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Uscito nel 2015 e diretto da Stefano Sollima, il film Suburra raccontava per la prima volta al cinema tutti i loschi traffici che avevano come teatro la capitale d’Italia.
Una rete illegale che coinvolgeva non solo piccoli spacciatori che operavano localmente, ma anche importanti esponenti del mondo politico e religioso che, forti del loro importante ruolo, orchestravano grandi piani economici affinché si arricchissero con mezzi illeciti.
Un ritratto impietoso di tutta quella mafia che sembrava dovesse operare solo nel sud Italia, ma che invece era fortemente radicata anche nella città eterna.
Dal 2017 Suburra diventa una serie televisiva esclusiva Netflix e porta dentro le case degli abbonati le drammatiche vicende di tutti i protagonisti del film originale, come Aureliano Adami, interpretato da Alessandro Borghi e Spadino Anacleti (Giacomo Ferrara).
Dal 30 ottobre arriverà in streaming la stagione conclusiva di Suburra, attraverso sei episodi che racconteranno la lotta finale tra la profana trinità composta da Chiesa, Stato e Crimine.
IL GIUBILEO E LA PROMESSA DELLA RICCHEZZA
Nella prima stagione di Suburra la sceneggiatura metteva in scena come protagonisti il Vaticano e la possibilità della costruzione di un nuovo porto a Ostia, mentre nella seconda il focus era principalmente rivolto verso l’aspra lotta politica che prevedeva l’elezione di un nuovo sindaco.
La stagione finale è ambientata totalmente a Roma, che si prepara ad ospitare il Giubileo del 2000. Una ghiotta possibilità per la malavita di mettere mano a progetti che possano fruttare miliardi.
I due protagonisti Aureliano e Spadino, legati da una profonda amicizia che va oltre gli affari, sono determinati a diventare i nuovi re di Roma, costi quel che costi.

Se prima potevano operare illegalmente solo nel territorio di Ostia, ora la zona marittima romana appare troppo piccola per loro. Obiettivo finale è la capitale, visto che Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi), il fratello di Spadino, sembra essere fuori gioco dagli affari dovendo scontare diversi anni di carcere.
L’ostacolo più grande è rappresentato da Samurai (Francesco Acquaroli), l’uomo simbolo della malavita romana che da anni amministra tutti gli affari nella capitale, forte della sua incredibile esperienza e delle importanti conoscenze con cui è in contatto.
A ROMA NON SPLENDE MAI IL SOLE
La prima puntata della stagione finale di Suburra si apre con una scena che ritrae Samurai sul suo cavallo. Un rapido flashback ci fa vivere la giovinezza di quest’uomo, in un momento in cui la madre lo esorta a diventare un uomo capace di comandare.
La location di questa scena è immersa in una profonda nebbia che dona un’efficace atmosfera onirica, carica di una calma serafica in netta opposizione al mood generale di tutte le puntate di cui si compone la serie, piene di tensione e pathos fin dall’episodio numero uno.
La luce che coinvolge il rugoso e vissuto volto di Samurai è bianca e neutrale, proprio come il suo profilo emotivo, caratterizzato da un atteggiamento amorale che non conosce il valore della vita ma solo quello degli affari.
Questa impronta fotografica sarà la stessa per tutta la durata della serie, con il sole che difficilmente accarezzerà i volti dei violenti protagonisti di Suburra e della splendida metropoli.
Saranno solo le riprese aeree a restituire tutta la bellezza della città eterna, con il cielo limpido e azzurro che fungerà da palcoscenico ideale per apprezzare le bellezze storiche e architettoniche romane.

IL MARCIO DOVE MENO TE LO ASPETTI
Se appare quasi lecito aspettarsi che individui come Aurelio e Spadino diventino dei fuorilegge, avendo vissuto in ambienti dove vivere illegalmente erano l’unica via per sopravvivere, la serie Suburra vuole sottolineare anche come la cattiveria e la sete di potere, quelle più subdole e inaspettate, appartengano a persone insospettabili.
Che ci si vesta con giacca e cravatta oppure con un abito talare, la situazione non cambia: il male sa essere ancora più predominante in questi soggetti, come vedremo durante questa final season seguendo la storia di Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro) e del Cardinale Fiorenzo Nascari (Alberto Cracco).
L’uno impegnato nella politica e quindi nel potere temporale, l’altro che opera nella Chiesa e quindi insignito dell’onorevole capacità di gestire il potere spirituale.
Due personaggi che saranno fondamentali negli assetti di potere della malavita romana, assettata di ricchezza pensando a quello che potrebbe gestire traendo vantaggio dall’incredibile evento del Giubileo.

DUE AMICI FRATERNI
Il rapporto d’amicizia di Aurelio e Spadino si riconferma saldo e sincero anche durante questi episodi, e stavolta coinvolge anche le loro rispettive compagne.
Le due ragazze iniziano a frequentarsi come amiche, forti della possibilità di poter gestire i business illegali assieme per aiutare i loro rispettivi compagni. Un atteggiamento dunque progressista quello di Aurelio e Spadino, che neutralizza l’idea del maschio come unico detentore del potere.
La sceneggiatura, avara di momenti di dolcezza e di commozione, sceglie di riservare proprio ad Aurelio e Spadino quei pochi attimi in cui gli attori si prodigano a mostrare dei sentimenti.
Due ragazzi a cui non hanno mai insegnato come amare ma che, in modo istintivo, aprono il loro cuore nero al sentimento d’amicizia e di rispetto verso la figura femminile.

UNA CONFERMA D’ECCELLENZA
Suburra, anche in questa terza stagione, si riconferma una serie realizzata egregiamente che regala numerosi momenti di tensione emotiva, servendosi di una regia perfettamente capace di instillare nello spettatore una perenne tensione.
Con solo sei episodi, durata simile a una miniserie, la stagione finale di Suburra ha la possibilità di riservare quasi un colpo di scena a ogni puntata, azzerando completamente qualsiasi sensazione di noia.
Il risultato è uno show brillante e appassionante nella sua incessante drammaticità e nella estrema cura nel tratteggiare anche i personaggi secondari.
Azione, sparatorie e tanto dramma familiare: questo è Suburra, che offre un finale perfettamente in linea con la filosofia realista e credibile della sceneggiatura.




































