Pinocchio – Recensione – Garrone reinterpreta la favola universale di Collodi

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Pinocchio, dell’autore fiorentino Carlo Collodi, è probabilmente la favola italiana più famosa al mondo. La genesi di Pinocchio, un bambino nato di legno per mano del falegname Geppetto, è stata protagonista al cinema, in televisione come sul palcoscenico teatrale, sia in Italia che nel resto del mondo.

Una delle più note interpretazioni è quella dello sceneggiato televisivo a cura di Luigi Comencini, Le avventure di Pinocchio, con un indimenticabile Nino Manfredi nei panni dell’artigiano Geppetto.

In ambito cinematografico è Disney ad avere lo scettro della versione più popolare, con un film di animazione che ebbe fortuna al botteghino, reinterpretando in maniera più infantile e scanzonata le disavventure del burattino.

Pinocchio, nella versione di Matteo Garrone, si prefigge di portare sul grande schermo la favola di Collodi nella maniera più fedele possibile, non rinunciando alla rappresentazione delle scene più macabre del noto racconto, che spesso diversi autori hanno scelto di non mostrare.

UN FALEGNAME IN CERCA DI UN PASTO CALDO

Il dolce suono di un flauto, accompagnato dalle note di una malinconica chitarra, fungono da preambolo per mostrare l’umile dimora di Geppetto, interpretato da Roberto Benigni.

Il falegname appare trasandato, con la barba incolta e intento a grattare vivacemente da una vecchia forma di parmigiano le ultime briciole rimaste. Il fisico asciutto e smagrito di  Benigni è ideale per mostrare il difficile periodo che l’uomo sta passando economicamente; ogni giorno  l’uomo spera di lavorare per un ipotetico cliente, ma alla sua porta sembra che nessuno voglia bussare.

Dopo aver ottenuto un pasto caldo gratuitamente in una trattoria, l’attenzione di Geppetto viene rapita da un uomo che organizza uno spettacolo di burattini. Un’idea balena nella mente del falegname: anche lui potrebbe creare il suo burattino e girare il mondo per intrattenere il prossimo e guadagnare così soldi onestamente.

Resta solo da trovare un buon pezzo di legno da farsi donare. Sarebbe ideale rivolgersi a Mastro Ciliegia (Paolo Graziosi), che ha giusto un bel tronco che sembra adatto al caso.

Tutto è pronto affinché un anonimo pezzo di legno diventi Pinocchio, un burattino che ha la capacità di muoversi e parlare autonomamente.

UNA RIPRODUZIONE ACCURATA

Pinocchio, con la regia di Matteo Garrone e la sceneggiatura scritta da Garrone e Massimo Ceccherini, è un film stilisticamente ineccepibile.

Fin dai primi fotogrammi si possono notare come i dettagli della scenografia siano perfetti. Il borgo fiorentino dove Geppetto abita è ricco di piccole abitazioni malmesse, con intonaci e muri che soffrono di una noncuranza impossibile da evitare dato il momento storico, ambientato nell’ottocento, in cui la popolazione che soffriva di povertà era una percentuale tristemente alta e la discrepanza fra ricchi e poveri era drammatica.

In quegli anni si soffriva la fame, e lo stesso Geppetto è pronto a vendere i suoi vestiti soffrendo il freddo pur di comprare al suo nuovo figlio di legno un abbecedario, strumento indispensabile per godere di una cultura scolastica in quei tempi.

Appena compare il viso di legno rugoso di Pinocchio, si ravvisa subito come gli effetti speciali siano estremamente curati. Il film di Garrone sceglie di mostrare i personaggi della storia di Collodi in maniera cupa, optando per una rappresentazione dei fantastici amici di Pinocchio in maniera “dark”, secondo uno stile che avrebbe soddisfatto il regista Tim Burton.

Abbandonate completamente l’idea disneyana di un Grillo Parlante dall’espressione bonaria e simpatica: quello del film di Garrone è un essere verde con il viso dai tratti umanoidi, che esprime tutto tranne che un’espressione amicale.

Gli addetti agli effetti speciali, onore al merito, danno il meglio di sé soprattutto mettendo in scena i burattini animati di Mangiafuoco (Gigi Proietti), costretti a vivere con un filo sulle loro spalle e alla mercé dell’enorme uomo barbuto. Le loro espressioni sono malinconiche e tristi, proprio come si confà a delle creature sfruttate per meri guadagni, e spesso sacrificate anche per ravvivare il fuoco del loro padrone.

UN CAST NOTEVOLE

Non è solo Roberto Benigni ad impreziosire il cast di Pinocchio. L’attore fiorentino, sebbene sia quello che più di tutti gli altri riesce a emozionare durante il suo peregrinare in cerca del burattino, è in compagnia di altri attori talentuosi. Ad iniziare da Gigi Proietti che sa incarnare in modo perfetto tutta la contorta personalità e la lunaticità di Mangiafuoco, gigante sofferente di raffreddore che riesce a cuor leggero a dare fuoco alle sue marionette viventi per finire di cucinare il suo enorme montone.

Il grosso cuore arrugginito dell’uomo riesce ancora a palpitare, in una coinvolgente scena in cui è conquistato da Pinocchio e dal suo genuino altruismo.

Da sottolineare anche il ruolo del Gatto e la Volpe, rispettivamente Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini. Quest’ultimo è convincente a trasmettere tutto il sordido atteggiamento del ladro e dell’assassino. Papaleo, sebbene diverta con il suo linguaggio che sembra faccia l’eco del suo compare, risulta essere un po’ in ombra rispetto a Ceccherini.

NESSUNO E’ ESCLUSO

Pinocchio è una storia piena di personaggi fantastici, che con il loro aspetto animale ricoprono i più disparati ruoli. Il giudice a cui il burattino si rivolge, per esempio, è un irascibile gorilla, mentre l’aiutante della fata turchina è una enorme lumaca che rilascia ogni volta che si sposta una viscida scia che rischia di far perdere l’equilibrio a chiunque.

E ancora. I medici che accorrono al capezzale di Pinocchio sono una civetta e un corvo, e tutti i burattini nel film vivono di vita propria. Il racconto di Collodi è davvero un campionario di personaggi grotteschi, fantasiosi e strani, tutti riprodotti fedelmente nella trasposizione di Matteo Garrone, che rinuncia alla computer grafica per optare all’uso di effetti artigianali, con maschere di fattura inappuntabile.

Non manca nemmeno l’iconica balena, che più di tutti sottolinea come il look delle creature sia a un passo dall’essere angosciante, ma proprio per questo adatto e appetibile per un pubblico adulto appassionato della favola italiana per eccellenza.

COMMENTO
Il Pinocchio di Matteo Garrone è sicuramente un film da vedere per molteplici motivi. Con uno stile estremamente ricercato, il burattino secondo Garrone è calato in una storia cupa in cui ogni personaggio ha la capacità di esprimere un ventaglio variegato di sentimenti. L’attore Federico Ielapi, nei panni del burattino, è abile nel mostrare l’incredulità e la grande ingenuità del bambino di legno. Il film rapisce per la sua realizzazione, con brulli scorci catturati dalla cinepresa che esaltano l’ottima fotografia del film, caratterizzata da una illuminazione che predilige molte scene notturne in cui la nebbia avvolge le campagne toscane. Certo, il ritmo della narrazione cinematografica è lento, soprattutto nei tempi di recitazione che sicuramente non rispecchiano quelli propri della produzione cinematografica attuale. Ma il racconto di Collodi non si è mai prestato ad essere rappresentato come una storia dalla narrazione veloce e piena di verve, piuttosto come un racconto illustrato che potesse esprimere più di una morale. Gli unici dubbi riguardano quale tipo di pubblico possa essere adatto alla visione del film di Garrone. Sicuramente tutti gli adulti che amano godere di una nuova rappresentazione della favola delle loro infanzia, proveranno immenso piacere durante la visione, ma rimango perplesso riguardo il pubblico dei più piccoli. Questi ultimi potrebbero avere qualche problema con i tempi compassati del film e con le creature contraddistinte da fisionomie impressionabili.
8.4
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".