidianamente, tutte le sofferenze di un habitat scolastico caratterizzato da violento bullismo.

Il canovaccio del film ruota attorno all’esistenza di questi due piccoli protagonisti, e fa della loro vita e della loro infelicità il perno emotivo su cui costruire tutta la vicenda soprannaturale del film.

SPAVENTI DAL TRATTO REALISTICO

L’horror Blood Story è diverso da tanti altri film del genere, perchè sceglie una sceneggiatura seria e profonda in cui incastonare gli incubi quotidiani di tutti noi.

Abby non è una ragazzina normale, anche se forse vorrebbe esserlo. Il suo rapporto con l’uomo che abita con lei non è paterno.

Le verità durante il film si riveleranno tramite scene forti e emozionanti che, rispetto al film originale, non lesineranno nel mostrare orridi effetti speciali.

Nel remake di Reeves il sangue è più esplicito, e quello che nel film originale era veicolato sotto suggerimenti emotivi, nella pellicola americana spesso è mostrato in modo esplicito.

Forse questa è l’unica vera differenza rispetto al film svedese. Alcuni potranno pensare che mostrare più gore potrebbe essere un espediente per portare al cinema più teenager, ma, a conti fatti, almeno è una scelta registica che pone qualche lieve differenza rispetto a Lasciami Entrare.

Blood Story, al di là della pubblicizzata critica positiva dello scrittore Stephen King, è davvero un buon film horror, che nasce con l’intenzione di narrare il mondo del soprannaturale accostandolo a quello della vita normale.

Dall’unione di due esistenze così differenti, quella di Owen e di Abby, nasce durante il film un rapporto amichevole che fa scorgere quanto poi le diversità siano un concetto inutile, soprattutto se contraddistinte da problemi esistenziali a cui porre rimedi unendo le proprie forze. Un destino incrociato quello dei due protagonisti.

Non c’è nessuna forzatura nel film: il sangue mostrato, sebbene in quantità maggiore rispetto alla pellicola originale, anche stavolta non crea attrito con la naturale evoluzione della storia.

Una storia sicuramente da farsi raccontare durante il periodo di Halloween, per ricordarsi che il bistrattato genere horror spesso riserva delle gradite sorprese cinematografiche.

Dove vedere Blood Story