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Dal 20 maggio 2026 torna nelle sale cinematografiche la saga di Star Wars con Star Wars: The Mandalorian and Grogu, lungometraggio dedicato alle avventure di Din Djarin e Grogu, diretto da Jon Favreau.
Dopo tre stagioni disponibili in streaming su Disney+, The Mandalorian compie il grande salto dal piccolo al grande schermo con questo film, ambientato dopo gli eventi dell’ultima stagione della serie.
Star Wars: The Mandalorian and Grogu è una produzione che punta a mettere in scena numerose avventure del Mandaloriano con toni prettamente action e spettacolari, dando risalto non solo alle straordinarie doti di pistolero e combattente di Din Djarin, ma anche a una rinnovata maturità di Grogu, sempre minuto nelle fattezze ma ora ben più pericoloso grazie ai suoi poteri di telecinesi e non solo.
Venti minuti da apoteosi action
Ora capisco perché Disney abbia organizzato una proiezione riservata alla stampa dei primi venti minuti del film. L’incipit di Star Wars: The Mandalorian and Grogu è un vero e proprio inno alla spettacolarità fantascientifica e un grande regalo a tutti gli amanti del cinema action.
Sul grande schermo vediamo il Mandaloriano intento a riscattare una taglia per conto della Nuova Repubblica.
Il Nostro, sempre interpretato da Pedro Pascal, delizia gli spettatori con sparatorie e combattimenti a mani nude orchestrati in maniera encomiabile grazie a efficaci movimenti di macchina. Funziona tutto a dovere e il prologo è un chiaro segnale di ciò che vedremo nelle successive due ore: azione, azione e ancora azione.

Mostruose apparizioni
Dopo aver ribadito come Star Wars: The Mandalorian and Grogu sia un film pienamente incentrato sull’azione, è bene sottolineare anche come la storia preveda la comparsa di numerose creature mostruose, per la gioia di tutti coloro che amano Star Wars non solo per la sua coinvolgente narrativa, ma anche per gli aggressivi esseri con cui i protagonisti devono spesso misurarsi.
L’avventura cinematografica del Mandaloriano abbonda di presenze mostruose: enormi serpenti velenosi dai denti aguzzi, veloci e violenti millepiedi che si cibano di esseri viventi, fino ad arrivare a classici energumeni con zanne a sciabola che ricordano troll amanti della carne umana. Il bestiario presente nel film è ricco e variegato e conferisce alla pellicola una piacevole identità da Monster Movie.

Non sono tutti cattivi
Parlando di creature dalle fattezze poco raccomandabili, in Star Wars: The Mandalorian and Grogu avremo il piacere di conoscere anche Rotta the Hutt, il figlio del celeberrimo e cattivissimo Jabba the Hutt, già incontrato dai fan nella pellicola d’animazione Star Wars: The Clone Wars.
Se in quell’occasione appariva come un neonato, qui si presenta come un giovane combattente dal fisico possente e muscoloso: una sorta di versione “con la tartaruga” di Jabba, destinato a instaurare un rapporto molto particolare con il Mandaloriano.
Sebbene la presenza di Rotta possa incuriosire e persino entusiasmare chi segue la lore di Star Wars in ogni sua declinazione, di primo acchito risulta straniante vedere una creatura della stirpe degli Hutt duellare e sfruttare la propria mole per avere la meglio sugli avversari.

A disorientare ulteriormente contribuisce il carattere di Rotta, che si discosta nettamente dall’immaginario consolidato attorno alla sua specie.
Il figlio di Jabba, pur apparendo inizialmente interessante per il suo passato tormentato e il suo spiccato senso dell’onore, scivola ben presto in dinamiche da buddy movie, affinando il suo legame con Din Djarin attraverso una costruzione narrativa che stona con la sua stessa personalità.
La sua enorme mole, inoltre, non lo rende credibile nelle scene di combattimento: Rotta si muove in modo goffo e appare sgraziato mentre agita le braccia contro i nemici. A non aiutare è anche una computer grafica che appare, talvolta, come un ammasso di CGI informe e poco convincente.

Questa la via?
Sono un amante del cinema action e posso anche sorvolare su una sceneggiatura non particolarmente curata, ma Star Wars: The Mandalorian and Grogu va oltre, presentando un plot pressoché inesistente che mostra unicamente il Mandaloriano alle prese con una serie di obiettivi indicatigli dal Colonnello Ward, figura legata alla Nuova Repubblica interpretata da una sempre convincente — ma qui sprecata — Sigourney Weaver.
Era lecito aspettarsi numerose sequenze ad alto tasso di spettacolarità, ma era altrettanto plausibile sperare in nuovi risvolti narrativi per il Mandaloriano e il suo piccolo compagno.

Così purtroppo non è: entrambi i protagonisti si alternano in scene movimentate che non lasciano spazio ad alcun evento significativo capace di suscitare emozioni nello spettatore.
Dimenticate anche la tipica epicità della saga di George Lucas: in questi 130 minuti troverete soltanto una serie di missioni costellate di sparatorie e scontri.
Lo spazio dedicato a Grogu, peraltro, sembra creato ad hoc per avvicinare il film agli spettatori più giovani, che ammireranno l’adorabile Baby Yoda alle prese con i suoi poteri psichici. In questa direzione va anche una messa in scena che non mostra mai una sola goccia di sangue, umano o alieno che sia; un classico escamotage per aggirare la censura e invogliare le famiglie ad andare al cinema.





































