Dai creatori e produttori di Narcos e Narcos: Messico, Eric Newman e Andrés Baiz (quest’ultimo anche regista di tutti gli episodi) arriva su Netflix Griselda, nuova miniserie che racconta di Griselda Blanco, una donna colombiana che negli anni settanta e ottanta è stata una delle più grandi narcotrafficanti americane e che proprio per questo fu soprannominata la Madrina e la Regina della droga.

Nata in un quartiere estremamente povero di Cartagena e trasferitasi molto presto a Medellín, Griselda fin dalla tenera età ha dovuto subire grandi sofferenze, perché viveva in una situazione familiare insopportabile, in cui il padre molto prestò abbandonò la casa e la lasciò assieme a una figura materna inerme davanti agli abusi dell’alcool.

Le sue condizioni di vita così difficili portarono Griselda a scegliere la via della prostituzione per poter sopravvivere.

L’unico modo per fuggire da Medellín e ricominciare una nuova vita era unirsi in matrimonio con Alberto Bravo, ricco narcotrafficante che la portò a New York, ove la donna incominciò a imparare il mestiere del trafficante di droga.

La vita di Griselda da quel momento fu segnata dall’incessante voglia di diventare una donna libera e autonoma; un desiderio che si conciliava male con l’atteggiamento patriarcale di Alberto, un essere pronto a svendere sua moglie per sanare i suoi debiti con il fratello, da sempre attratto dal fascino della cognata.

DALLA COMMEDIA AL DRAMMA: LA VERGARA COME NON L’ABBIAMO MAI VISTA

È Sofía Vergara a interpretare Griselda Blanco. Anch’essa di origini colombiane, l’attrice che il pubblico italiano conosce soprattutto come Gloria Delgado nella divertente serie Modern Family offre un’interpretazione ricca di intensa drammaticità.

Si evince facilmente, fin dalla prima puntata, come la sceneggiatura della serie Netflix non voglia raccontare la storia di questa famosa narcotrafficante puntando solo su di una messa in scena piena di violenza e colpi di scena, ma soprattutto incentrando il focus narrativo sulla personalità di Griselda.

Griselda è una donna nata nella povertà, che ha sofferto per la mancanza di un padre e che, proprio per questo, ha subito nutrito tanta acredine nei confronti dell’universo maschile, che reputava spesso indegno delle sue attenzioni, tranne per alcuni rari casi.

Un astio che ha dovuto reprimere quando decise di unirsi in matrimonio con Alberto, unico appiglio per tirarsi fuori da una esistenza in bilico tra la povertà e la prostituzione.

Sebbene la vita di questa donna da sposata sia migliorata, la rabbia di Griselda non si è mai addomesticata tra la cocaina e gli agi della ricchezza.

In nome di questo sentimento di prorompente ribellione, Griselda sceglie di opporsi anche a suo marito e di ricominciare a vivere a Miami, questa volta sola con i suoi tre figli.

Un profilo psicologico complesso da portare su schermo quello di Griselda, che Sofía Vergara riesce con successo a plasmare, non solo servendosi del trucco che la fa comparire diversa, ma soprattutto attraverso le espressioni del suo viso e la grande animosità che ci mette mentre recita in scene che la vedono a capo di un nuovo esercito di narcotrafficanti.

Un esercito composto in gran parte da sue vecchie amiche che, proprio come Griselda, vendevano il loro corpo per vivere.

Un gesto che sottolinea come la donna non fosse pervasa solo da odio e la quasi totale mancanza di pietas verso i suoi avversari, ma anche da sentimenti di forte fratellanza femminile.

NON C’È’ NIENTE DI PIÙ’ PERICOLOSO DI UNA DONNA FERITA

Il dolore e la rabbia creano violenza, una violenza che Griselda esprimeva soprattutto con coloro i quali la tradivano.

La narcotrafficante era estremamente spietata contro i suoi nemici, ai quali toglieva la vita senza pensarci un attimo. Un atteggiamento che la fece assorgere come una delle più feroci narcotrafficanti mai esistite.

Griselda lasciava il lavoro sporco ai suoi sicari, il più fidato dei quali era Rivi (Martín Rodríguez).

Rivi è una figura trattata in modo particolare nella serie Netflix, perché non è rappresentato come il classico assassino senza pietà, ma anche come un uomo estremamente furbo e intelligente, che quindi ricoprirà anche il ruolo di vero e proprio consigliere della regina della droga.

Oltre a Rivi, un’altra figura maschile di spicco nella vita di Griselda sarà Darìo Sepùlveda (Alberto Guerra), un altro soggetto che per vivere uccideva le persone ma che, grazie al suo acume e alla fedeltà che riserva a Griselda, riesce a diventare addirittura l’amore della sua vita e a sposarla.

In mezzo a tante figure maschili di spicco nell’organizzazione del traffico degli stupefacenti, ritratte nello show Netflix come soggetti fin troppo ubriachi di potere e dotati spesso di scarse capacità intellettive, saranno solo Rivi e Darìo a essere contraddistinti da un atteggiamento più cauto nei confronti del dio denaro e capaci di non farsi travolgere dal richiamo nocivo della droga.

SOLO UNA DONNA COME LEI PUÒ’ FERMARLA

Se una donna è capace dal nulla di creare un immenso regno della droga, solo una donna come lei avrà le capacità di fermarla.

La serie Netflix, oltre a incentrare il racconto seriale su Griselda, ci fa conoscere anche l’importante personaggio di June Hawkins (Juliana Aidén Martinez), detective intenzionata a tutti i costi a mettere fine alla serie di terribili omicidi che la donna perpetra da tempo in nome del business della cocaina.

Intelligente e dotata di grande tenacia, June sarà l’unica che riuscirà a mettere i bastoni tra le ruote a Griselda, grazie alla sua notevole perspicacia femminile che le permetterà di comprendere come Griselda gestisca i suoi traffici illeciti.

Questa detective, ritratta non solo come una donna forte ma anche come un essere umano capace di provare seri dubbi esistenziali, non usa solo l’arma dell’investigazione contro Griselda, ma adotta vere e proprie tecniche psicologiche per destabilizzare il suo equilibrio emotivo, già compromesso da un atteggiamento ossessivo che rende la Madrina protagonista di scelte discutibili contro persone a lei care.

La figura di June conferma come il plot di Griselda voglia soffermarsi soprattutto sulla descrizione di personaggi femminili pieni di forza d’animo.

Mentre Griselda si trova a dover orchestrare una vita in nome del male e della ricchezza ottenuta con traffici illegali, June viene rappresentata come un personaggio femminile che ha scelto di lottare per il bene, pur dovendo sopportare, proprio come la Regina della droga, tutti i disagi di una società prettamente maschilista che vede le donne come incapaci di gestire ruoli di potere.

COMMENTO
La serie Netflix Griselda offre una splendida interpretazione da parte di Sofía Vergara, che anche attraverso il pesante trucco, che le ha parzialmente trasformato il volto, riesce con grande abilità a sfoggiare un numeroso ventaglio di emozioni. Emozioni che fanno parte della protagonista Grisleda, una donna che ha cambiato la propria vita diventando la più grande narcotrafficante donna che la storia abbia mai conosciuto. Per raggiungere questo traguardo Griselda ha dovuto accantonare il concetto di pietà e di benevolenza, collezionando decine e decine di omicidi, anche rivolti a minorenni che avevano l’età per essere suoi figli. Una condotta sicuramente deplorevole, che la serie tende a sottolineare mostrando alcune scene molto violente, ma che non caratterizzano del tutto la produzione Netflix. Come già sottolineato in fase di recensione, Griselda vuole raccontare la storia di questa commerciante di sostanze stupefacenti soprattutto facendo luce sui suoi atteggiamenti e la sua capacità di essere una donna leader in un mondo di uomini spietati, che reputano assurdo che una figura femminile possa essere a capo di un cartello della droga che frutta miliardi di dollari. Griselda, oltre a offrire emozioni grazie alla potente drammaticità del racconto seriale, può essere reputata come una serie che vuole esaltare le notevoli capacità delle donne, capaci grazie alla loro tenacia di tenere testa al sessismo imperante che da sempre caratterizza una larga parte della società.
8.2
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".
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