Tekken 7

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Era il 1995 quando la prima console di Sony sfoggiava, su di un lucente CD-ROM, un picchiaduro ad incontri chiamato Tekken.

Uscito prima in sala giochi, Tekken era il non plus ultra all’epoca da poter giocare tra le mura domestiche.

La saga ebbe molto successo, e divenne ben presto rappresentante dell’ottimo rapporto tra Namco (ora Namco Bandai) e Sony, che culminava in diverse conversioni in esclusiva per la console Playstation.

Oggi, con un rapido viaggio nel tempo che culmina nel 2017, Namco si è fusa con Bandai diventando Bandai Namco, e soprattutto la saga è arrivata addirittura al settimo episodio.

Anche l’esclusività per la Playstation è andata perduta ma, come vedremo fra poche righe, non l’entusiasmo ludico per una saga che, tutto sommato, ancora riesce a divertire (e gasare) il giocatore.

In Tekken 7 quello che salta all’occhio è la grafica curata con il motore tridimensionale chiamato Unreal Engine 4, che permette di mostrare modelli poligonali sicuramente convincenti e soprattutto dotati di riflessi in tempo reale di luci ed ombre che arricchiscono il quadro squisitamente tecnico.

Anche il roster dei personaggi è diventato piuttosto consistente: ben 37 personaggi con cui darsele di santa ragione, con le icone della saga ben presenti , come Yakuza, il “nonno” Heihachi, l’americano Paul oppure il sosia di Bruce Lee che si chiama Law.

Spicca poi la presenza del cattivissimo Akuma tra le fila dei lottatori. Si, avete capito bene, proprio il lottatore della serie Capcom Street Fighter diventa un combattente anche della saga di Tekken, ed è legato alla famiglia Mishima da importanti avvenimenti che coinvolgono nientedimeno che la madre di Kazuya!

Tutti personaggi chiave della saga, che Bandai Namco dubito possa eliminare dalle fila dei lottatori, per evitare di scontentare tutti i vecchi fan della saga, come colui che sta scrivendo questa recensione.

Le modalità che compaiono tra le opzioni di gioco sono diverse. Iniziamo con la modalità Storia, che intrattiene il giocatore per poche ore inscenando una storia, raccontata tramite l’ausilio di filmati in computer grafica oppure disegni, che mette al centro della sceneggiatura l’estenuante lotta tra Yakuza ed il suo dolce papà Heihachi.

Tra i due non corre buon  sangue, per usare un banale eufemismo, soprattutto da quando Heihachi ha, con nonchalance, letteralmente buttato da una rupe il figlio in tenera età, dopo averlo battuto durante un normale allenamento.

La storia del gioco verrà narrata da un giornalista che ha perso i suoi cari a causa di un bombardamento provocato da un conflitto in cui vi è protagonista anche Jin Kazama, figlio di Yakuza e quindi anch’esso appartenente alla famiglia più incasinata che possa esserci.

Con un malinconico arrangiamento musicale composto con una chitarra, la storia coinvolgerà diversi personaggi. Noi giocatori, dopo aver visto alcuni filmati, potremo prendere in mano il pad e renderci partecipi di questa fantasiosa sceneggiatura combattendo durante alcune fasi importanti del canovaccio narrativo.

Questa modalità, pur nella sua estrema fantasia e con la sua sceneggiatura da tragedia greca con il tocco grafico e stilistico di un anime giapponese, riesce ad essere coinvolgente e godibile, soprattutto perché, con alcuni artifici ludici, i programmatori hanno creato un vero e proprio piccolo excursus della storia di Tekken, con avvenimenti che si rifanno anche al passato della serie.

Quando dovremo far parte di questi combattimenti riferiti ai ricordi di Heihachi oppure di Kazuya, il gioco mostrerà  volutamente l’engine grafico appartenente ad altri episodi passati di Tekken. Una trovata sicuramente divertente e gradevole.

Oltre alla Storia principale, che coinvolge decine di personaggi oltre a quelli della famiglia Mishima, ci sarà pure la possibilità di giocare con altri lottatori nella modalità Storia dei personaggi.

La struttura di questi combattimenti è molto semplice e molto risicata nell’offerta. In pratica il combattente scelto eseguirà due round contro il suo alter-ego (pensate a Paul contro  Panda, per esempio). In caso di vittoria, il gioco mostrerà un piccolo filmato. Tutto qua.

C’è poi la modalità online, che permette di giocare in rete contro amici oppure sconosciuti, e quella che, combattimento dopo combattimento, permette al giocatore di guadagnare alcuni “tesori” che possono contenere extra come gadget oppure vestiti con cui creare un lottatore, almeno esteticamente, personalizzato.

I combattimenti rimangono ancorati alla vecchia concezione del gameplay tipico della serie, con tre novità che spiccano: una è la “Rage Art”, un’unica, potente, mossa che può esser sfruttata dal giocatore quando questo si trova in difficoltà, ovvero con poca energia a disposizione.

L’altra novità è costituita dal “Power Crush”, dei particolari attacchi che permettono di essere portati a segno anche se il nostro avversario sta attaccando a sua volta. La nostra energia tenderà a scendere lo stesso quando subiremo colpi durante questa modalità, tranne per i colpi di intensità media oppure alta.

Ultima novità è la “Rage Drive”, che permette al nostro alter ego di eseguire una mossa potenziata. Il maggior pregio di questa tecnica, che può esser e eseguita al posto della “Rage Art” è che, se dovesse essere parata, non metterebbe il nostro lottatore nei guai perché permette di scagliare l’avversario che difende a distanza.

COMMENTO
Tekken 7 è un picchiaduro divertente, discreto graficamente e, soprattutto, tradizionalista con il suo passato. Al di là delle tre novità più eclatanti che riguardano i combattimenti, che vanno ad arricchire una giocabilità da sempre perfetta, anche questo episodio non rinuncia al suo passato ed offre mosse, contromosse e gameplay generale, proprio come ce lo ricordavamo alcuni anni fa. Tutto questo può essere un pregio per i tradizionalisti, che vogliono giocare anche nel 2017 a Tekken proprio come fecero a partire dal terzo episodio, ed un grande difetto per tutti i progressisti che pensano (non a torto) che la saga potrebbe offrire molto di più con una rivisitazione più accurata del gameplay, alla luce delle capacità tecniche delle console odierne e dello sviluppo generale del medium videoludico che lo rende più maturo rispetto a venti anni fa . Oramai il dado è tratto, ed è innegabile che Namco Bandai abbia scelto la strada più sicura, quella che permette di non snaturare affatto il suo violento franchise. Un roster di 37 personaggi, una grafica definita e che trae vantaggi dall’uso di un motore grafico che si adatta perfettamente alle diverse potenzialità di ogni hardware su cui gira, ed una modalità storia che sa comunque intrattenere il giocatore rendono sicuramente Tekken 7 un prodotto appetibile per ogni cultore delle scazzottate virtuali, specialmente con amici veri e virtuali in rete per risse in multiplayer. La speranza è che, magari con il prossimo ottavo capitolo, Namco Bandai voglia anche sorprenderci oltre che intrattenerci, proprio come avvenne durante il caricamento del primo Tekken su Playstation, quando potevamo giocare ad una perfetta trasposizione dell'arcade Galaga per ingannare i tempi morti e per sbloccare novità nel gioco.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".