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Era il 2010 quando abbiamo potuto gustare l’ultima stagione di Boris, la serie tutta italiana comica che riusciva, attraverso una graffiante e intelligente ironia, a svelare gli imbarazzanti retroscena che fanno parte del mondo delle fiction e delle spettacolo italiano in generale.
Boris racconta di René Ferretti (Francesco Pannofino), un bislacco regista impegnato a dirigere progetti televisivi di scarsa qualità. Obiettivo di René è quello di ottenere il massimo risultato con il minimo budget.
Se il personaggio di René appare sicuramente sui generis, perché caratterizzato da un carattere iracondo e da una soglia di sopportazione ridotta al minimo, i suoi collaboratori non sono da meno, ad iniziare dall’addetto alle luci Augusto Biascica (Paolo Calabresi), uomo fermamente convinto che ogni sottoposto al lavoro debba essere maltrattato, fino ad Arianna dell’Arti (Caterina Guzzanti), una ragazza nel ruolo di aiuto regista che vorrebbe lavorare con un minimo di serietà ma deve, quasi sempre, piegarsi ad una filosofia lavorativa estremamente superficiale.

Anche gi attori coinvolti nelle assurde fiction che René dirige sono a dir poco inconsueti, come Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), irriverente protagonista di tutte le produzioni contraddistinto da un notevole ego e Corinna Negri (Carolina Crescentini), l’affascinante attrice che si crede una superdiva ma che sfoggia doti attoriali ben poco brillanti.
Boris ha avuto un grandissimo successo, merito non solo di una sceneggiatura che, con un ritmo comico incalzante, presentava siparietti divertenti e mai banali, ma anche perché ogni puntata riusciva a tratteggiare perfettamente il modus operandi tutto italiano dietro alla produzione di queste fiction, fatto di mezzucci spesso poco legali per guadagnare qualche soldo in più e la sfrenata voglia di lavorare senza badare alla qualità del prodotto finale.
Pochi mesi fa Disney ha comunicato che entro il 2022 la quarta stagione di Boris sarebbe approdata all’interno del palinsesto streaming della piattaforma Disney+.
Ho avuto il piacere di vedere in anteprima i primi due episodi della quarta stagione, che uscirà con otto puntate in totale il 26 ottobre 2022.
TUTTO E’ CAMBIATO, MA NULLA E’ DIVERSO
Dai primi trailer dell’attesa quarta stagione di Boris si evinceva chiaramente come la sceneggiatura stavolta avesse abbandonato la descrizione del dorato mondo delle fiction televisive italiane per avventurarsi in quello di progetti seriali che andranno in onda su di una piattaforma streaming.
Questa volta il regista René Ferretti è alle prese con una monumentale serie che descrive la vita e le gesta dell’uomo più famoso e importante mai apparso sul pianeta terra: Gesù.
E’ lo stesso Stanis a proporre questo progetto seriale, cercando di vendere il prodotto ad una delle più famose aziende che operano nel mercato dello streaming.
Non sarà facile adeguarsi ai complessi standard che all’estero applicano alla produzione di qualsivoglia progetto, perché René e i suoi curiosi colleghi avranno a che fare con concetti astrusi e parole inglesi che si rifanno al concetto di “teen”, ovvero una produzione che contempli nella sceneggiatura anche interpreti giovani e che quindi siano allettanti per un pubblico adolescenziale.
Ma non è tutto, perché lo staff dovrà confrontarsi anche con un avversario ostico e non umano: il malefico algoritmo.
Quest’ultima diavoleria tutta straniera che vige ai tempi di internet è una tecnologia che calcola tutte le caratteristiche proprie delle produzioni in corso e giudica se queste possano essere appetibili per il pubblico della piattaforma streaming.
Se l’algoritmo boccia il progetto, addio ai sogni di gloria di Stanis e a tutto il lavoro di René.

CI SONO PROPRIO TUTTI
Quello che salta all’occhio dopo aver visto le prime due puntate di Boris 4 è il fatto che praticamente tutto lo staff delle prime tre serie è tornato per questa inedita stagione.
Sebbene nel cast ci siano i vecchi attori, molti di loro sono presentati alle prese con nuove relazioni e in ruoli lavorativi ben più importanti di prima.
Quello che rende queste due puntate di Boris perfettamente godibili, proprio come quelle uscite anni fa, è che i personaggi hanno un atteggiamento molto simile a quello che sfoggiavano nelle passate stagioni.
Un’idea questa che restituisce un feeling quasi istantaneo da parte di tutti gli appassionati di Boris, che ritrovano i loro beniamini disadattati proprio come li avevano lasciati alcuni anni fa.
Questa trovata narrativa inoltre è perfetta per imbastire scene dall’alto tasso di comicità quando osserviamo René e i suoi colleghi alle prese con i rigidi controlli di qualità che le nuove produzioni straniere impongono loro.
Con l’atteggiamento lassista che caratterizza tutto lo staff di René sarà molto difficile far sposare l’idea italiana di fare televisione con quella (fin troppo) meticolosa dei nuovi produttori, fissati con le ricerche di mercato e i nuovi trend del pubblico che cambiano ogni mese.




































