Tess è una bambina con gravi disturbi comportamentali.

Le sue giornate spesso sono costellate da allucinazioni, voci invisibili che origliano alle sue orecchie ed altri disturbi che minano fortemente la sua serenità.

Grazie ad alcune cure questi problemi sono quantomeno limitati; ma da quando Tess si trasferisce in una anonima provincia americana con sua madre, la sua vita inizia di nuovo ad essere piena di problemi emotivi dai quali non riesce a tirarsi fuori.

La difficoltà principale è causata da Lucy, una ragazza coetanea del posto che, poco tempo prima del suo arrivo, muore a causa di un incidente stradale. Lucy sembra che abbia instaurato uno strano rapporto comunicativo con Tess, che costringe quest’ultima a subire diversi shock emotivi.

Angoscia è un horror che sa regalare molte emozioni durante la sua visione. Tutta l’atmosfera è incentrata sulla figura della ragazza protagonista e sulla sua solitudine.

La provincia americana dove ora vive ha strade vuote  che fanno come cassa di risonanza della malinconia della protagonista, che non può fare altro che rimanere inerme di fronte alle atipiche avances soprannaturali che Lucy le rivolge.

La ragazza morta per strada strattona Tess, la chiama con strane voci e la incalza affinché lei possa contattare sua madre, che sta patendo un dolore insopportabile.

Il corpo di Tess è come se fosse preso in prestito dalla defunta, che trova in lei il migliore posto al mondo per poter prolungare la sua permanenza nella realtà dei vivi.

Il film del regista Sonny Mallhi, alla sua prima opera cinematografica, fa grande uso di primi piani, alcuni stretti, per rimarcare  la sofferenza e la confusione dei protagonisti alle prese con atteggiamenti inaspettati e soprattutto sconosciuti di Tess.

La cinepresa incalza spesso su alcuni particolari, ed usa anche il dolce movimento del carrello per far entrare nella inquadratura attori che saranno protagonisti principali di questa vicenda paranormale.

Vi sono alcune citazioni all’interno della sceneggiatura, come la presenza di un prete tra gli attori di questa macabra vicenda, proprio come appariva nel capolavoro di William Friedkin nel suo indimenticabile L’esorcista.

Un prete che, anche stavolta, non ha tutti i mezzi per far fronte allo sconosciuto inquilino dell’anima in  subbuglio di Tess.

Ma non vi è solo l’anima cinefila de L’esorcista nel film, perché anche la cittadina così spoglia ed angosciosa potrebbe richiamare quella di innumerevoli romanzi di Stephen King; sempre riguardo al re dell’horror del Maine, è facile pensare al suo romanzo intitolato Cimitero vivente osservando la strada che toglie la vita a Lucy, così isolata e teatro di macchine che sfrecciano a mille all’ora che spesso si tramutano in assassini inconsapevoli.

La sceneggiatura, ispirata ad un caso realmente accaduto, vuole instillare nello spettatore tutto il disagio della malattia, o come potrebbe essere, la presunta malattia di questa sfortunata ragazza.

Un disagio che viene perpetrato con un uso minimale di effetti speciali. Anzi, pardon, un uso completamente assente di effetti speciali, come del sangue che sgorga dalle ferite.

Non vi è bisogno di spettacolarizzare la malattia, da molti vista come dono, di Tess con mirabolanti effetti digitali.

Quello di cui si serve il regista è la cruda realtà rappresentata in video, fatta dell’insopportabile ignoranza riguardo un malanno che affligge una figlia, oppure del lacerante dolore di una madre che la figlia l’ha già persa per un incidente consumato in pochi attimi.

Il risultato che ne consegue è un film con un ritmo compassato, lugubre per la sua estenuante franchezza nel mostrare una teenager rinchiusa nello sconosciuto carcere della sua mente, provata da chissà quali malattie o maledizioni.

Un film valido questo Angoscia, che sembra quasi uscire dagli anni settanta, quando l’horror non voleva poi distaccarsi troppo dalla realtà, dimensione dove molto spesso si ritrovano gli angoli più bui dell’esistenza.

Dove vedere Angoscia
COMMENTO
Angoscia è un film con un ritmo compassato, lugubre per la sua estenuante franchezza nel mostrare una teenager rinchiusa nello sconosciuto carcere della sua mente, provata da chissà quali malattie o maledizioni.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".