La sceneggiatura di Luna Park sceglie di ambientare il plot durante gli anni ’60 a Roma; la capitale italiana ai tempi era il ritrovo preferito di molte star del cinema nostrano (e internazionale), che con la loro presenza glamour e d’effetto instillavano nei loro fan un vero e proprio divismo, sentimento che a quei tempi prendeva forma soprattutto nel  giovane pubblico appassionato.

Sebbene osservando distrattamente il trailer della nuova serie televisiva Netflix si possa pensare che la struttura cardine della sceneggiatura punti soprattutto a rappresentare i bei tempi della Dolce Vita romana attraverso scenografie e colonne sonore ad hoc, la verità è del tutto diversa.

Luna Park racconta la storia di Nora (Simona Tabasco) e di Rosa (Lia Grieco), due giovani ragazze che, senza saperlo, condividono un importante segreto del loro passato. Un segreto che le ha tenute separate per molti anni.

Il loro incontro permetterà di instaurare un’amicizia che rivelerà ad entrambe vicende complesse e inaspettate che riguardano le loro rispettive famiglie.

DUE CUORI CHE BATTONO ALL’UNISONO, DUE VITE COSI’ DIFFERENTI

Le vite di Nora e Rosa non potrebbero essere più differenti: la prima lavora come giostraia in un Luna Park che la sua famiglia con fatica è riuscita a costruire, mentre la seconda studia all’università e può godere di un tenore di vita molto alto, perché figlia di un ricco imprenditore edilizio (Tullio, interpretato da Paolo Calabresi).

Nora è una ragazza semplice, che non ha mai potuto saggiare una vita fatta di ozi e comfort, ma solo di duro lavoro e di espedienti che spesso non erano troppo legali.

Sebbene i giorni spesso siano faticosi con tutto il lavoro che richiede la gestione di un Luna Park, suo padre Antonio (Tommaso Ragno) e sua nonna Miranda (Milvia Marigliano) sono sempre presenti nella sua vita e non sono avari nel dimostrarle un certo affetto.

Rosa è un personaggio che soffre di una dolorosa perdita che subì quando era ancora molto piccola e appare, sopratutto nelle primissime puntate, un’adolescente risucchiata nel vortice della sua quotidianità tipicamente borghese, passata tra libri universitari e qualche partita a tennis nel campo privato della loro villa assieme a suo fratello Giggi (Guglielmo Poggi) e ai suoi amici Matteo (Edoardo Coen) e Simone (Alessio Lapice).

Rosa, Giggi, Matteo e  Simone rappresenteranno i personaggi principali dello show Netflix,a cui in seguito si unirà anche Nora.

Questi ragazzi condivideranno una spontanea amicizia, e la loro estrazione sociale così diversificata sarà un ottimo spunto per fotografare le marcate divisioni delle classi sociali dell’epoca.

UN RACCONTO DIVERSIFICATO

Quella che sembra una serie televisiva che offre un racconto basato sull’incontro tra queste due ragazze inconsapevolmente unite da un legame inaspettato,  in verità offre una sceneggiatura ricca di avvenimenti, che travalicano il semplice sentimentalismo.

Dopo la prima puntata, utile a conoscere il passato di Nora e come esso sia legato a quello di Rosa, Luna Park imbastisce una storia che si arricchisce di elementi cari al genere giallo e non solo.

L’entrata in scena di Sandro Ralli (Giulio Corso), famosissimo attore cinematografico, apre le porte ad una storia inedita che caratterizzerà il plot di situazioni più emozionanti e inaspettate.

Durante la visione delle puntate appare chiaro come la sceneggiatura voglia arricchire i personaggi della serie con diverse sfumature caratteriali, per rendere più naturale la loro evoluzione comportamentale mentre vivono avvenimenti importanti e spesso gravosi.

Il racconto seriale, in questo modo, si rende più appetibile e stimolante, soprattutto perché riesce a rimodellare efficacemente i ruoli dei personaggi, intenti a sfoggiare spesso un atteggiamento inedito perché coinvolto in situazioni che hanno potenzialmente capacità di far cambiare il loro destino.

LA FAMIGLIA E’ IMPORTANTE

Sebbene siano fondamentali le vicende di Rosa, Nora e degli altri giovani protagonisti, le loro famiglie rivestono anch’esse un ruolo estremamente importante all’interno della sceneggiatura.

Tullio, padre di Rosa e di Giggi (interpretato da Paolo Calabresi), rispecchia in toto la figura del ricco borghese imprenditore estremamente superficiale, che ha l’errata convinzione che con i soldi si possa rimediare a quasi tutti i problemi della vita.

Una convinzione errata, anche solo pensando alla moglie Lucia (Fabrizia Sacchi) donna che ha nell’animo dolose cicatrici a causa di un evento fortemente doloroso. Lucia è una donna gentile, che non fa fatica a riempire di amore i suoi figli e, tutto sommato, non attribuisce al denaro una grossa considerazione.

La figura della nonna e del padre di Nora sono fondamentali per sviscerare il segreto che attanaglia da anni tutta la sua famiglia. Nonna Miranda appare come una donna forte e disincantata, che però non ha mai permesso al dolore di inasprire il suo cuore. Proprio per questo la nipote Nora suscita in lei una grande tenerezza.

Antonio per Nora è un padre presente e affettuoso. Uomo che ama progettare nuove giostre e dall’animo semplice e poetico, Antonio è stato sempre abile nel riempire il vuoto di Nora, rappresentato dall’assenza della madre, con un atteggiamento dolce e protettivo.

Anche il fratello di Antonio, Ettore (Mario Sgueglia), è una figura preponderante all’interno della serie Netflix. Ettore è un uomo arrivista che farebbe di tutto per arricchirsi.

Un personaggio che non necessariamente è tratteggiato come negativo ma che, ubriaco da promesse di ricchezza, compirà errori che porteranno guai a sé e a tutti i suoi cari.

Da sottolineare anche la famiglia di Matteo e Simone, perché la loro rappresentazione sarà centrale per affrontare il tema del sentimento politico che imperversava durante quegli anni, con lo schieramento di ideologie orientate a destra che si contrapponevano a quelle di sinistra; questi ultimi, odiando il nuovo liberalismo economico che idolatrava la ricchezza e la mercificazione delle persone, durante gli anni ’60 erano reputati potenziali soggetti pericolosi per la stabilità politica italiana.

COMMENTO
Luna Park è una serie Netflix riuscita e a tratti coinvolgente, che sfoggia una sceneggiatura ricca di avvenimenti. Quello che poteva sembrare di primo acchito un plot che poteva basarsi unicamente sulla storia di Rosa e Nora, differentemente è caratterizzato da numerose vicende che riescono con successo a rappresentare un’epoca e anche alcune ideologie politiche di quegli anni. La vita di Nora, che si contrappone a quella agiata di Rosa, è perfetta per rimarcare la diversa mentalità di una classe borghese rispetto a quella di una famiglia di giostrai, dedita all’arte circense in passato ed ora stanziata a Roma dopo aver costruito un grande Luna Park. Il confronto e l’amicizia tra queste due ragazze metterà in moto situazioni che sfoceranno in cambiamenti anche importanti del carattere di ognuna di loro. Soprattutto pensando a Rosa, che da studiosa universitaria supina all’autorità degli arroganti professori universitari dal comportamento maschilista, svilupperà un atteggiamento che rappresenterà pienamente i primi vagiti del pensiero femminista, pronto ad irrompere nel mondo durante gli anni seguenti. Oltre a fotografare un’epoca attraverso l’amicizia e i rapporti sentimentali di questi ragazzi, Luna Park offre anche una storia che sfocia nel pieno genere giallo, in cui sarà protagonista un personaggio insospettabile. Un pretesto ideale non solo per arricchire la storia, ma anche per mettere in scena lo strapotere di tutti coloro che gestivano la televisione e lo spettacolo in quegli anni, all’epoca intoccabili e detentori di un potere al di sopra della legge. Anche la Seconda Guerra Mondiale sarà trattata dalla serie, con un lungo flashback che restituisce un’atmosfera tetra e drammatica, proprio come si respirava durante il conflitto. Insomma, con un’ottima regia e una scenografia che riesce con successo a mostrare le poetiche installazioni delle giostre, proprio come molti spettatori le avranno vissute in giovane età, Luna Park è uno show convincente, che sicuramente dovrà giovare almeno di una seconda stagione per continuare il racconto, interrotto (forse in maniera troppo tranchant) alla fine dell’ultima puntata.
7.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".