Nel 2000 uscì un film giapponese a basso costo intitolato Ju-On. La pellicola, diretta da Takashi Shimizu, raccontava di un uomo che si sporca le mani del sangue dell’omicidio della moglie e del figlio, a causa di rancori covati da una malata gelosia fuori dal comune.

La casa in cui avviene questa strage diventa il luogo dove nasce una vera e propria maledizione, che costringerà chiunque varchi quella malefica soglia ad essere vittima di una violenta follia, che porta a togliere la vita a tutte le persone più care nella nostra vita.

Ju-On, grazie al successo ottenuto in Giappone  e in tutto il mondo, divenne il primo di una lunga serie di horror orientali, distribuiti sia nel circuito home video che in quello delle sale cinematografiche.

Prodotto da Sam Raimi e diretto da Nicolas Pesce, The Grudge è il reboot tutto americano del classico horror di Takashi Shimizu, e sceglie di ambientare la terribile maledizione in America.

TUTTO INIZIA IN GIAPPONE

Le prime scene di The Grudge mostrano il Giappone, e nel dettaglio proprio quella casa piena di orrore e odio in cui si sono verificati gli orribili omicidi che hanno dato vita alla leggendaria e drammatica scia di sangue.

Una ragazza occidentale che lavorava in quella casa sporca di sangue, visibilmente preoccupata, è intenta a tornare dalla sua famiglia. Una scelta infelice che porterà l’epidemia dell’orrore anche in America.

Il film rivela subito la sua anima da horror che non fa sconti a nessuno: fin dai primi fotogrammi vediamo alcune situazioni disturbanti che denunciano come la maledizione, capeggiata da un orribile spirito con lunghi capelli corvini che nascondono i suoi occhi insanguinati, può colpire in qualsiasi momento, anche alla luce del sole.

Il territorio americano ora diventa l’enorme teatro dell’epidemia della follia e della violenza insensata. Ognuno può essere vittima della sua atroce rabbia, basta solo entrare a contatto con i luoghi in cui è stato versato del sangue innocente.

INVESTIGAZIONI PERICOLOSE

Il Detective Muldoon (Andrea Riseborough) è una donna che purtroppo conosce bene il significato di sofferenza. Un suo recente lutto ha cambiato radicalmente la sua vita e quella di suo figlio, portandola a conoscere e a fare squadra con un nuovo collega, il detective Goodman (Demián Bichir).

Barba trasandata e sigaretta sempre tra le labbra, anche Goodman non sembra passarsela troppo bene. Il suo sguardo è tipico di un uomo che ha patito fin troppi dolori.

Saranno loro i due protagonisti del film, che imbastiranno un’amicizia che travalica il lavoro per  concentrare le loro forze e investigare su una serie di orribili omicidi che coinvolgono diverse persone.

La sceneggiatura, servendosi di alcuni flashback, punta tutto il plot proprio sulla ricostruzione di questi violenti avvenimenti che hanno segnato la vita di Goodman, e che faranno la stessa cosa con la triste Muldoon.

SAPORE DI THRILLER

The Grudge, fin dai primi minuti, risulta un ottimo film horror. L’atmosfera della pellicola è resa in modo ottimale, con  scene caratterizzate da colori smorti  che spesso virano in un ansiogeno giallo, utili a rendere ancora più inquietanti gli avvenimenti che fanno attecchire la maledizione orientale anche in USA.

Il film non risulta essere solo un horror in senso stretto, ma, concentrandosi  soprattutto sulle indagini dei due detective, appare anche come un oscuro e spaventoso thriller, di quelli “alla Seven”, pellicola che alcuni anni fa ha disturbato le notti di tanti spettatori.

Anche la scenografia appare curata, focalizzandosi su alcuni particolari che sapranno con successo mettere a disagio anche gli appassionati navigati di horror.

D’altronde The Grudge sa usare un linguaggio cinematografico horror che sa essere ficcante trattando, oltre alla maledizione in senso stretto, anche l’orrore che la vita riserva nella realtà: la malattia e il dolore sconfinato della perdita di una persona che si ama.

TANTO LIQUIDO ROSSO

Ma veniamo a parlare anche delle cose serie quando si parla di film di paura: il sangue. Ecco, il vitale liquido non mancherà di essere protagonista, al centro di situazioni in cui in modo esplicito si vedranno svariate scene violente.

D’altronde, la maledizione non porta solo a far male al prossimo, ma anche a se stessi. Proprio approfittando di questo, The Grudge mostrerà senza troppi fronzoli menomazioni e ferite varie che potrebbero fare urlare di disgusto lo spettatore più sensibile.

Tutto il film appare pieno di situazioni violente, che si aggiungeranno al classico jumpscare con relativo frastuono sonoro, classico mezzo (oramai abbastanza datato) per spaventare a buon mercato.

Ma non pensiate male: The Grudge non abusa di queste scene, ma cerca di accontentare (con successo) anche il pubblico maniaco dell’horror che è cresciuto a pane e L’Esorcista.

La regia funzionale ma coinvolgente, le azzeccate sonorità e soprattutto una sceneggiatura ricca di situazioni terrificanti, rendono The Grudge un horror da prendere seriamente in considerazione.

Peccato per il finale leggermente sbrigativo, ma che in parte si fa perdonare con un piccolo e macabro colpo di scena.

COMMENTO
Oramai lo avrete capito leggendo la recensione, questo The Grudge è stata un bella sorpresa horror. Quando si parla di remake e reboot, soprattutto riferiti a opere cinematografiche orientali, di solito i dubbi sono tanti. Se poi sono riferiti agli horror, genere difficile per eccellenza, la cosa si fa ancora più complessa. Invece The Grudge sa sorprendere, presentando un’ottima realizzazione e una grande cura riposta nella scenografia e nella scelta degli attori. Andrea Riseborough è perfetta come si presenta, smagrita e con gli occhi ancora gonfi per la sua recente perdita. Anche Demián Bichir è ideale nel suo ruolo, quel classico detective che non cura se stesso e che si ciba di nicotina. Soprattutto gli orrori del detective Goodman saranno estremamente impressionanti, anche perché non coinvolgeranno solo lui ma anche la sua famiglia di origine. Un finale abbastanza veloce (ma efficace) non rovina il giudizio complessivo di The Grudge, che risulta essere ideale per gli amanti degli horror. Per tutti coloro che hanno “lo spavento facile” non mi sento di consigliare The Grudge, perché potrebbero avere più di un motivo per rimanere impressionati.
7.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".