Ellen Graham è morta. Ellen era una donna complicata, che aveva già subito la perdita del marito e di uno dei suoi figli. Il suo carattere, freddo e cocciuto, difficilmente acconsentiva ad ascoltare un’idea altrui diversa dalle proprie convinzioni.

La sua personalità così spigolosa e fredda ha sempre soffocato la felicità della figlia Annie, che con la nascita dei suoi due figli Charlie e Peter, si è accorta con sofferta lucidità come nemmeno la presenza dei due nipoti sia riuscita ad aprire il cuore arrugginito della madre.

UN FUNERALE E TRE VITTIME

La famiglia Graham si prepara così a sotterrare un persona che non ha mai scelto di donare amore nella sua vita. Il suo nome non sarà ricordato con affetto, ma solamente attribuito a sterili ricordi. La vita continua. Anzi, quasi sembra ricominciare con una serenità che prima non si era mai manifestata tra le mura della loro casa, caratterizzata dalla presenza di diversi plastici che testimoniano molti momenti difficili di Annie.

Annie, dal canto suo, lavora a queste piccole rappresentazioni della realtà non solo per esorcizzare in qualche modo i lati bui della sua vita, ma anche per guadagnarsi da vivere, soprattutto in vista di una importante mostra che dovrebbe darle quella visibilità in più che forse ha sempre meritato.

La piccola Charlie è l’unica che, in qualche modo, ha costruito un legame emotivo con la nonna. Charlie è una bambina cagionevole di salute, ed i suoi comportamenti atipici  potrebbero portare i suoi compagni ad attribuirle l’appellativo di “strana”.

La nonna manca a Charlie, almeno fino al giorno in cui la sua figura si materializza in fondo alla strada, forte di un aspetto giovanile e salubre. I morti sembra che sorridano a Charlie. Un sorriso che nasconde oscurità e violenza.

UNA FAMIGLIA MALEDETTA

Hereditary inizia proprio con il funerale di Ellen lo spaventoso racconto dei Graham. La cinepresa, dopo aver esplorato un plastico che riproduce proprio la stanza dove riposa il figlio maggiore Peter, con un lodevole artificio registico mostra proprio la stessa stanza con dentro Peter intento ad alzarsi dal letto per andare a commemorare la nonna.

Un incipit che vuole chiaramente testimoniare come la realtà fittizia costruita da Annie dentro i suoi plastici sia estremamente fedele, e come perdersi dentro quella dimensione alternativa sia molto facile.

Sebbene Annie sia pronta per trascorrere un vita senza questa scomoda figura, il passato sembra tornare sui suoi passi. Annie anni fa ha perso suo fratello a causa di un suicidio e quindi aveva già familiarizzato con la triste figura della morte prematura. Una morte che sta bussando ancora alla sua porta.

L’ASSORDANTE RUMORE DEL SILENZIO

Hereditary mostra un dramma familiare senza fare affidamento sulla musica per trasmettere emozioni. Il film sceglie di presentare scene che premiano il silenzio del dolore, interrotto spesso dalle urla e dai gemiti della riuscita performance attoriale della Collette.

Il movimento della cinepresa predilige la lentezza nei suoi percorsi registici, che spesso adottano campi lunghi per evidenziare l’angosciosa comparsa di figure spaventose. Una scelta che rende il ritmo del film cadenzato solo dalle orribili rivelazioni di Annie riguardo la sua famiglia di origine.

Ma la mancanza di parole in innumerevoli scene di certo non inficia riguardo al pathos del film, che soprattutto all’inizio mostra un orribile incidente che darà inizio al terrore puro.

LA NONNA VI PENSA SEMPRE

Sarà anche morta Ellen, ma da come potrete capire il lascito che dona alla figlia e, conseguentemente, a tutta la famiglia è sicuramente degno di nota, soprattutto se amate l’orrore e le situazioni angoscianti.

Quello che Annie scoprirà a sue spese, sarà una verità agghiacciante, che coinvolge sua madre da parecchi anni. Un risvolto così drammatico nella vita di Annie che non potrà non avere conseguenze nefaste anche nell’immediato futuro, un futuro macchiato di sangue e di dolore che nessuno pensava che la cara nonnina potesse orchestrare così abilmente.

Hereditary sceglie dunque di rendere colpevole un personaggio che nel film, fisicamente, non compare mai. Non è solo lei che si macchia di nefandezze così gravose, pur essendo consapevole delle conseguenze, ma anche lo stesso passato, pieno di scheletri così ingombranti che nell’armadio nemmeno riescono a stare comodamente.

Lo spaventoso viaggio di Annie che la porterà alla verità procede per tutta la durata del film, composto da due ricche ore di girato che forse si concede qualche minuto in più del dovuto. D’altronde, una volta fatta l’abitudine con le tragedie dei Graham,  allo spettatore viene presto voglia di scoprire la verità dietro questo tran tran di incidenti, sedute spiritiche e veementi litigi familiari.

Quello che rimane dell’esperienza cinematografica è un buon horror, mai banale, che sceglie una tematica  forte ed adatta ad un pubblico adulto, fatta di un sodalizio con il male che si consuma in maniera del tutto inaspettata.

Dove vedere Hereditary
COMMENTO
Hereditary è un horror a tratti spaventoso, impressionante e decisamente cattivo, soprattutto con gli ipotetici spettatori che già ricoprono il difficile ruolo di genitore. Il film non ha alcuna voglia di far saltare dalla sedia con tecniche cinematografiche oramai logore, e lo fa capire perfettamente con un ritmo di narrazione alquanto lento e lontano anni luce dal cinema isterico che spesso consumiamo, soprattutto all’interno del genere horror. Ma Hereditary non vuole lo stesso fare sconti a nessuno, perché le tragedie dei Graham a tratti sono veramente agghiaccianti. La presenza di Tony Collette impreziosisce il film, che può vantare anche l’ottima recitazione dell’attore irlandese Gabriel Byrne, nei panni di uno spaesato padre di famiglia vittima del rapporto logorato con una moglie consumata dall’angoscia.
7.2
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".