Il tempo è quella invenzione dell’uomo che permette di ordinare le nostre giornate e, così, tutte le nostre esistenze.

Sappiamo che l’ordine temporale è prettamente lineare e senza soluzione di continuità. Migliaia e migliaia di ore scorrono incessantemente da millenni, creando un ciclo infinito di giornate che costituiscono il teatro principale dell’esistenza umana.

La serie Netflix tedesca Dark, attraverso una ricca sceneggiatura fantastica, ha mostrato a tutti noi come il tempo non sia sempre lineare ma deformabile a proprio piacere, grazie a incredibili viaggi nel tempo che i personaggi dello show Netflix compiono durante le prime due stagioni già presenti nel palinsesto streaming.

Con la terza e ultima serie, Dark vuole scrivere la parola fine alle escursioni temporali del protagonista principale Jonas, e cercare di soddisfare così la sua incessabile voglia di salvare il mondo da una catastrofe che sembra non possa essere evitata in alcun modo.

LA REALTÀ’ NON E’ UNIVOCA

Caratteristica principale di Dark non è mai stata la rappresentazione dei viaggi nel tempo, concetto abusato più volte in molteplici media d’intrattenimento, bensì la complessa sceneggiatura che racconta le vicende di quattro famiglie diverse, i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e i Tiedemann.

Se nella prima stagione di Dark le scorribande nel passato e nel futuro erano destinate solo a Jonas e a pochi altri eletti, durante la seconda il plot ha permesso a numerosi personaggi di conoscere l’incredibile capacità di viaggiare nel tempo, imbastendo così nuove relazioni nel passato che hanno creato inediti rapporti parentali nel futuro.

I concetti di causa ed effetto hanno provocato più di un mal di testa ad ogni spettatore, che spesso doveva interrompere la visione della serie per ripassare letteralmente i nuovi gradi di parentela formatisi e capire così il ruolo di ogni personaggio nell’intricata trama.

Arrivata la terza stagione, i (sadici)  sceneggiatori ci prendono ancora più gusto e aggiungono una novità che creerà altre identità per ognuno di loro.

TIC TAC, TIC TAC

Quello a cui assisteremo nella terza stagione di Dark  sarà un continuo viaggio in anni diversi, fatto di salti temporali soprattutto nel passato, ma anche decine di anni nel futuro.

Sono così numerose le scene che mostrano il piegarsi del tempo indietro e in avanti che gli sceneggiatori sono dovuti ricorrere a diversi effetti visivi e sonori per sottolineare il processo e avvertire così lo spettatore del cambio repentino di epoca.

Specie durante le ultime puntante, questi excursus temporali si susseguono ad un ritmo fin troppo forsennato, creando un leggero senso di disorientamento, soprattutto quando ci si accorge che i personaggi a volte sono ridotti a vere e proprie pedine disposte in una scacchiera temporale, affinché possano imbastire un evento particolare che scateni nuovi effetti nel futuro.

Un turbinio di situazioni, alcune violente, altre di natura passionale, che mutano infinite volte gli eventi futuri, in un loop temporale da cui il povero Jonas, ferito nell’anima e anche nell’aspetto, non riesce proprio a districarsi. Il risultato pare che sia sempre lo stesso, catastrofico e spaventoso nella sua dirompente forza distruttiva.

DUE ANIME UNITE

Dark, in questa ultima stagione, presenta un canovaccio che da ampio spazio anche alla difficile e particolare storia d’amore tra Jonas e Martha.

Le conseguenze dei numerosi viaggi intertemporali di Jonas creeranno una situazione complessa da gestire sotto il profilo sentimentale con Martha, soprattutto alla luce delle novità che scoprirete in questa terza serie.

Sebbene la sceneggiatura tedesca non presti il fianco a scene strappalacrime tipiche di un cinema sentimentale prevedibile, non mancheranno momenti in cui sarà facile emozionarsi osservando questa storia d’amore vissuta interdimensionalmente.

Jonas e Martha, dopotutto, sono destinati ad essere uniti e in qualche modo saranno importanti per cercare di evitare che la terra cada sotto l’orrore dell’apocalisse.

Proprio attraverso il tormentato rapporto di Jonas e Martha Dark riesce ad inserire tra le righe della sua sceneggiatura scene dalle sfumature romantiche, utili a stemperare parte dell’enorme suspense della serie, da sempre contraddistinta da un mood oscuro e pessimista.

COMMENTO
Dopo due stagioni complesse e affascinanti, siamo arrivati al finale della famosa e riuscita serie Netflix tedesca. Anche in questa final season gli intrecci narrativi sono numerosi e in parte difficoltosi da seguire, soprattutto se non abbiamo la possibilità di rivedere le scorse stagioni oppure di rifare un ripasso degli avvenimenti accaduti precedentemente. Dopotutto il bello di Dark, come tutti i fan sanno perfettamente, è proprio il suo canovaccio composto da decine di personaggi uniti tra di loro da molteplici e mutevoli parentele causate dai viaggi temporali. La serie mantiene anche in questi nuovi otto episodi una qualità notevole, con un’ottima regia e una cupa fotografia che sa rapire lo spettatore con atmosfere lugubri. Dark nella sua ultima stagione complessivamente convince, anche se rimane il dubbio riguardo alla scelta di mostrare troppi viaggi intertemporali. Questi in alcuni momenti frammentano eccessivamente l’intreccio narrativo, che risulta così meno coinvolgente. Vogliamo poi parlare anche dell’agognato finale? Come sapete bene, questo non è possibile farlo, ma sappiate solo che riesce a chiarire una storia da sempre piena di punti interrogativi. Un pregio questo non da poco e una promessa mantenuta dagli sceneggiatori tedeschi.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".