Crescere senza un padre non è una cosa semplice. Lo sa bene Scott (Peter Davidson), che ha perso l’importante figura genitoriale quando aveva solo sette anni.

Il padre di Scott è scomparso mentre cercava di salvare delle vite umane durante il suo pericoloso lavoro, quello di pompiere.

Ora Scott è un ragazzo di poco più di venti anni che vive con la sua sorella più piccola Claire (interpretata da Maude Apatow) e sua madre Margie (Marisa Tomei).

Il ragazzo ha uno stile di vita e una personalità completamente differente da loro due: Claire è una ragazza brillante che sta per intraprendere l’avventura del college, mentre Margie è una donna volitiva che si spacca la schiena ogni giorno lavorando in un pronto soccorso.

Scott ama passare le sue giornate bighellonando con i suoi amici con uno spinello in bocca. Il suo sogno nel cassetto è quello di diventare un tatuatore, anche se non riesce ad affinare il suo stile artistico e fa pratica approfittando del corpo dei suoi più cari amici per esercitarsi.

UN FILM SULLA VITA DI DAVIDSON

Il re di Staten Island è un film che racconta gran parte della vita di Peter Davidson, comico americano che divenne famoso nel cast dello show del noto Saturday Night Live.

Lo humour di Davidson è sempre stato basato su veri aneddoti della sua vita, con un linguaggio schietto e spesso scurrile in modo da sottolineare ancora di più la veridicità di argomenti che riguardano il sesso, le droghe e le relazioni in generale.

Peter Davidson, nei panni di Scott, in questo film sfoggia una buona recitazione che prevede l’uso di un gergo piuttosto colorito, senza preoccuparsi mai di dire la verità riguardo tematiche scottanti che trattano della sua famiglia nonché le sue stesse innumerevoli defiance.

Scott è un ragazzo che fisicamente non vuole di certo apparire come un esempio di stile di vita salubre: magro e ricoperto di tatuaggi, il giovane deve patire quotidianamente il disagio del morbo di Crohn, che di certo non gli permette di assumere calorie e grassi in eccesso che possano aumentare la massa della sua alta corporatura.

Le droghe poi non aiutano a farlo apparire in forma, regalandogli delle perenni occhiaie tipiche di chi non riesce a dormire abbastanza.

Insomma, il personaggio di Scott, di primo acchito, appare quasi respingente, anche se con il passare del tempo lo spettatore avrà modo di conoscere meglio questo ragazzo che riuscirà a combattere contro i suoi demoni interiori.

UN NUOVO PADRE?

Scott non dovrà solo soffrire dell’allontanamento della sorella da casa, ma addirittura l’arrivo di un nuovo uomo nella vita della madre, che da anni sembrava essere restia ad avere nuovi uomini accanto a sé.

Un evento di significativa importanza per Scott, soprattutto perché Ray (Bill Burr), questo il nome di colui che si porta a letto la madre, è anch’esso un vigile del fuoco. Un nuovo uomo ma lo stesso, pericoloso, lavoro del padre defunto. Una situazione paradossale e odiosa per Scott.

Ma come sappiamo bene spesso un evento che sembra nefasto in verità rappresenta una vera e propria svolta, proprio come succede a Scott, che dal confronto con quest’uomo potrà comprendere meglio la sua vera indole e iniziare a diventare un ragazzo cosciente delle difficoltà della vita e di una relazione.

PER CHI AMA PETER DAVIDSON

Il re di Staten Island è un film assolutamente consigliato per tutti coloro che conoscono il giovane mattatore americano e vogliono apprezzare anche le sue discrete doti attoriali.

Il film, sebbene offra una sceneggiatura che prevede molti spunti fantasiosi e non inerenti alla vera vita di Davidson, rappresenta anche eventi succeduti realmente, come la dolorosa perdita del padre Scott.

Un tragico evento che sarà fondamentale per costruire la fragile personalità di Scott e per renderlo un ragazzo senza arte né parte vittima delle sue insicurezze e privo della capacità di costruire una sana relazione sentimentale con la dolce Kelsey (Bel Powley).

Le doti comiche di Peter Davidson ovviamente sono protagoniste dei dialoghi durante le due ore del film; Davidson non ha alcuna remora a dire sempre quello che pensa, mettendo in imbarazzo le persone che gli stanno attorno, difficilmente abituate a cotanta sincerità.

L’atteggiamento dell’attore e comico, se in principio risulta spocchioso e fuori luogo, riesce poi a diventare quasi amabile, visto che presto si riesce a comprendere come Scott, tutto sommato, non metta mai malizia né cattiveria in quello che dice.

COMMENTO
Il re di Staten Island è una commedia dichiaratamente rivolta a coloro che conoscono e apprezzano il famoso comico americano. Sebbene il film risulti gradevole anche per chi non conosce Peter Davidson, vedere il lungometraggio conoscendo la vita di Davidson e soprattutto il suo carattere, rende la visione molto più interessante e stimolante. Con una buona recitazione, che sarebbe ideale da godere in lingua originale per apprezzare le innumerevoli sfumature di tono associate alle sue espressioni del viso, Peter Davidson riesce ad essere protagonista di un film che racchiude parte della sua vera vita, a cominciare dalla dolorosa perdita del padre quando aveva solo sette anni. La presenza di Marisa Tomei nei panni della madre arricchisce notevolmente la qualità del cast: sempre accorata e credibile nella sua recitazione, la Tomei incarna perfettamente la figura di una madre che ha saputo crescere due figli senza il marito accanto. Sebbene possa sembrare che la figlia femmina sia venuta molto più assennata rispetto al primogenito, la verità è diversa e la scoprirete qualora abbiate voglia di vedere Il re di Staten Island.
6.8
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".