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La recensione de Il Gladiatore 2, seguito del premiato film datato 2000 con Pedro Pascal nei panni di un uomo in rivolta contro due imperatori iniqui. Nei cinema dal 14 novembre 2024.
Nel maggio del 2000 i cinefili italiani, ancora confusi per l’arrivo del XXI secolo, sono stati incuriositi dall’esordio nelle sale de Il Gladiatore, film di Ridley Scott tratto da Those about to die di Daniel Mannix del 1958, romanzo di cui nessuno francamente sapeva la conoscenza finché la pellicola non arrivò nei cinema.
Il protagonista era un certo Russel Crowe, apprezzato attore neozelandese che aveva già un curriculum cinematografico di tutto rispetto e che si presentava inoltre nel ruolo del combattente armato di gladio con un physique du rôle che sapeva certamente attirare anche le attenzioni del pubblico femminile.
Sebbene di primo acchito Il Gladiatore sembrasse l’ennesimo film in costume che puntasse solo alla spettacolarità con una sceneggiatura superficiale, la pellicola di Scott riuscì in un battibaleno ad affermarsi come uno dei lungometraggi storici più entusiasmanti, adrenalinici e commoventi mai realizzati.
Il lungometraggio inoltre poteva contare su di una colonna sonora eccezionale, che sapeva sottolineare tutto il pathos vendicativo che lo sguardo di Crowe veicolava attraverso i suoi magnetici occhi azzurri.
Dopo 24 anni arriva nei cinema Il Gladiatore 2, sempre diretto da Ridley Scott e con un nuovo protagonista di nome Lucio (Paul Mescal), anch’esso alle prese con una difficile battaglia contro la tirannia di due imperatori che con la loro dissennata condotta stanno sgretolando l’impero romano.
IL SOGNO INFRANTO DI ROMA
Sono passati sedici anni da quando Roma ha vissuto le incredibili azioni eroiche del generale Massimo Decimo Meridio, che ha saputo con il suo coraggio porre fine alle trame ordite dall’imperatore Commodo.
Roma in questo periodo purtroppo sta di nuovo vivendo un periodo buio della sua storia: al comando di questo immenso impero vi sono gli imperatori Caracalla e Geta (Fred Hechinger e Joseph Quinn), due fratelli gemelli che vogliono espandere i confini territoriali secondo piani di conquista che prevedono atroci guerre che mietono centinaia di vittime innocenti.
L’ennesima campagna militare capitanata da Marco Acacio (Pedro Pascal), ordita per la conquista dei territori della Numidia, ci permette di conoscere Lucio, grande guerriero che non intende sottomettersi alle sanguinose brame di conquista romane.
La rappresentazione della battaglia tra i Romani e i Numidi dimostra subito come il film di Ridley Scott abbondi di scene altamente spettacolari, mostrando con grande enfasi emotiva Lucio e i suoi compagni duellare con grande coraggio contro i numerosissimi soldati romani.
Sebbene scene di questo tipo non sono nuove in ambito cinematografico, ammetto che almeno in un paio di occasioni, complice anche le generose dimensioni dello schermo, sono rimasto a bocca aperta assistendo a una feroce e impressionante battaglia realizzata con l’ausilio di una regia sopraffina.

LA MORTE LO EVITA E LO TRASFORMA IN QUALCOS’ALTRO
I Numidi avevano poche occasioni di vittoria contro l’incredibile testuggine romana, e proprio per questo devono soccombere alla loro potenza.
Lucio è costretto a lasciare le sue terre oramai in mano agli odiosi conquistatori e diventare uno schiavo romano, che molto presto ricoprirà il ruolo di vero e proprio gladiatore, occasione unica per riassaporare un giorno la libertà conquistandola attraverso la lotta nelle arene.
Approfittando del nuovo ruolo di Lucio, la sceneggiatura de Il Gladiatore 2 inizia a introdurre così il personaggio di Macrinus (Denzel Washington), un ex gladiatore oramai divenuto un uomo ricco e importante che gestisce questi guerrieri.
Macrinus avrà un ruolo tutt’altro che marginale all’interno del film, perché scopo di quest’uomo dall’animo torbido è di arrivare a ricoprire un ruolo di rilievo nell’establishment politico di Roma.
Osservando i combattimenti di Lucio, sarà chiaro come il film di Ridley Scott si sia sforzato (riuscendoci peraltro) di mostrare situazioni inedite che non prevedano solo la presenza di uomini che lottano l’uno contro l’altro.
Fin dalle prime arene l’abile combattente della Numidia dovrà misurarsi con feroci e inusuali animali e far fronte a potenti gladiatori in sella a bestie che difficilmente vediamo ammansite.
Se non vi basta vedere animali che calcano la terra attentare alla vita di Lucio, non disperate, perché compariranno anche terribili creature marine, a testimonianza di come il film di Ridley Scott riesca sicuramente a intrattenere in modo congeniale.

IL CUORE NON BATTE ALL’IMPAZZATA
Sebbene sia chiaro come Il Gladiatore 2 centri il proposito di essere un film spettacolare e anche divertente, la situazione è diversa dal punto di vista emozionale.
Paul Mescal non convince molto nel ruolo dell’uomo pieno di rabbia desideroso di architettare una sanguinosa vendetta, perché sfoggia una recitazione che spesso mostra espressioni poco consone a quelle di un guerriero con il cuore che ruggisce.
È fin troppo pacato il buon Lucio, che nell’arena sa come avere la meglio contro i suoi avversari, ma se la cava meno bene quando la cinepresa riprende il suo sguardo, che si rivela essere spesso spento e poco credibile nei panni di un uomo con un carisma tale da diventare il paladino di tutto il popolo romano.

Se Mescal non ha l’impatto scenico dell’indimenticabile Crowe nel primo film, in suo aiuto accorrono gli altri personaggi de Il Gladiatore 2, come Marco Acacio: Pedro Pascal è convincente nei panni di un uomo stanco di spargere sangue innocente per i capricci di due giovani imperatori e che non ha alcuna intenzione di continuare a perpetrare tali assurde stragi.
È ancora meglio di Pascal Denzel Washington, che recita con una certa enfasi teatrale che è assolutamente adatta al contesto dell’epoca e del tenore drammatico della struttura narrativa.
Non ha convinto molto nemmeno Connie Nielsen nei panni di Lucilla, un personaggio fortemente legato alle vicende del primo film e che sarà l’artefice di un grande colpo di scena.
Anche la Nielsen ha una recitazione che non risulta incisiva durante le scene drammatiche, che dovrebbero spezzare il fiato al pubblico ma che invece non provocano grandi reazioni emotive.




































