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La recensione de L’arte della gioia, serie Sky Original diretta da Valeria Golino liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza. Dal 28 febbraio 2025 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW.

L’arte della gioia è un romanzo redatto nel lontano 1976. L’autrice Goliarda Sapienza non è mai riuscita a trovare un editore che pubblicasse il suo scritto, una storia ambientata ai primi del ‘900 in Sicilia che racconta di Modesta, orfana che cerca in tutti i modi di costruirsi una vita migliore.

I motivi per cui il romanzo fu rifiutato da svariate case editrici sono la natura scabrosa del racconto, che descrive Modesta come una ragazza da sempre incuriosita verso il sesso e vogliosa di gestire il proprio corpo secondo il suo volere e intenta a non sottostare alle rigide regole di una società fortemente maschilista.

Fu solo nel 1998 che L’arte della Gioia fu pubblicato dal marito di Goliarda Sapienza in poche copie.

SPERANZA E SCONCERTO IN UN CONVENTO

Dopo il grave incidente che ha tolto a vita a tutta la famiglia di Modesta, il futuro di questa bambina è in mano ad alcune suore in un convento.

L’irrefrenabile vivacità e i modi così selvaggi di Modesta cozzano irrimediabilmente con il modus vivendi delle donne che hanno giurato eterna fedeltà al Signore.

Questa bambina non sa nemmeno mangiare con le posate e ogni volta che si nutre si serve delle sue mani per portare il cibo alla bocca. Una scena indecorosa per quelle monache.

Se la maggior parte delle suore è intenzionata ad adottare un comportamento severo con Modesta, fra di loro c’è una figura diversa che accetta la diversità della nuova inquilina del convento con dolcezza e pazienza. Si chiama Leonora e ricopre il ruolo di madre superiora (interpretata da Jasmine Trinca).

Una scena della serie Sky L'arte della gioia.
Leonora dispensa affetto a Modesta da bambina

Quando quella bambina con i capelli arruffati restia alle regole diventa una ragazza (ora nei panni di Tecla Insolia) inizia il vero racconto de L’arte della gioia, incentrato sul particolare rapporto di Modesta con Leonora.

La soave regia di Valeria Golino riesce con efficacia a tratteggiare gli sguardi complici e ammalianti di Modesta verso la madre superiora, sguardi che tradiscono un affetto che sta diventando una vera e propria passione.

La tensione emotiva osservando Modesta ogni volta che interagisce con Leonora è palpabile e spesso si trasforma in vero e proprio trasporto erotico.

Se Modesta non nasconde a sé stessa e a Leonora le sue intenzioni sentimentali, differentemente l’animo del personaggio interpretato ottimamente da Jasmine Trinca è pieno di dubbi e di atroci sensi di colpa.

Sarà proprio l’ineffabile sentimento di Modesta verso Leonora a costringere questa giovane ragazza siciliana a compiere gesti insani.

La piccola Modesta nella serie L'arte della gioia.
Una terribile punizione subita da Modesta quando era bambina

ALLA RICERCA DI UNA NUOVA ESISTENZA

Se nelle prime due puntate il racconto seriale si concentra su Modesta e Leonora, le restanti quattro sono ambientate nel palazzo della principessa Gaia Brandiforti (Valeria Bruni Tedeschi).

In questo luogo Modesta affinerà la sua cultura e maturerà un atteggiamento ancora più disinibito verso le gioie della voluttuosità, legando con Beatrice (Alma Noce), la più giovane della famiglia Brandiforti, e scontrandosi con la ruvida ma magnetica personalità di Carmine (Guido Caprino), uomo che gestisce i possedimenti terrieri dei Brandiforti.

Nel contesto dello sfarzoso palazzo della principessa Gaia, personaggio reso singolare e riuscito grazie al talento di Valeria Bruni Tedeschi, il racconto de L’arte della gioia si dilata e perde in qualche modo efficacia.

Durante le numerose scene all’interno delle mura principesche, caratterizzate da un irrinunciabile ritmo compassato, si perdono per sempre le tracce narrative di quell’inappropriato sentimento platonico di Modesta verso Leonora in favore di piccoli colpi di scena e di avvenimenti che plasmano irrimediabilmente il carattere di Modesta.

Valeria Bruni Tedeschi e Alma Noce ne L'arte della gioia.
In foto la principessa Gaia Brandiforti e Beatrice

Da innocente bersaglio, fin dalla tenera età, di iniqui comportamenti che le hanno fatto credere che l’amore fosse un sentimento distorto, Modesta diventa anche carnefice.

Se nelle prime due perfette puntate la condotta di Modesta può essere in qualche modo accettata a fronte degli inaspettati sentimenti che la coinvolgono, quello che compie in futuro sono atti che in qualche modo “volgarizzano” tutto l’apprezzabile afflato femminista che permea la sceneggiatura, perché rendono il personaggio principale non solo una donna in cerca di una sua dimensione personale ma anche un’avida arrivista.

Nel palazzo della principessa manca anche il coinvolgimento erotico presente quando la scena è impreziosita da Jasmine Trinca: alcune scene passionali appaiono quasi scollate dal racconto e sembrano servire solo come piccante diversivo per spezzare il blando ritmo degli eventi.

Anche la regia di Valeria Golino cambia e diventa canonica, diversa da come si era posta durante le prime due puntate anche grazie ai continui flashback di Modesta che garantivano una certa brillantezza narrativa.

Dove vedere L'arte della gioia
COMMENTO
Forte di una scenografia impeccabile, di splendidi costumi e di una regia ottimale, L'arte della gioia è sicuramente una serie da vedere, anche solo per scoprire quanto possa essere scabroso il romanzo di Goliarda Sapienza da cui è tratto lo show Sky. Sebbene la regia di Valeria Golino non voglia indugiare a mostrare atti sessuali in modo esplicito, L'arte della gioia riesce in più di un'occasione a trasmettere un grande senso di erotismo, soprattutto quando viene narrata la vicenda che coinvolge il personaggio di Jasmine Trinca. Se lo spettatore si ritrova a essere volutamente morboso (e compiaciuto) nel vedere come andrà a finire il rapporto tra Modesta e la madre superiora durante le prime due puntate, le cose cambiano dopo che Jasmine Trinca esce fuori dalle scene. Il prosieguo del racconto di Modesta è abile nel presentare i vizi della nobiltà e come gli altolocati dell'epoca vivessero soffocati dai pregiudizi, ma non riesce pienamente a coinvolgere a causa di una struttura narrativa che forse poteva rinunciare ad almeno due puntate per rendere il racconto seriale più snello. Oltre a questo, la figura di Modesta a poco a poco si adombra e diventa quella di una donna con cui è difficile parteggiare, perché foriera di azioni troppo gravose, anche se compiute in nome della spasmodica ricerca della felicità.
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Luca Spina
Dopo la visione di Grosso guaio a Chinatown a dieci anni, ho capito che il cinema sarebbe diventato la mia più grande passione. Poco dopo, un computer ZX Spectrum mi ha fatto innamorare dei videogiochi e della tecnologia. Sono il direttore di PressView.it, portale dedicato a cinema, serie TV e gaming, dove scrivo unendo curiosità e spirito critico. Le serie TV mi accompagnano da sempre — da Il mio amico Arnold a Happy Days — e ancora oggi rappresentano uno dei piaceri più autentici del mio lavoro.
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