A volte si esagera. Succede anche per la legge. Pensiamo a Jesus Quintana (John Turturro), un uomo che per un’inezia di cui non era nemmeno colpevole si ritrova a scontare sei mesi di carcere.

E pensare che in passato aveva fatto ben peggio, dalle rapine fino a vari furti. Ma tutto passa, anche i lunghi mesi al fresco ora sono un ricordo per Jesus, che si è ritagliato la sua bella fetta di notorietà dietro le sbarre, soprattutto per aver fatto vincere il torneo di bowling alla squadra carceraria.

Jesus ora è un uomo libero. Libero di vivere la sua vita e ritrovarsi con il suo caro amico Petey (Bobby Cannavale), che lo aspetta all’uscita proprio per essere il primo a regalare un sorriso fraterno all’amico di sempre.

LE CATTIVE ABITUDINI NON PASSANO

Jesus e Petey sono due disadattati, che non riescono a vivere seguendo determinate regole. Anche se in libertà vigilata, i due resistono solo pochi minuti prima di infrangere di nuovo l’odiata legge.

La prima macchina che si palesa agli occhi di Jesus, una bella auto d’epoca, è subito violata con il suo cacciavite. E’ un attimo e i due si ritrovano per strada. La loro meta? In realtà nessuna, solo voglia di vivere a modo loro.

Ma in tre le cose sono più divertenti, soprattutto se il terzo è una bella ragazza nata in Francia. L’incontro con Marie (Audrey Tautou, indimenticabile nel cult Il favoloso mondo di Amélie) rivela tutta l’ironia che permane il film di John Turturro.

La donna, che lavorava con un vanesio e ridicolo parrucchiere, in un attimo si ritrova con due sconosciuti che rappresenteranno l’occasione migliore per lei di godere pienamente la sua vita.

LIBERTA’ E CONDIVISIONE

Jesus, Petey e Marie ora sono un vero e proprio trio. La ragazza è abituata a godersi una sessualità priva di riserve e soprattutto di gelosie fuori luogo.

Il suo atteggiamento sarà ideale per far nascere un eccellente sodalizio amicale e lussurioso, con diverse scene che ritraggono lo spontaneo mènage à trois consumarsi in un modo che potrebbe apparire grottesco.

Ma l’atmosfera ironica e la sceneggiatura coerente riescono a rendere queste scene del tutto naturali da osservare.

Il personaggio interpretato da John Turturro da subito si palesa come un uomo alternativo, a suo modo galante e scevro da pregiudizi.

Anche Petey, rappresentato come un uomo meno incisivo di Jesus e con una personalità più iraconda, si incastra perfettamente con le abitudini del suo migliore amico.

Non ci sono regole scritte, ci si ama in tre; in questo modo Petey è libero di  sfogare i suoi naturali istinti sessuali da troppo tempo soffocati dalla prigionia.

UNA COMMEDIA A TRATTI DRAMMATICA

Chi pagherà il biglietto al cinema per vedere Jesus Rolls, molto probabilmente si aspetterà di vedere una commedia in cui regneranno grosse risate.

In parte ciò è vero. Dopo aver visto tutto il film, e soprattutto conosciuto il personaggio di Jean, interpretato da Susan Sarandon, appare chiaro che John Turturro abbia voluto inserire nella sceneggiatura diversi concetti importanti e profondi.

Sembra quasi che Jesus rispecchi molti lati caratteriali dell’attore John Turturro, soprattutto pensando alla profonda stima che l’abile giocatore di bowling nutre per l’universo femminile.

Jesus Rolls è costellato da scene che testimoniano come l’uomo adori le donne, indipendentemente dalla loro etnia e dal colore della loro pelle.

Anche la figura materna di Jesus appare nel film, nei panni di una ancora fascinosa Sonia Braga. Una madre storpiata nella figura pura e idilliaca che noi tutti vorremmo attribuire a chi ci ha donato la vita.

Il suo lavoro non è così aulico e Jesus se ne accorge chiaramente. Ma questo non impedisce all’uomo di evitare pregiudizi scontati e, a modo suo, si cura della donna e allontana coloro che possano approfittare della sua sensualità.

MOLTE STORIE DA RACCONTARE

Sebbene Jesus Rolls sia contraddistinto da numerosi dialoghi con cui gli interpreti svelano le loro defiance e le loro frustrazioni, John Turturro ha scelto di caratterizzare il film con alcuni indizi che possano richiamare alla mente situazioni profondamente drammatiche.

Turturro è stato piuttosto abile nel celare, all’interno di un plot che di primo acchito possa sembrare incredibilmente leggero, sensazioni malinconiche e avvenimenti commoventi.

Jesus e Petey, durante il loro viaggio on the road a bordo di macchine rubate, conoscono alcune persone e difficilmente riescono a disinteressarsi ai loro problemi.

Il loro viaggio illegale e votato al saccheggio, seppur privo di alcuna violenza, mostra il lato più vero di molte persone, rappresentative dell’umanità, della loro fragilità e stupidità.

Un carosello emotivo riuscito ma appena accennato, che può in questo modo stimolare il pensiero dello spettatore.

Da sottolineare la lodevole colonna sonora composta da musiche che prendono in prestito sonorità del mambo, della salsa e del flamenco.

COMMENTO
Jesus Rolls è uno dei film che più rappresenta la personalità di John Turturro. Il film potrebbe essere liquidato come una sciocca commedia che racconta di due amici disagiati, ma in verità nasconde diversi pregi che lo rendono molto più profondo di quello che potrebbe sembrare. La sceneggiatura è costellata di dialoghi e scene che vogliono descrivere una buona parte di quell’umanità reietta e non accettata. La libertà che pervade nel rapporto tra Jesus, Petey e Marie è un vero e proprio pugno in faccia a tutti i benpensanti, che sicuramente chiuderanno gli occhi davanti ad alcune scene più intime. Ma Jesus, come Turturro, non se ne cura. Non vi è malizia nel loro rapporto. L’uomo è capace non solo di rubare, ma anche di dispensare enorme umanità soprattutto verso donne rimaste sole e schiacciate dalla società. Jesus Rolls è un vero e proprio “cavallo di Troia” cinematografico, perché entrerà facilmente in numerose sale come film comico e ironico, ma riuscirà con il suo plot a denunciare alcune ingiustizie ancora oggi rimaste impunite.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".