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sabato, Settembre 5, 2026

Mio zio Jens: nei cinema a ottobre il film di Brwa Vahabpour che parla di migrazione e identità

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Arriverà nelle sale cinematografiche italiane dal 1 ottobre 2026 Mio zio Jens, il film diretto dal regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour e distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione.

Il film rappresenta l’esordio nel lungometraggio di Vahabpour e racconta con ironia, sensibilità e leggerezza il rapporto tra un giovane cresciuto in Norvegia e lo zio arrivato dal Kurdistan iraniano. Una storia che affronta i temi della migrazione, dell’identità e del legame con le proprie radici.

In attesa dell’uscita, sono stati diffusi il trailer e il poster ufficiale del film.

La trama di Mio zio Jens

Protagonista della storia è Akam, un giovane insegnante di letteratura che conduce una vita tranquilla a Oslo. Il suo equilibrio viene però improvvisamente sconvolto dall’arrivo di Khdr, uno zio con il quale aveva perso da tempo i contatti e che arriva dalla regione iraniana del Kurdistan.

Nonostante Akam condivida già un piccolo appartamento con alcuni amici, si sente moralmente obbligato a ospitare il parente per qualche giorno.

Quella che dovrebbe essere una breve visita si trasforma però in una convivenza molto più lunga del previsto. Khdr sembra sentirsi completamente a casa e non dà alcun segno di voler ripartire.

Tra incomprensioni, tensioni domestiche e situazioni dal risvolto comico, Akam comincia così a intuire che dietro l’arrivo dello zio potrebbe nascondersi qualcosa di più profondo di una semplice visita familiare.

Una serie di rivelazioni ed eventi inattesi porterà entrambi a confrontarsi con il proprio passato, con le rispettive responsabilità e con il significato stesso di sentirsi davvero a casa.

Una storia di migrazione, identità e umorismo

La regia di Brwa Vahabpour alterna momenti più leggeri e situazioni intime, affrontando il difficile equilibrio tra le aspettative della famiglia e della società e il desiderio di poter scegliere liberamente la propria vita.

Al centro di Mio zio Jens c’è anche la condizione di chi vive tra culture differenti e deve continuamente ridefinire la propria identità, il rapporto con le proprie origini e il significato della parola casa.

Il regista ha inoltre scelto di raccontare il tema della migrazione senza rinunciare all’umorismo e alle contraddizioni della vita quotidiana.

Secondo Vahabpour, le storie legate alla migrazione vengono spesso raccontate esclusivamente attraverso il dramma e la sofferenza, mentre il film vuole mostrare anche la comicità che può emergere nelle situazioni più complesse e dolorose.

Il ruolo della lingua nel film

Un elemento centrale della storia è rappresentato dalla lingua, che in Mio zio Jens diventa molto più di un semplice strumento di comunicazione.

Per il regista, la lingua può rappresentare una forma di potere per chi la padroneggia, ma anche una fonte di fragilità e vulnerabilità per chi non riesce a esprimersi pienamente.

Traduzioni, fraintendimenti e parole che possono cambiare significato a seconda di chi le pronuncia diventano così parte integrante del rapporto tra Akam e Khdr.

Il protagonista, attraverso la relazione con lo zio, sarà inoltre costretto a confrontarsi con aspetti della propria identità che non aveva mai considerato fino a quel momento.

Per questa ragione, Cineclub Internazionale Distribuzione ha scelto di mantenere entrambe le lingue parlate nel film senza ricorrere al doppiaggio italiano, proponendo l’opera in lingua originale con sottotitoli.

Il rapporto tra Akam e Khdr

La permanenza dello zio rappresenta il punto di partenza di un percorso molto più profondo per Akam.

Il giovane dovrà interrogarsi sul rapporto con le proprie radici e su un’eredità che non è composta soltanto da tradizioni e affetti, ma anche dalle conseguenze di un trauma collettivo e dello sradicamento vissuto dal popolo curdo.

L’incontro tra i due uomini diventa così anche un confronto tra generazioni e differenti modi di vivere il senso di appartenenza.

Con uno sguardo affettuoso ma mai indulgente verso i suoi personaggi, Mio zio Jens trasforma una convivenza forzata in una storia universale sui legami familiari e sulla ricerca del proprio posto nel mondo.

Il patrocinio di Amnesty International Italia

Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia.

L’associazione ha sottolineato come, attraverso battute e dialoghi capaci di suscitare il sorriso, Mio zio Jens affronti le dinamiche sempre più complesse dell’asilo in Europa e racconti le ragioni che costringono il popolo curdo a lasciare il proprio Paese.

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