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Romulus, la nuova serie di Matteo Rovere che va in onda su Sky dall’8 novembre, racconta la nascita di Roma attraverso una sceneggiatura che mischia leggenda a eventi storici realmente accaduti.
Dopo aver gustato la sigla iniziale, impreziosita dalla performance canora di Elisa sulle note della canzone Shout, brano dei Tears For Fears datato 1984, siamo subito immersi nella profonda atmosfera del racconto di Matteo Rovere, di cui abbiamo avuto il piacere di vedere i primi sei episodi.
Romulus è ambientato nell’VIII secolo a.C., un tempo in cui gli uomini, qualsiasi fosse la loro estrazione sociale, devono sottostare al volere degli dèi. L’ambientazione dello Show Sky è il territorio di Alba Longa e Gabi, caratterizzato da rigogliose campagne laziali in cui sorgono agglomerati di villaggi capeggiati ognuno da un proprio re.

Sebbene ogni stanziamento debba sottostare al volere del loro capo entro i suoi confini, esiste anche un “re dei re”, che ha l‘incredibile capacità di governare e decidere le sorti di tutti i villaggi. Quest’ultimo si chiama Numitor, il nonno di Yemos (Andrea Aracangeli) e Enitos (Gabriele Buselli), due giovani che alla morte di Numitor hanno il diritto di diventare i nuovi sovrani.
E’ un brutto periodo questo, perché sono mesi che dal cielo non cade una goccia di pioggia. La siccità rischia di far morire di fame tutti gli abitanti. E’ arrivato il momento di consultare gli dèi e sottoporre a loro il giudizio sull’operato di Numitor, il quale rischia di essere punito e allontanato in esilio fino a che non giunga la morte.
UNA SENSAZIONE DI COSTANTE PERICOLO
Romulus ha la peculiarità di presentare dialoghi in protolatino, una lingua arcaica precedente al latino che noi tutti conosciamo.
Sentire gli attori recitare in questa lingua dapprima può essere straniante, ma dopo pochi attimi riesce perfettamente a introdurre lo spettatore nell’affascinante e pericolosa atmosfera della serie televisiva.
Sono tempi difficili, in cui gli uomini tendono a comportarsi come bestie feroci, spaventati dalla minaccia di una carestia oppure di sconosciuti mali. E’ un mondo brutale quello presentato da Romulus, un mondo che cerca di dare ordine alle cose solamente tramite la cieca fede negli dèi.
Una legge divina sempre dedita alle punizioni più severe e dolorose che possano mai esistere, proprio come quella riservata a Numitor, che deve rinunciare a tutta la sua vita e ai suoi affetti perdendosi nell’oblio dell’esilio. L’unica consolazione che è riservata all’uomo è quella di lasciare il trono ai nipoti.

Una certezza che presto vacillerà, perché la lotta per il potere sarà la causa scatenante degli eventi narrati in Romulus, che costringeranno Yemos a fuggire per evitare di essere la preda di suo zio Amulius (Sergio Romano).
Yemos inizierà così a conoscere una parte di mondo che mai aveva potuto vedere con i suoi occhi, fatta dell’esistenza di uomini ridotti a schiavi e oggetto di nefandezze da parte dei padroni che li costringono, durante la celebrazione della festività dei Lupercalia, a vivere per un mese intero in un bosco senza cibo.
Yemos si legherà proprio a questi schiavi , costruendo così un legame affettivo in particolare con Wiros (Francesco Di Napoli), giovane di Velia che sa difendersi a malapena.
PERSONAGGI IN COSTANTE MUTAMENTO
La cura riposta nella realizzazione di Romulus salta subito all’occhio: le prime due puntate, dirette da Matteo Rovere, mostrano fin dai primi minuti di visione come la scenografia abbia imbastito con successo la rappresentazione di spartani villaggi e rozzi insediamenti propri di quell’era storica.
Grande importanza poi è riposta nella figura del fuoco come elemento chiave da adorare e da tenere sempre accesso per rischiarare il profondo buio della sera e per permettere di allontanare le pericolose fiere affamate.

Proprio pensando al fuoco è da sottolineare il personaggio di Ilia (Marianna Fontana) figlia dell’oscuro personaggio di Amulius e vestale dedita alla custodia delle sacre fiamme che portano ristoro e protezione.
Dopo aver perduto un uomo che amava segretamente, il cuore rigonfio di ira e di delusione di Ilia le permettono di cambiare radicalmente il suo carattere. La ragazza si trasformerà in una furia assettata di vendetta che abbraccia il culto della dea Marte.
Anche Yemos, a contatto con gli schiavi e forte delle esperienze vissute con Wiros, inizierà a maturare e a essere caratterizzato da una moralità ben distinta, scevra dall’attaccamento indefesso al potere regio del nonno e rivolto anche a salvaguardare gli indifesi.




































