Dopo la crisi economica del 2008 la vita di moltissime persone si è trasformata. Da un’esistenza in cui le giornate erano scandite dal lavoro e da una (presunta) sicurezza economica che instillava fiducia nel presente e soprattutto nel futuro, migliaia di persone si sono ritrovate a perdere il loro impiego e così la possibilità di pianificare la propria vita.

Anche l’esistenza di Ricky (Kris Hitchen) padre di due figli felicemente sposato con Abbie (Debbie Honeywood), è stata stravolta. L’uomo ha perso il suo impiego da operaio edile. I risparmi ottenuti in questi anni assieme a sua moglie erano destinati a un deposito di garanzia per l’acquisto di una casa tutta loro.

Ma il crollo delle banche e degli istituti immobiliari di credito immobiliare hanno decretato l’impossibilità per loro di sottoscrivere un mutuo. Un sogno infranto a causa del crack finanziario.

Ricky è uno stacanovista, e decide di imbattersi in un lavoro da corriere, approfittando di un’azienda che offre un impiego freelance, in cui ogni addetto ha la certezza di gestire le proprie giornate lavorative in totale autonomia.

UN SACRIFICIO PER UN FUTURO MIGLIORE

Ricky è deciso ad iniziare questa nuova avventura lavorativa, che lo porterà tutto il giorno per le strade a consegnare pacchi a bordo del suo furgone, comprato privatamente per evitare di affittarlo attraverso la ditta che pretendeva costi troppo esosi.

L’acquisto del nuovo mezzo di locomozione ha richiesto enormi sacrifici per la moglie Abbie, che ha consentito suo malgrado alla vendita della sua automobile per permettere di avere i fondi necessari. Ora Abbie dovrà lavorare e spostarsi solamente tramite i mezzi pubblici, dilatando enormemente i tempi in cui è fuori casa e privando così i suoi figli di tempo prezioso da passare con la madre.

L’assetto familiare ora è  stravolto, con il pater familias che è costretto a lavorare almeno dieci ore al giorno per guadagnare un onorario sufficientemente alto, e la madre che rincasa spesso tardi essendo vittima dell’inefficienza degli autobus.

IL MODELLO FALLACE DELLA GIG ECONOMY

Sorry We Missed You, del regista Ken Loach, è un film che vuole denunciare l’inappropriata economia del lavoro occasionale.

Quest’ultimo dovrebbe essere un modello lavorativo estremamente vantaggioso, dal momento che premia l’impiego occasionale e privo di qualsiasi legame contrattuale continuativo.

Chiamata “Gig Economy”, questa nuova frontiera economica è quella che spezza le catene (e le certezze) del lavoro a posto fisso, che prometteva, oltre alla continuità lavorativa,  anche svariati diritti, come la retribuzione assicurata in caso di malattia.

Ricky con il suo nuovo impiego da corriere scopre a sue spese come questa nuova realtà sia fallace ed estremamente impietosa nei riguardi di una persona.

Le giornate di Ricky sono costellate di corse senza sosta da un indirizzo all’altro per consegnare qualsiasi tipo di pacco. Ogni giorno deve necessariamente rispettare un determinato numero di consegne. Se questo non dovesse succedere, sono previste multe e richiami da parte del suo datore di lavoro.

La vera bugia della Gig Economy sta proprio nella promessa di un lavoro totalmente indipendente. Ricky ha a che fare con un capo che gestisce tutte le consegne della propria ditta, una persona che non conosce alcuna pietà verso i suoi dipendenti e che pensa unicamente al fatturato della sua azienda.

Non esistono giorni di ferie per i suoi lavoratori sfruttati. O meglio, la loro assenza è prevista solamente se questi riescono in qualche modo a farsi sostituire. In caso contrario, il loro onorario verrà detratto per punire la loro assenza.

Il lavoro di Ricky è a tratti disumano, non tanto nella sua esecuzione ma come viene gestito, con una vorace ansia di prestazione che divora tutti i suoi colleghi, esseri de-umanizzati in nome del successo della ditta verso cui lavorano, che si servono di bottiglie di plastica per urinare mentre fanno una breve sosta e così perdere meno tempo possibile.

La loro vita, le loro esigenze, non esistono di fronte agli impegni lavorativi. Se si sbaglia si paga in sterline suonanti.  L’errore non è previsto e non è tollerato.

QUANDO IL CINEMA VUOLE CAMBIARE IL MONDO

Il film di Ken Loach è una chiara denuncia verso un modello economico e lavorativo che deve necessariamente cambiare.

Le numerose regole e i pochissimi diritti che caratterizzano chiunque voglia far parte dell’esercito dei lavoratori della Gig Economy sono assolutamente inappropriate.

La cinepresa di Loach diventa quasi invisibile quando documenta la vita della famiglia di Ricky, scioccata da una economia in affanno. I problemi che affliggono questo nucleo familiare, in cui prima della perdita del lavoro di Ricky regnava amore e serenità, ora non sono solo economici.

Ricky, con estrema fatica, riesce comunque a portare a casa uno stipendio. Lo stesso accade con Abbie, che con il suo impiego da badante ha la possibilità di guadagnare qualcosa.

Ma i soldi non portano di certo amore, e questo lo sa bene soprattutto Abbie. I suoi sensi di colpa spesso la assalgono, perché la sua prolungata assenza in casa non giova ai suoi due figli, soprattutto il ragazzo più grande, che ultimamente ha una pessima condotta scolastica.

La crisi economica, purtroppo, ha eroso anche parte dell’umanità di noi tutti , ad iniziare da chi ricopre ruoli più importanti nel mondo aziendale, perché assetati di potere e intimoriti da nuovi fallimenti economici.

COMMENTO
Sorry We Missed You è un film estremamente realistico. La pellicola offre una impietosa rappresentazione della situazione economica odierna e dei nuovi impieghi occasionali che il mondo del lavoro offre. Il regista Ken Loach sceglie una famiglia comune come protagonista di questa toccante storia, composta da una coppia sposata unita da amore e rispetto. Anche i due figli, prima dello tsunami del crack economico, vivevano una quotidianità serena. Ma dopo che tutte le certezze economiche sono andate in frantumi, questa famiglia inizia a conoscere il timore di un futuro incerto e pieno di dubbi. Questa ansia travolge tutti gli equilibri che Ricky e Abbie hanno costruito con grande fatica, e rischiano di neutralizzare il grande amore che pervade la loro unione. Il film di Loach non prevede ritmi elevati di recitazione, suspence oppure colpi di scena. Il film del noto regista appare solo come una incredibile storia di vivida realtà, che colpisce per la sua messa in scena così funzionale da risultare quasi documentaristica, soprattutto quando svela tutti gli orribili retroscena dei lavoretti previsti da questa fantomatica (e a tratti disumana) Gig Economy, nuova frontiera di occupazioni in cui sono previsti pochissimi diritti per il lavoratore. Quando il cinema denuncia qualcosa che non funziona, le pellicole di Ken Loach rimangono quelle che restano impresse dentro per sempre, e che si spera abbiano un’eco tale e una forza utili per far cambiare veramente le cose anche nella realtà.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".