Può sembrare strano, nel XXI secolo, parlare di nomadi, persone che scelgono volontariamente di rinunciare a una vita stanziale. La loro casa è su quattro ruote e  la loro privacy si consuma dentro un Van, che prende le sembianze di un’abitazione in perenne movimento.

Gran parte dei confort che il modello di vita occidentale ci ha fatto credere come imprescindibili per una vita serena e realizzata sono sacrificati per la libertà;  il mondo è concepito come un enorme spazio da visitare in nome di molteplici esperienze lavorative e sociali.

Ispirato al libro di Jessica Bruder Nomadland. Un racconto d’inchiesta e diretto da Chloé Zhao, Nomadland uscirà il 30 aprile direttamente in streaming su Disney+, senza che la visione comporti l’esborso di una spesa extra come è già successo per lungometraggi come Mulan.

Protagonista del film è Fren (Frances McDormand), attrice che già abbiamo conosciuto in Fargo e Tre manifesti a Ebbing. Fren è una donna che sceglie di iniziare una nuova vita con il gravoso peso di un lutto sulle spalle. Dopo aver già cambiato il suo lavoro alcuni anni fa, stavolta decide di soverchiare il suo dolore cambiando completamente la sua vita.

Decide così di lasciare il posto dove vive, Empire in Nevada, e di rendere le strade americane la sua nuova casa dove abbandonarsi, nella speranza di ritrovare un equilibrio emozionale che le permetta di prendere parte ad una sospirata rinascita esistenziale.

UN VIAGGIO IN COMPAGNIA DEL SILENZIO

E’ inverno a Empire e la neve sovrasta il manto stradale. Una donna dedica gli ultimi sguardi a una serie di oggetti e vestiti riposti dentro un magazzino. Nelle sue mani vi è un indumento da uomo, un chiaro ricordo di qualcuno che per lei  ha significato molto.

La donna è a un passo dal versare una lacrima, ma riesce a stento a trattenere la sua esorbitante tristezza. E’ tempo di partire. Il suo camper fatiscente è pronto per spalancare le porte a nuovissime esperienze, che trasformeranno Fren in una nomade americana.

Questo l’incipit di Nomadland, che approfittando del silenzio della donna, lascia lo spettatore spaesato; la sceneggiatura, d’altronde, durante la primissima parte del film non dedicherà tempo a raccontare il suo vissuto storico né a svelare nulla delle sue intenzioni.

Le prime inquadrature prediligono mostrare le lunghe strade americane mentre vengono divorate dal Van di Fren, in nome di un viaggio che, perlomeno all’inizio, non sembra avere una vera e propria meta.

Dopo alcuni minuti il racconto cinematografico inizia invece a mostrare i piani della protagonista, e in poco tempo siamo immersi dentro un centro di distribuzione Amazon dove questa lavorerà per qualche giorno.

Fren durante le inquadrature che la ritraggono mentre lavora appare seria e professionale, a discapito di quello che erroneamente potrebbe sembrare un nomade, magari  visto come una oziosa figura bohémien che rifiuta il lavoro come mezzo per il proprio sostentamento.

UNA FERVIDA COMUNITA’

Sebbene la figura di Fren sia descritta come quella di una donna forte e silenziosa, durante il film avremo l’occasione di osservarla anche mentre crea forti legami amicali con altri nomadi, molti dei quali facenti parte di grandi e organizzate comunità.

Gli ampi spazi dei deserti americani spesso si riempiono di decine di persone, intente a conoscersi e a rendere la vita da nomade di ognuno di loro più semplice. Piccoli corsi per insegnare come cambiare una gomma oppure come prendersi cura del proprio Van sono all’ordine del giorno.

Iniziative lodevoli e utili, soprattutto se il proprio camper dovesse avere alcuni problemi meccanici a cui porre rimedio celermente.

L’unione di questi uomini e donne rappresenta un raggio di sole nell’oscurità che la vita di Fren le ha riservato, perché le permette di imparare molte cose utili per il proseguo del suo viaggio, e soprattutto godere della compagnia e dell’affetto di persone amiche.

I rapporti umani di Fren sono peraltro la migliore occasione per far conoscere allo spettatore la storia della sua vita.

La sceneggiatura, con estrema dovizia, riesce a delineare il carattere di Fren;  le sue nuove amicizie le permetteranno di raccontare apertamente la sua vita, il suo carattere e le cicatrici della sua anima che ancora non si sono rimarginate.

In poco più di 100 minuti riusciremo a conoscerla come mai potessimo immaginare, permettendoci così di condividere i suoi dubbi esistenziali e partecipare al suo profondo dolore.

PAESAGGI ED EMOZIONI

Non è solo Fren a essere il personaggio chiave di Nomadland. Anzi, a essere sinceri questa donna di fronte agli splendidi panorami che il film mostra è di secondaria importanza.

In Nomadland la fotografia è parte essenziale del film, con monumentali e vari paesaggi che arricchiranno l’esperienza cinematografica.

Che si tratti di scorci desertici oppure impreziositi da una ricca vegetazione, la cinepresa rinuncerà alla frenesia delle riprese del cinema moderno e indugerà su queste opere naturali con movimenti di camera lenti e delicati.

Una tecnica registica ideale per mostrare come quello che sta attorno a Fren è essa stessa parte di Fren, soprattutto quando quest’ultima, apparendo in lontananza, si fonde con  il panorama.

Una fotografia eccezionale, che sarebbe ideale apprezzare dentro un cinema con uno schermo il più grande possibile.

Dove vedere Nomadland
COMMENTO
Nomadland è un film dal grande valore cinematografico e culturale per diversi motivi. Il primo è da ricercarsi nella sublime caratterizzazione di Fren, una donna che parla non sempre attraverso le parole ma sopratutto servendosi del suo sguardo languido e fiero; il personaggio interpretato dalla talentuosa Frances McDormand non ha alcuna intenzione di piegarsi al volere di un acuto dolore provocato dalla perdita di una persona importante, ma sceglie di voltare le spalle alla disperazione iniziando un nuovo modo di vivere. Un altro grande pregio della pellicola è la sua sceneggiatura, che con grande abilità riesce a descrivere il carattere di Fren e il suo passato dosando perfettamente le informazioni lungo tutta la durata del film, servendosi dei rapporti umani che la donna costruisce durante il suo peregrinare. Queste esperienze umane di Fren servono inoltre per descrivere l’affascinante cultura dei nomadi, che rifiuta gran parte delle convenzioni culturali e soprattutto economiche per abbracciare totalmente un modus vivendi che premia la fratellanza e lo scambio di informazioni e oggetti, nel nome di quell’antico baratto che non contemplava l’uso del denaro. L’imprinting quasi documentaristico del film, che si fonde perfettamente con la storia di Fren, è ancora più genuino perché presenta nel cast del film veri nomadi americani. Nomadland è un film da vedere ma soprattutto da vivere, contemplando i paesaggi mozzafiato ed emozionanti, che la cinepresa esalta spesso con riprese panoramiche e con l’ausilio di dolci note musicali in cui prevalgono sonorità di pianoforte e di violino. Un’esperienza cinematografica toccante, che trasforma la storia della vita di Fren in quella di ognuno di noi, perché nessuno ha potuto esimersi dal fare i conti con la perdita di una persona cara e con la ricostruzione della propria esistenza.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".