Questo articolo può contenere link di affiliazione.
Dal 5 agosto 2026 arriva nelle sale italiane Hokum, il nuovo film horror diretto da Damian McCarthy e distribuito da Lucky Red.
Dopo Caveat e Oddity, il regista irlandese torna con un nuovo progetto che punta ancora una volta su tensione psicologica, atmosfera e un uso intenso delle immagini per costruire un’esperienza disturbante e immersiva.
Acquisito negli Stati Uniti da Neon, il film ha già ottenuto un importante riscontro critico, raggiungendo la certificazione Fresh su Rotten Tomatoes con il 90% di recensioni positive.
Un horror psicologico dove regnano isolamento e paranoia
Al centro della storia c’è Ohm Bauman, interpretato da Adam Scott, candidato agli Emmy Awards noto per serie come Severance e Big Little Lies. Il suo personaggio è un uomo fragile e profondamente irrisolto, costretto ad affrontare una notte che sembra sospesa fuori dal tempo.
La vicenda si svolge in un remoto hotel immerso nel cuore dell’Irlanda, dove Ohm si reca per spargere le ceneri dei genitori, che proprio in quel luogo avevano trascorso la loro luna di miele. Quello che dovrebbe essere un viaggio di addio si trasforma rapidamente in un incubo sempre più opprimente.
Il mistero dell’hotel e la stanza chiusa
L’albergo al centro della storia nasconde un segreto che nessuno vuole affrontare apertamente. Al piano superiore si trova infatti una stanza nuziale chiusa da anni, mentre il personale dell’hotel appare fin troppo attento e al tempo stesso ambiguo, come se stesse proteggendo qualcosa di indicibile.
La domanda che guida l’intero racconto è una sola: cosa si cela davvero dietro quella porta?
Tra presenze oscure e tensioni psicologiche, Ohm si ritrova intrappolato in un ambiente che sembra riflettere i suoi stessi traumi irrisolti, costringendolo a confrontarsi con verità che ha cercato a lungo di reprimere.
Il cast e la visione del regista
Accanto ad Adam Scott, il film vede la partecipazione di interpreti irlandesi come David Wilmot e Peter Coonan, che contribuiscono a costruire un microcosmo inquietante e ambiguo, popolato da personaggi difficili da decifrare.
Damian McCarthy conferma ancora una volta il suo stile riconoscibile, basato su atmosfere cupe e un crescendo di tensione psicologica più che su effetti visivi espliciti. L’obiettivo è quello di immergere lo spettatore in un’esperienza disturbante, in cui ogni incontro può nascondere una minaccia.






































