Mark R. Naird (Steve Carell) è un pilota pluridecorato che ha una grande esperienza militare. Oltre ad aver fatto carriera in Aeronautica ed essere riuscito a diventare generale, Mark ha conosciuto sulla sua pelle la crudezza della guerra e vissuto situazioni disumane in cui mangiare qualcosa di commestibile era impossibile.

La sua vita viene completamente stravolta quando il governo sceglie proprio lui come nuovo comandante della nuova sesta branca delle forze armate americane chiamata “Space Force”.

Assieme alla sua famiglia, composta dalla moglie Maggie (Lisa Kudrow) e la figlia Erin (Diana Silvers), decide così di trasferirsi in una perduta zona del Colorato, ove si trova la base dentro la quale scienziati e astronauti dovranno cooperare per poter riuscire a tornare sulla Luna e conquistare lo spazio.

UNA SERIE TUTTA DA RIDERE

Space Force, ideata da Steve Carrel e Greg Daniels (noto per lo show The Office) è una serie televisiva di genere comico che, fin dalle prime puntate, punta gran parte della sceneggiatura sulla rappresentazione di una commedia fortemente ironica e a tratti politicamente scorretta.

Lo spreco dei soldi dei contribuenti,  la gestione sciocca dei nuovi media e il tipico comportamento poco illuminato dei militari e dei governatori americani insediati nella Casa Bianca sono i temi trattati dalla sceneggiatura. Tematiche rappresentate con piglio umoristico spassoso che non nasconde una certa intelligenza oltre che una sottile irriverenza.

Le prime puntate di Space Force puntano molto su scene esilaranti che rivelano fin da subito il carattere di Mark, personaggio principale della serie. Interpretato dal bravo Carrel, Mark sembra essere proprio il tipico generale machista e pieno di pregiudizi che non vuole sentire nel suo lavoro altri suggerimenti se non quelli perpetrati dalla sua mente limitata di generale tutto d’un pezzo.

L’atteggiamento di Mark risulta essere un problema per un altro personaggio chiave di Space Force, che ricopre il ruolo di capo scienziato; costui (dovrebbe) orientare, secondo dettami prettamente scientifici, molte delle importanti  decisioni che coinvolgono la gestione del programma spaziale.

Vestito con un outfit sempre elegante e con un atteggiamento pacifista che stona con l’atmosfera arrogante e militarista che si respira nella base, questo scienziato si presenta nei panni del convincente John Malkovich.

Fin dalle prime scene il suo savoir faire e il comportamento protettivo e avvezzo a non far compiere a Mark gesti avventati contribuiscono a farlo apparire un perfetto “Grillo parlante” dell’era moderna.

NON SOLO RISATE

Dopo le prime puntate, in cui si ride spesso e anche con gusto, Space Force sceglie di abbassare il tono della comicità, per iniziare così a descrivere in maniera più approfondita i caratteri dei personaggi coinvolti nello show.

A partire da quello di Mark, che sebbene potesse apparire di primo acchito un uomo ottuso, riesce altresì a mostrare alcuni pregi che lo rendono un soggetto ben più intelligente (e interessante) di quello che sembrava.

Anche la figlia Erin, presentata all’inizio come una ragazza superficiale che non ha la capacità di inserirsi nel suo nuovo gruppo di pari in questa desolante realtà in Colorado, tramite nuove amicizie riesce a descrivere meglio i suoi piccoli e grandi traumi generazionali, enfatizzati soprattutto a causa dell’assenza della madre Maggie che, per evitare antipatici spoiler, scoprirete da soli per quale motivo non può stare tutti i giorni assieme al marito e alla figlia.

UN CAST SPAZIALE

Oltre a Steve Carrel e John Malkovich, due famosi nomi hollywoodiani di grande richiamo, Space Force è una serie televisiva in cui ogni attore è stato scelto con estrema cura, al di là della sua fama.

Come da tradizione per gli show ideati da Greg Daniels, molte scene di Space Force sono ambientate sul posto di lavoro, che pullula di colleghi di Mark perfettamente caratterizzati.

Basti pensare al suo segretario, il generale Brad (Don Lake), che con la sua adorabile mimica facciale riesce ogni volta a placare gli sbotti di rabbia di Mark quando, puntualmente, non riesce a gestire con dovizia i suoi appuntamenti di lavoro.

Oppure al divertente e sagace Tony Scarapiducci (Ben Schwartz),  addetto alle gestione dei nuovi media che ha sempre in mano il suo smartphone  per immortalare in una foto oppure in un breve video qualche inutile aneddoto da twittare all’occorrenza.

Impossibile non citare poi il generale Kick Grabaston (Noah Emmerich), acerrimo nemico di Mark e uomo incredibilmente geloso del suo incarico a cui anelava con tutte le sue forze.

Un team di attori estremamente eterogeneo che riesce a creare molteplici siparietti comici e spassosi, come vuole la tradizione della commedia satirica americana.

COMMENTO
Space Force è una serie televisiva sicuramente da vedere anche solo per ridere, in modo intelligente, soprattutto durante le primissime puntate. Come ho già descritto nella recensione, nelle puntate seguenti la serie TV sceglie apertamente di abbandonare molta della sua verve comica per dare spazio ad una più accurata caratterizzazione dei personaggi. Questi ultimi, immancabilmente, risultano essere più interessanti e completi presentando nuove e inedite sfumature caratteriali. Peccato però che rinunciando a gran parte dell’enfasi comica così come è stata presentata all’inizio della stagione, Space Force risulti essere, in alcuni momenti, meno brillante e leggermente più lento nella narrazione. Una scelta però condivisibile per arricchire il plot in modi originali e inediti, che sicuramente verranno presentati al pubblico durante le puntate della prossima stagione. Godere della comicità di Space Force, a conti fatti, risulta essere un ottimo viatico per immergersi in un ipotetico Binge Watching, dal momento che ogni episodio non dura più di 30 minuti. Restiamo in attesa di una probabile seconda stagione, per scoprire ancora più dettagli riguardo al personaggio della moglie di Mark e per godere di una esperienza seriale più appagante, certi che la sceneggiatura saprà sfoggiare una identità concettuale oramai completa e più consapevole.
7.2
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".