L’anno 2000 non rappresentò solo l’inizio di un nuovo secolo, ma anche quello in cui uscì in Europa un grande, grandissimo gioco di nome Shenmue per la sfortunata console Dreamcast.

Fu Sega a portare avanti questo progetto, capeggiato da Yu “Out-Run” Suzuki, storico programmatore di arcade Sega come Hang-On, Space Harrier e Virtua Fighter.

Il progetto Shenmue era mastodontico: creare un vero e proprio genere di gioco, chiamato in seguito FREE, acronimo di Full Reactive Eyes Entertainment, che potesse permettere al giocare di immergersi totalmente in una sceneggiatura videoludica che imitava in tutto e per tutto la realtà, a partire dalle giornate scandite da orari prestabiliti e dalle condizioni atmosferiche variegate.

Mancava solo uno script che potesse rendere giustizia a questo emozionante progetto; quale altra sceneggiatura poteva essere più adatta se non quella che metteva al centro della storia un ragazzo giapponese in cerca di vendetta per la morte di suo padre?

MI CHIAMO RYO HAZUKI E PRETENDO GIUSTIZIA

Yokosuka, cittadina della provincia giapponese, 1986. Un ragazzo di nome Ryo rientrando in casa si accorge che la sua governante Ine-San è stesa a terra, probabilmente ferita. Ine-San intima a Ryo di accorrere verso il dojo del padre Iwao Hazuki, perché un uomo cinese sta creando seri problemi.

Ryo non fa in tempo a varcare la soglia del dojo che vede l’amico Fuku-San cadere rovinosamente in terra dopo aver probabilmente ingaggiato un combattimento con qualcuno.  Lo sguardo di Ryo riesce a scorgere quello del padre, che in qualche modo cerca di tranquillizzare il figlio.

Ma quello che sta per accadere sarà un evento che cambierà per sempre la vita di quello che, alcuni attimi prima, era solo un ragazzo giapponese che stava per affrontare alcuni esami per potersi assicurare una brillante futura carriera scolastica.

Chi è quell’uomo cinese che pretende di avere un particolare specchio dal padre? E, soprattutto, com’è possibile che riesca a padroneggiare in modo così brillante le arti marziali anche contro Iwao, rispettato maestro del dojo Hazuki che sembrava impossibile da battere?

Domande a cui, di primo acchito, sembra che non ci sia una risposta adatta, ma che invece rappresenteranno la scintilla ideale per iniziare il viaggio di Ryo e di tutti i videogiocatori che vogliano intraprendere un meraviglioso viaggio tra arti marziali, vendetta e amore.

SI CHIAMA FULL REACTIVE EYES ENTERTAINMENT, MA PER GLI AMICI E’ FREE

Una nuova modalità in cui giocare ad un videogioco, che possa imitare in tutto e per tutto la realtà, e che soprattutto vincoli il giocatore a rispettare alcune regole che seguiamo indistintamente nella nostra quotidianità.

Andreste mai in discoteca alle due di pomeriggio? Assolutamente no, perché sapete bene che è un locale notturno e di sicuro trovereste chiuso. E se vi dessero un appuntamento ad un’ora specifica, vi fareste trovare invece in un orario del tutto differente? La domanda è puramente retorica.

Tutte queste regole, banali nella vita reale, le troverete in parte anche in Shenmue. L’inizio dell’odissea vendicativa di Ryo, soprattutto all’inizio, sarà scandita da decine di dialoghi con amici, negozianti del luogo e perfetti sconosciuti. Il tutto per scovare indizi di Lan-Di, il nome dell’uomo che ha mancato di rispetto alla sua famiglia e che ha aperto la porta al dolore nella sua vita.

Ryo avrà con sé un comodo taccuino cartaceo (nessuno smartphone, qui si parla degli anni ’80) su cui segnerà tutti gli indizi o gli eventuali appuntamenti con coloro che possano dargli notizie utili per cercare di rintracciare quel losco uomo vestito di un kimono verde.

Dotato di un funzionale orologio, Ryo potrà consultare quando vuole l’ora, affinché lui, e conseguentemente il giocatore, possa recarsi all’apertura di un negozio, oppure ad un determinato appuntamento, nell’orario esatto.

Suona strano vero? Forse, ma è terribilmente divertente organizzare la giornate di Ryo mentre passeggia, parla con qualcuno, beve una bibita oppure gioca con i videogames dell’epoca in una sala giochi. Il gioco permette di compiere diverse azioni, compresa quella di sedersi su di una finta moto e giocare alla perfetta conversione di Hang-On, pietra miliare Sega di quegli anni.

Ma non sarà solo lui a comparire come arcade giocabile, perché vi aspettano altri cult-game Sega con cui potremo allegramente giocare. Una possibilità che, quando uscì il gioco nel 2000, risultò incredibile; anche oggi, nel 2018, risulta essere comunque assolutamente innovativa, specie pensando quanti e quali capolavori i programmatori Sega crearono durante gli anni in cui viene raccontata la vita di Ryo.

L’avventura Sega permetterà decine e decine di diverse azioni da compiere: sarebbe inutile elencarle tutte in fase di recensione, perché trovo sia entusiasmante scoprire da soli quali opportunità il gioco ci mette a disposizione.

Il gioco offre anche la simulazione esatta delle condizioni meteorologiche dell’epoca nei luoghi che visiteremo. Un lavoro eccezionale compiuto da Yu Suzuki e dal team dei programmatori del gioco che sa sorprendere ancora oggi.

UNA REMASTERED IN ATTESA DEL TERZO CAPITOLO

Shenmue I & II non è un remake, perché il gioco è esattamente identico a quello che apprezzammo su Dreamcast, ad eccezione di qualche particolare.

Sebbene sarebbe stato fantastico poter giocare ad un progetto quasi completamente riprogettato come succederà per Resident Evil 2 di Capcom , Sega ha deciso di non sforzarsi troppo ed ha scelto la (comoda) strada della rimasterizzazione in alta definizione del suo capolavoro.

Le differenze che noterete, oltre alla grafica riadatta in HD e soprattutto in un ottimo 16:9 (esclusi i filmati di gioco che rimangono in 4:3), saranno minime, tranne la possibilità di poter salvare indistintamente in qualsiasi momento. Croce e delizia della versione originale del gioco, Ryo poteva salvare i suoi progressi solo nella sua stanza da letto oppure in determinati luoghi, non sempre comodi da raggiungere.

Ora ovunque ci si trovi basterà accedere al menu di gioco e selezionare l’opzione apposita. Sebbene rimangano ovviamente i vincoli relativi agli orari da rispettare per alcuni eventi del gioco, sarà estremamente comodo salvare i n qualsiasi momento, soprattutto in vista di tanti giocatori oramai grandicelli che non hanno più questa abbondanza di tempo libero da dedicare alla passione per i videogiochi.

Purtroppo anche lo splendido sonoro non è stato in qualche modo migliorato. Ascoltando la musica e soprattutto gli effetti sonori ci si rende conto subito che i file sono gli stessi che erano presenti sul disco originale. D’altronde la qualità audio anni fa risentiva del poco spazio che veniva concesso al gioco, che risiedeva sui GD-ROM del Dreamcast, supporto proprietario di Sega che all’epoca immagazzinava circa 1.2 gigabyte di dati. Un vero peccato, dal momento che il lato sonoro del gioco non è solo vario, ma estremamente coinvolgente e cinematografico.

Ma vi è una buona notizia: ora i caricamenti sono pressoché istantanei. Una cosa incredibilmente positiva, dal momento che Ryo dovrà entrare ed uscire svariate volte da diversi locali, azioni che un tempo facevano lavorare e non poco il rumoroso lettore del Dreamcast e condannavano il giocatore ad  una attesa abbastanza estenuante.

Ora le avventure di Ryo godono di una notevole fluidità nel susseguirsi degli eventi, merito appunto della capacità della console moderna nel gestire i dati.

La grafica, un tempo splendida, ora risente degli anni. Questo è immancabile. I favolosi modelli poligonali dell’epoca ora appaiono grezzi, spigolosi e soprattutto privi delle texture particolareggiate che siamo abituati a godere anche nel prodotto più scadente.

Ma c’è anche da dire che nel complesso, e soprattutto per la rappresentazione delle ambientazioni e delle costruzioni edili, Shenmue I & II riesce a farsi apprezzare. La vitalità delle strade che coinvolge il gioco, con i personaggi non giocanti che sono intenti in modo credibile a vivere ed affaccendarsi per gli impegni quotidiani, trasmettono una incredibile immersione del giocatore all’interno delle strade e dello stile di vita di quegli anni ottanta made in Japan.

NON SOLO CHIACCHIERE

In Shenmue I & II non dovremo solamente parlare, camminare e giocare a vecchi arcade. Giammai! Ryo è un ragazzo che conosce le arti marziali e che vuole usarle per ottenere giustizia. Tutta la sceneggiatura, oltre a vertere alla ricerca di Lan-Di e dei motivi per cui volesse questo misterioso specchio, mira anche a far partecipare il giocatore alla crescita spirituale ed offensiva di Ryo.

Non saranno poche le risse in cui dovremo riuscire a pestare più di un brutto ceffo alla volta, e lo faremo secondo alcuni comandi che attribuiscono ogni bottone del joypad ad un arto di Ryo . Pugni e calci potranno essere così concatenati per eseguire combinazioni di colpi maggiormente letali per gli avversari.

Grande importanza avranno anche le QTE (Quick Time Event), vera e propria innovazione all’epoca quando uscì il gioco. Prima di alcuni scontri ed anche in altre occasioni, sullo schermo comparirà un tasto, o più di uno, da premere con prontezza di riflessi per eseguire azioni adatte all’occasione.

Sebbene questa modalità di gioco ora appaia banale (basti pensare alla serie di God of War oppure ai giochi targati David Cage), nel 2000 questa particolarità, inserita in un canovaccio del genere, era assolutamente inedita. Insomma, Yu Suzuki ha insegnato a tutti come migliorare i propri videogiochi.

COMMENTO
Prima di giocare ed immergermi di nuovo nella straordinaria storia di dolore e volontà di Ryo Hazuki i dubbi in merito a questa remastered erano molti. Non sono pochi i casi in cui alcuni giochi, che tanti anni fa ritenevamo perfetti, invecchiassero malamente e lasciassero il segno a difetti che all’epoca non eravamo in grado di valutare. D’altronde il medium videogioco è ancora giovane e i margini di miglioramento sono ancora tanti. Ma dopo i pochissimi secondi che servono per avviare il gioco la mia ansia da prestazione tipica da “ricordo sopravvalutato” si è in qualche modo cancellata. Shenmue resta un grandissimo videogioco, ma ancora prima un entusiasmante racconto di arti marziali, amore e vendetta. Oggi come quasi venti anni fa, ripercorrere le strade di Dobuita come di altre località giapponesi degli anni ottanta mi ha entusiasmato come non mai. Rimane ancora la sensazione di totale immersività di fronte a tantissimi particolari che Suzuki ha dedicato alla produzione del gioco, che ti rendono parte di quel mondo oramai passato, e soprattutto delle abitudini orientali spesso tanto diverse da quelle di noi occidentali. Dopo aver assistito ad un comparto grafico per l’epoca modesto (sebbene affascinante), ad un controllo del personaggio principale goffo in alcuni suoi movimenti e ad altre sbavature dei videogame dell’epoca, quello che resta prepotentemente nell’animo del giocatore è tutto il resto che Shenmue può trasmettere. Una storia fatta di onore, di amori non detti e di vendette che non possono lasciare spazio alla rabbia ma che devono necessariamente essere consumate con l’ausilio della saggezza tipica dei maestri di arti marziali. Un’opera videoludica che è impossibile snobbare, soprattutto se avete intenzione di giocare al terzo capitolo previsto per l’estate del 2019. Una dichiarazione d’amore per il videogioco firmata da Yu Suzuki, che speriamo stavolta stravolga il mercato con l’uscita del terzo capitolo atteso da troppi anni.
8.3
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".