Dalle sapienti mani del regista americano Tobe Hooper nacque, nel lontano 1974, Non aprite quella porta, un film a basso budget che divenne una icona del genere horror per diversi motivi.

Ad iniziare dal soggetto del film: una famiglia texana composta da folli serial killer che si dilettavano a massacrare vittime innocenti per il solo gusto di vederli soffrire.

All’interno di questo bislacco nucleo familiare si distingueva un robusto uomo chiamato “Leatherface” (in italiano ribattezzato “faccia di cuoio”).

Questo omone non si limitava solo ad uccidere, ma si dilettava anche ad indossare maschere fatte della pelle umana delle loro vittime.

Come se ciò non bastasse a renderlo una vera e propria rockstar dell’horror, Leatherface si distinse anche per la curiosa arma che sfoggiava per dilaniare i corpi dei malcapitati che intralciavano il suo cammino di sangue: una robusta motosega.

Con quest’ultima faccia di cuoio si sbizzarriva a fare letteralmente a pezzi i corpi di uomini e donne, innalzando così il livello di gore del film diretto da Hooper.

L’estrema violenza del plot rese Non aprite quella porta un film che ha ridefinito il genere slasher e dato nuova linfa vitale all’horror, che ora poteva attirare nuovi spettatori al cinema, per la prima volta, anche grazie all’appeal di un personaggio caratterizzato a dovere.

Attraverso la regia firmata da Davis Blue Garcia, il film Netflix Non aprite quella porta vuole rappresentare il diretto seguito della pellicola originale.

IL PREZZO DEL SUCCESSO

Come era prevedibile, Non aprite quella porta generò un tale successo al botteghino che costrinse il mercato cinematografico a produrre altri film della saga.

Il franchise conta su otto film in totale di cui tre sequel (il secondo diretto dallo stesso Tobe Hooper) e svariati remake.

Il film Netflix rappresenta il nono film della serie, e racconta di alcuni giovani diretti verso la città semi disabitata di Harlow, in Texas, per dar luce ad un progetto imprenditoriale che potrebbe donare una nuova speranza economica a questo luogo disabitato.

Sebbene questi giovani siano armati di tanta volontà ed anche di un certo spirito idealista, non sono a conoscenza del fatto che un uomo di quasi due metri, che vive in una grande e polverosa casa assieme ad una donna, non ne vuole assolutamente sapere di alcuni sbarbatelli intenti a trasformare il luogo ove vive da tempo.

Melody (Sarah Yarkin) e la giovane sorella Lila (Elsie Fisher), Dante (Jacob Latimore) e Ruth (Nell Hudson) inconsapevolmente faranno un gravissimo torto ad uno dei più efferati killer della storia del cinema, risvegliando così dal torpore il suo spirito rabbioso ed omicida.

NESSUNO CE LA FA CONTRO LEATHERFACE

Il detto lo dice chiaramente:”non svegliare il can che dorme”, soprattutto se questo è grande , grosso e incredibilmente abile con la motosega.

Lo spettatore non dovrà attendere troppo tempo prima che la furia sanguinosa di faccia di cuoio si riversi con tutta la sua ferocia verso questi poveri e ignari ragazzi.

La carneficina di Leatherface è caratterizzata da un discreto estro creativo, da come possiamo notare osservando la prima vittima del gigante cattivo.

Anche nel proseguo del film, sebbene non si possano ravvisare uccisioni particolarmente originali, la macchina da presa si impegna a mostrare momenti davvero pregni di forte drammaticità, una drammaticità imbevuta di sangue finto e di pezzi di carne umana che tappezzano tutta la scenografia del film.

Tra intestina strappate dai corpi con virulenza, arti umani e litri di sangue, la sceneggiatura cerca anche di caratterizzare un minimo i giovani protagonisti del film, sottolineando come alcuni di essi già abbiano avuto a che fare con terribili traumi derivati da orribili gesta ancora peggiori di quelle compiute dal nostro omone mascherato.

IO TI TROVERO’ E TI UCCIDERO’ (FORSE)

Essendo un seguito diretto del primo film, Non aprite quella porta deve per forza mostrare una trama che possa ricondurre in qualche modo a quello del film storico.

Nell’ultimo adattamento Netflix assisteremo alla comparsa di un personaggio ben noto della pellicola degli anni ’70, intento ad  affrontare ancora una volta il serial killer con la motosega per semplici motivi, che fanno pensare al più classico dei revenge movie, oppure, ancora meglio, alla soluzione narrativa adottata per gli ultimi film della serie Halloween.

Sebbene ci sia spazio alla descrizione di questo personaggio, sembra quasi che il film di Davis Blue Garcia non voglia poi indugiare troppo sulle sue peripezie, relegandolo a mero artificio per collegare la pellicola al primo film del franchise.

La mission principale di Davis Blue Garcia è quella di mostrare tanto splatter e sangue su schermo, per sottolineare come faccia di cuoio, sebbene a conti fatti oramai abbia almeno 70 anni, sia ancora un uomo arzillo e dedito a fare quello che gli viene meglio: uccidere a sangue freddo.

Quello che cambia, o almeno così sembra, è il movente di Leatherface: l’assassino coperto da una maschera di pelle umana stavolta sembra essere più lucido nel suo operare e spinto da un chiaro sentimento di rivalsa.

Una caratteristica che, in qualche modo, fa apparire Leatherface non solo una macchina per uccidere che non pronuncia nemmeno una parola, ma un personaggio che sembra maturare un concetto, sebbene distorto, di attaccamento affettivo.

 COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI ’70?

Replicare l’impatto culturale ed emotivo che l’originale Non aprite quella porta ebbe sull’industria del  cinema horror e sugli appassionati del genere è impossibile.

All’epoca vedere un tale livello di violenza e di gore in una sala cinematografica non era cosa da tutti i giorni, ma non solo: la pellicola di Hooper poté vantare anche un marketing, all’epoca, assolutamente inedito.

La storia di questa famiglia del Texas fu spacciata come vera, una trovata che diede al film un fascino incredibile.

Questa idea inoltre non fu usata dal regista solo come mera propaganda per il film, ma era anche una sorta di denuncia sociale, che si rifaceva alle fandonie che il governo americano propinava in quegli anni attraverso i media.

Insomma, il primo Non aprite quella porta non può essere giudicato solo come un horror a  basso budget di successo, ma come vero e proprio fenomeno culturale.

Tutto questo non può in alcun modo  essere ripetuto dalla pellicola Netflix (come successe anche nelle altre produzioni).

Non aprite quella porta, e parlo del film del 2022, diventa allora “solo” un film horror che riprende un grande personaggio del passato, offrendo una mattanza di sangue e violenza che sicuramente intratterrà l’appassionato di turno nel migliore dei modi.

Dove vedere Non aprite quella porta
COMMENTO
Non aprite quella porta è una di quelle serie horror che, probabilmente, non finirà mai di propinare sequel e remake, per sfruttare la bontà del personaggio creato da Tobe Hooper e attirare così spettatori fedeli alla serie oppure nuovi appassionati. Il film Netflix non è diretto male e, durante i soli 83 minuti di visione, riesce sicuramente a divertire tutti i fan del genere horror-splatter e soprattutto quelli di Leatherface. Per coloro che invece reputano Non aprite quella porta un fenomeno cinematografico-horror che non può (e non deve) essere sfruttato con seguiti più o meno riusciti, credo che non ci sia alcun motivo per cui debbano iniziare la visione di questa ennesima pellicola della saga. Sebbene vedere di nuovo il robusto Leatherface impugnare la sua amata motosega possa essere motivo di giubilo, tutta l’aurea di film macabro e disturbante propria della pellicola originale si perde in questo film. Una caratteristica che non necessariamente deve essere valutata come mero difetto, anche perché sarebbe stato impossibile riproporre l’effetto mediatico che ebbe l’opera di Tobe Hooper a metà degli anni ’70. Non aprite quella porta è solamente un nuovo film della saga, una saga che a partire dal secondo episodio ha dismesso volutamente l’identità di racconto spaventoso e culturalmente stimolante per divenire un prodotto del mercato cinematografico. Se siete scevri da giudizi tranchant sull’industria cinematografica e volete passare una serata in compagnia di faccia di cuoio e divertirvi di fronte alle sue mattanze, iniziate pure lo streaming del film Netflix, sarà sicuramente un’esperienza in qualche modo appagante.
6.6
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".