Se avete frequentato le sale giochi durante gli anni ’80 è difficile che non abbiate incontrato il coin-op di R-Type, gioco della Irem, uscito per l’esattezza nel 1987, che offriva novità di rilievo nel campo del genere degli ShootEm Up, termine che all’epoca indicava gli sparatutto.

R-Type, oltre a presentare una grafica massiccia che mostrava enormi boss da affrontare, era caratterizzato da un gameplay in cui incontravamo una tipologia di avversari che non prevedeva solo astronavi spaziali che sparavano laser e missili, ma anche vere e proprie creature organiche.

Una manna dal cielo per tutti gli appassionati di quella fantascienza che era stata contagiata con successo dal genere horror in ambito cinematografico, ad esempio pensando al capolavoro di Ridley Scott datato 1979 Alien.

R-Type fu un grande successo, che generò diversi seguiti negli anni a venire. L’ultimo avvistamento del franchise di R-Type risale all’anno 2003, quando uscì un nuovo capitolo del gioco per Playstation 2 intitolato R-Type Final, che sostituiva la classica grafica in due dimensioni con un approccio artistico che contemplava l’uso dei poligoni in tre dimensioni.

R-Type Final fu un discreto successo, e proprio per questo molti appassionati speravano potesse generare presto un seguito diretto. Ma così non fu, almeno fino ad oggi, anno domini 2021, in cui è uscito finalmente R-Type Final 2 grazie ai potenti mezzi delle campagne Kickstarter.  Ecco la recensione del titolo nella sua versione Playstation 4.

INIZIA L’AVVENTURA SPAZIALE

R-Type Final 2 si rivela essere subito un gioco di sostanza, che non vuole certamente annoiare il giocatore presentando sceneggiature grossolane e decine di filmati fuori luogo che potrebbero annoiare l’utente.

Appena avviato il gioco e dopo aver visto una breve introduzione in cui una gradevole visuale in soggettiva mostra noi stessi che entriamo nella nostra astronave, siamo pronti per iniziare la pericolosa missione.

Il motore grafico, gestito tramite il famoso Unreal Engine, mostra subito colori vividi e oggetti ben disegnati, soprattutto pensando alla nostra astronave, che riprende lo stile grafico dei capitoli in due dimensioni generando così un adorabile effetto nostalgia.

La telecamera virtuale durante le nostre scorribande spaziali non ha un ruolo primario nel gioco, risultando quasi fissa mentre inquadra il nostro percorso che si sviluppa sopratutto in linea orizzontale.

Quello che movimenta l’azione è lo scrolling multi direzionale e l’uso di numerosi effetti di parallasse, che donano una efficace sensazione di profondità ai panorami spaziali, spesso decadenti e arricchiti da creature minacciose.

La colonna sonora, contraddistinta da cori musicali d’atmosfera durante la brevissima presentazione, lascia spazio a musiche di discreta fattura durante il gioco.

Note musicali rock e dallo stile elettronico accompagnano il giocatore nelle sue peregrinazioni spaziali, donando la giusta atmosfera ma non risultando nel complesso indimenticabili.

Apprezzerete sicuramente la colonna sonora, ma magari non vi ritroverete a fischiettarla senza accorgervene perché entrata prepotentemente nella vostra mente per i suoi meriti artistici.

UN BEAM PER DISTRUGGERE, UN POD PER DIFENDERE

E’ arrivato il momento di parlare di un’altra importantissima caratteristica della serie R-Type: il Beam e il Pod, due armi che negli anni ’80 non vedemmo mai impiegare all’interno di alcun Shoot ‘Em Up prima dell’uscita di questo titolo.

Il Beam è una sorta di arma speciale di cui la nostra astronave può usufruire, che si attiva tenendo premuto un tasto specifico. Attendendo alcuni secondi e basandoci su di una barra apposita che mostra il livello di potenza raggiunto, potremo rilasciare una enorme scarica energetica che danneggerà notevolmente i nostri avversari.

Usare il Beam è una pratica estremamente gratificante, non solo per il gusto di vedere distrutti una serie di nemici in un colpo solo, ma anche perché le sue capacità offensive sono ideali per metterci in salvo da pericolose situazioni in cui lo schermo è affollato da troppe minacce contemporaneamente.

Il Pod invece ha una duplice funzione è non è adibito solo all’attacco. Questo piccolo oggetto dalle fattezze sferiche non sarà equipaggiato da subito sul nostro veicolo spaziale, ma dovrà essere raccolto come power-up.

Una volta che avremo installato il nostro Pod, quest’ultimo potrà essere ancorato al nostro veicolo sia frontalmente che anteriormente. Grazie alla pressione di un semplice tasto, difatti, il nostro Pod potrà staccarsi e volare autonomamente, oppure agganciarsi di nuovo a noi.

Caratteristica essenziale di questo power-up è la sua natura indistruttibile e la capacità di arrecare danni al semplice contatto con qualunque cosa.

Il Pod è una creazione geniale, perché rende la saga di R-Type (e conseguentemente anche questo nuovo capitolo) uno sparatutto che è investito anche da dinamiche strategiche: spesso la configurazione dei livelli prevederà che l’astronave debba essere difesa in direzioni diverse, cosa possibile gestendo il Pod e la sua versatilità motoria.

UN’ ASTRONAVE E’ PIU’ BELLA CON GLI ADESIVI

R-Type Final 2 permette un alto grado di personalizzazione della nostra navetta spaziale. A partire dai colori della scocca e di altre parti del mezzo, potremo inoltre scegliere dei veri e propri adesivi virtuali per  decorare l’astronave.

Proprio come se ci trovassimo, da adolescenti, a riempire la porta della nostra cameretta con svariati sticker colorati, potremo fare lo stesso con il nostro mezzo spaziale, scegliendo tra decine di simboli diversi da posizionare liberamente, agendo anche sulla grandezza di questi ultimi.

Una trovata non estremamente originale ma che risulta piuttosto divertente se impiegata in questo genere di gioco, soprattutto quando vedremo il nostro agguerrito veicolo spaziale che spara in giro sfoggiando stelline e variegate forme che risplendono sulla sua lucente corazza metallica.

R-Type Final 2 inoltre offre altre opzioni dedicate al giocatore curioso, come quella di creare ex novo un modello di astronave, scegliendo anche l’armamentario che ci aggrada di più; questo è possibile sfruttando l’ R-Type Museum, da cui attingere a ben 99 modelli complessivi.

Anche i collezionisti avranno pane per i loro denti, potendo accedere alle sezioni Shop e Museo, dove potranno vedere sia una ricca galleria di artwork nonché godere di una sorta di enciclopedia virtuale dei nemici che incontreremo.

COMMENTO
Gli sviluppatori di Granzella sono riusciti sicuramente a confezionare un ottimo titolo. R-Type Final 2 presenta tutte le caratteristiche idonee a rendere un appassionato della saga di R-Type e degli sparatutto in generale piuttosto felice. Sebbene il comparto tecnico non faccia entusiasmare troppo, presentando un level design a volte troppo piatto, i colori sgargianti e luminosi che l’Unreal Engine offre rendono lo stile visivo comunque appagante. Con una difficoltà tarata verso l’alto, R-Type Final 2 promette un’ottima longevità, anche se i livelli in totale sono solo undici. E’ bene sapere che anche se sceglierete il livello di difficoltà più basso, saranno numerose le vite che perderete, soprattutto quando sarete privati dei svariati potenziamenti di fuoco e del prezioso e indistruttibile Pod. Il gioco intelligentemente prevede di poter continuare da dove abbiamo interrotto dopo il fatidico “Game Over”, ma non più di dieci volte in totale. Insomma, R-Type Final 2 è un gioco “vecchia scuola”, dove non esiste la possibilità di facilitarsi la vita con save state infiniti e gestibili in qualsiasi momento. Con una elevata capacità di personalizzazione del veicolo e con diversi extra dedicati ai collezionisti della saga, appare chiaro come R-Type Final 2 voglia omaggiare tutti coloro che hanno supportato la travagliata campagna Kickstarter. In definitiva, sebbene alcuni boss di fine livello siano troppo semplicistici e poco incisivi nelle loro fattezze, R-Type Final 2 è un prodotto che dovrebbe soddisfare una bella fetta di giocatori, anche di coloro che vogliono tornare a sparare nello spazio rievocando i bei vecchi tempi in cui questo genere di gioco era ancora in voga.
8.3
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".