Lo scozzese Roberto I di Scozia, anche detto Robert the Bruce, ha perso contro la tirannia del re inglese Edoardo I d’Inghilterra. Siamo agli inizi del 1300, e la Scozia si ritrova a dover fronteggiare l’esercito più forte del mondo, quello anglosassone.

Gli equilibri fra le varie nazioni in quel periodo erano basati su opprimenti regimi del più forte contro il più debole, che costringono popolazioni intere a lasciti in denaro e a soffrire di umiliazioni.

Sono otto anni che gli scozzesi hanno provato a ribellarsi agli inglesi, in nome di una indipendenza che possa rendere la Scozia uno stato sovrano.

Ma ora le battaglie sembrano terminate e Roberto I deve accettare una sofferta resa davanti al re, che si complimenta con lui per la sua sottomissione, ritenuta da Edoardo I un gesto saggio viste le scarse  potenzialità offensive degli scozzesi.

UNA RESA CHE INCARNA L’INCIPIT DELLA BATTAGLIA

All’inizio del film un unico piano sequenza traghetta lo spettatore nei territori scozzesi, dove conosciamo Roberto I di Scozia in uno dei momenti più difficili della sua vita, quello in cui veste i panni di un uomo che rinuncia alla ribellione e che si prostra davanti ad un re inglese dall’animo aspro che vuole sottomettere lui e la sua gente.

La macchina da presa è posizionata ad un’altezza tale da ricreare il punto di vista di un uomo che si trova assieme a quegli attori. Una trovata registica che rende la scena viva ed assolutamente coinvolgente, anche se priva di iperbole emozionali.

Il realismo del disappunto di Edoardo I è sottolineato dall’occhio della camera  che lo segue nei suoi spostamenti e sottolinea il suo sguardo ferito e deluso. Il movimento di macchina sembra privo di un carrello che faciliti il fluire della regia.

Il figlio del re d’Inghilterra vuole schernire Robert the Bruce tramite un piccolo duello organizzato al momento. La spada del combattente inglese sembra avere la meglio verso l’animo schiacciato di Edoardo I, che risponde stancamente ai suoi colpi.

Questo duello sarà solo una pallida anticipazione di quello che avverrà mesi dopo, quando la rabbia dello scozzese si incanalerà vero l’organizzazione di una rivolta senza precedenti e caratterizzata da una grande pianificazione strategica.

UN VIAGGIO VERSO LA LIBERTA’

Sono gli anni in cui William Wallace combatte contro gli inglesi. Il veemente scozzese, che abbiamo conosciuto tramite l’indimenticabile film Bravehearth con Mel Gibson, ha lasciato un marchio indelebile nel cuore di tutti gli scozzesi amanti della libertà.

Ma Edoardo I non è William. Il suo carattere non è così funesto, e la sua ira è sempre accompagnata da una ragionevole dose di razionalità, volta a creare una linea d’azione che premia l’intelletto.

Proprio per questo inizia il viaggio più lungo che la Scozia abbia mai conosciuto, quello che porta Edoardo I a trovare alcuni alleati che possano fronteggiare i violenti inglesi, forti di almeno 3000 uomini pronti a mettere a ferro e a fuoco i territori scozzesi ed a sgozzare i loro abitanti.

La regia di David Mackenzie segue gli uomini scozzesi che cavalcano tramite l’ausilio di campi lunghi e lunghissimi, che rendono i coraggiosi uomini quasi invisibili di fronte alla maestosa costa scozzese, che sputa con fervore i flutti del mare.

Trovare degli alleati non è così facile, anzi forse è la missione più difficile per l’uomo scozzese, che deve affrontare ogni genere di tradimento prima di poter incontrare dei veri e propri compagni di battaglia.

UN AMORE CHE NON CONOSCE TRADIMENTI

Nella vita di Robert the Bruce non manca l’amore, arrivato per convenzione con un matrimonio organizzato a tavolino, come si usava in quegli anni.

La sua sposa Elizabeth de Burgh è una donna volitiva, che ha la possibilità di concedersi a Robert senza fretta, sebbene risulti essere tecnicamente sua moglie.

La relazione fra loro due non si consuma in una sola notte, ma si avvale di tutto il tempo necessario per sfociare in un vero sentimento. Elizabeth non sposerà solo Robert, ma anche il suo idealismo. Assieme riusciranno a creare una nucleo familiare composto da tre persone, compresa la figlia che Edoardo I ha già avuto dalla sua prima moglie ora scomparsa.

Il film descrive la loro unione proprio come fa per tutta la storia, con un ritmo soave che  culmina in un rapporto carnale che funge da accettazione della loro unione. Un atto sessuale che suggella le loro vite per sempre, anche davanti alla prigionia ed alla possibile morte.

IL RE E’ NUDO

La rappresentazione delle battaglie in Outlaw King è resa in modo suggestivo, con la regia che oltre a premiare l’enfasi del conflitto vuole rappresentare l’impressionante impatto visivo delle numerose truppe che partecipano a questi bagni di sangue.

I brulli territori scozzesi si vestono improvvisamente di numerosi colori delle bandiere della casate coinvolte nella lotta. Il sangue scorre davanti alla camera. Le urla dei combattenti fanno palpitare lo spettatore, assieme ai dolorosi momenti in cui periranno persone importanti per Edoardo I.

Ma la battaglia sembra essere l’unico modo per scacciare gli invasori e far comprendere agli inglesi quanto possa essere importante l’indipendenza per un intero popolo.

Il re inglese forse non conosce questi valori, oppure fa finta di niente accecato dalla sua ingordigia di potere. Ma  la morte è sempre all’erta, e potrebbe cambiare per sempre le sorti di un’intera battaglia.

Rimarranno solo due uomini a fronteggiarsi. Le ferite che riportano entrambi non faranno uscire solo liquido vitale ma anche la verità che si cela dentro il loro animo. Tutte le loro debolezze e le loro paure più intime saranno vivide e davanti gli occhi degli altri.

Il re sembra apparire nudo e senza difese. E la vendetta sembra essere sopraffatta dalla pena per un essere umano che a quanto pare non è riuscito ad essere quello che voleva.

COMMENTO
Outlaw King è film con una splendida regia, che permette un notevole coinvolgimento da parte dello spettatore, che rimane rapito dagli splendidi paesaggi ma anche da una sceneggiatura che riesce a comunicare innumerevoli sentimenti. Gli occhi dell’attore Chris Pine riflettono tutto il disagio ed il dolore di un uomo che non ha la capacità di accettare che la sua libertà sia in mano ad un altro uomo. Il regista David Mackenzie è riuscito a cogliere l’essenza del racconto del re scozzese fuorilegge tramite un linguaggio visivo che non è dovuto ricorrere a scene particolarmente movimentate oppure a colonne sonore assordanti per (provare) ad emozionare. Il ritmo del film è compassato, ideale per apprezzare anche la splendida scenografia, fatta di ambienti mozzafiato ma anche di attori che si avvalgono di costumi ineccepibili. Un ottimo film che rapisce e racconta una storia fatta di coraggio, dolore ed amore.
8.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".