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Sbarca nei cinema il 19 agosto 2026 Insidious: Fuori dall’Altrove, horror della saga Insidious, scritto e diretto da Jacob Chase.
Con oltre 740 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, la saga torna nelle sale italiane con una nuova storia che vede protagonista Gemma (Amelia Eve), una madre che vive con la figlia nella stessa casa dove, da bambina, ha vissuto esperienze agghiaccianti.
Paura e disperazione negli incubi di Gemma
La narrazione di Insidious: Fuori dall’Altrove si apre con alcune scene di vita di Gemma bambina, quando viveva in quella casa con la madre.
La piccola Gemma rientra e si adopera per prepararsi la cena da sola, dal momento che la madre appare completamente assente, quasi in stato catatonico.
Bastano pochi istanti perché la scena sveli momenti di puro terrore: Gemma è costretta ad assistere a episodi in cui la donna che l’ha messa al mondo si comporta in modo inquietante, con atteggiamenti autolesionistici.
Con un rapido salto temporale, la storia mostra Gemma ormai adulta, che vive tra le stesse mura teatro di quegli orrori, in compagnia della figlia Maya (Island Austin).
La sua esistenza sembra serena, almeno finché non diventa protagonista di spaventosi viaggi in un’altra dimensione ogni volta che perde i sensi.
Attraverso scene costruite con grande enfasi emotiva, il film trasforma ogni angolo della casa di Gemma in una sorta di varco verso una dimensione parallela, popolata da entità demoniache che inneggiano all’odio e alla morte.
Persino una semplice costruzione fatta con i cuscini del divano, gioco preferito di Maya, si trasforma in un’angosciante rete di tunnel stretti, capace di instillare un forte senso di claustrofobia, soprattutto quando al loro interno compaiono presenze che amano sorridere alla cinepresa, sfoggiando dentature marce e affilate.

Non solo paura, ma anche disgusto
La sceneggiatura non punta solo a terrorizzare gli spettatori, ma gioca anche con il senso di disagio e ribrezzo.
Sfruttando la professione di Gemma — igienista dentale — assisterete a siparietti in cui la donna deve ripulire arcate dentali tutt’altro che immacolate, con resti di materia purulenta capaci di rivoltare lo stomaco dei più sensibili.
Non temete: l’horror di Jacob Chase non presenta scene splatter come quelle tipiche di The Dentist, cult firmato da Brian Yuzna alla fine degli anni Novanta (titolo quanto mai esplicativo), ma riuscirà comunque a mettere a disagio chi nutre timore per le pratiche odontoiatriche.
Queste sequenze risultano ancora più sgradevoli perché coinvolgono soggetti in età avanzata: osservare il ghigno sbavante di un anziano genera un impatto ben più impressionante rispetto a quello di un giovane, come ci insegnò già The Sentinel di Michael Winner nel 1977.

L’Altrove come dimensione di oscurità e cattiveria
La seconda parte del film mette in scena Elise Rainier (Lin Shaye), unico elemento di continuità con la saga creata da James Wan e Leigh Whannell nel 2010.
La celebre parapsicologa e medium assume il ruolo di guida spirituale di Gemma, infondendole il coraggio necessario ad affrontare la difficile situazione che sta vivendo.
Grazie a Elise, Gemma si trasforma in una figura a tratti eroica, pronta a rischiare la propria vita pur di proteggere quella della figlia.
Questa dimensione eroica ha bisogno di un vero antagonista per potersi esprimere appieno, ed è per questo che la sceneggiatura introduce un villain capace di dare forma e ordine all’intera narrazione.
Dallo scontro tra Gemma e il temibile demone emergono nuovi dettagli della trama, che confluiscono in un finale ricco di emozioni e apprezzabili colpi di scena. Elementi che rendono il film un horror capace di non annoiare mai e di intrattenere a dovere.




































