Uscito il 9 marzo 2017 al cinema, Kong: Skull Island sceglie di nuovo il mastodontico gorilla, simbolo delle creature fantastiche cinematografiche, per renderlo protagonista di una storia ambientata negli anni ’70.

Durante questi anni di fermenti tecnologici e di guerre in Vietnam, un gruppo di esploratori americani rischia di perdere le sovvenzioni del governo per portare avanti un loro progetto, che dovrebbe svelare una delle ultime isole rimaste sconosciute all’uomo.

Ma i soldi sembrano non mancare, almeno per questa ultima missione, che porterà un gruppo di uomini, guidati da William “Bill” Randa (nei panni di John Goodman) a calcare con i loro piedi una terra che nessun uomo aveva conosciuto prima.

Questa isola però è molto particolare, perché  ospita una fauna fatta di creature enormi, proprio come dovevano essere ai tempi dei dinosauri.

Tra le enormi fronde di alberi e ruscelli che dipingono questo pezzo di terra incontaminata, se dovessimo stilare una ipotetica classifica degli esseri viventi più forti, sarebbe giusto nominare un enorme gorilla alto più di 30 metri.

Ma costui, anche se avrebbe la capacità di predominare su tutto e tutti,  non è una creatura cattiva, perché la sua funzione in questa isola piena di pericoli e minacce è quella di proteggere lo status quo naturale dell’ambiente, soprattutto dalla minaccia di enormi mostruosità che, a differenza sua, vogliono solo saccheggiare la pace dell’isola a suon di morte.

Kong: Skull Island, nella sua edizione in tre dimensioni su supporto Blu-Ray, può vantare una immagine pulita, definita e mai vittima di imperfezioni, cosa che spesso si ravvisa con questo tipo di film, che per offrire una visione tridimensionale devono, di fatto, sovrapporre due immagini contemporaneamente per ottenere l’effetto desiderato.

Il film, come spesso accade, non è stato girato per essere goduto in modo tridimensionale, e la cosa si traduce in poche scene in cui la dimensione extra da il meglio di sé per restituire un feedback emotivo maggiore allo spettatore.

Le enormi creature che si ergono davanti ai vostri occhialini, sebbene facciano effetto con una dimensione in più, avrebbero emozionato lo stesso anche senza una profondità maggiore.

Ma i pochi momenti in cui i proiettili, il fumo, le fiamme e soprattutto le enormi fauci di Kong riempiono lo schermo, sarà facile lasciarsi trasportare  dalla tecnologia tridimensionale casalinga, che sebbene non abbia conquista il pubblico mainstream, sa comunque intrattenere e divertire con modalità fino a pochi anni fa inedite tra le nostre mura di casa adibite a cinema occasionali.

Il film, sebbene ripresenti ancora King Kong, creatura fantastica vista e rivista al cinema, riesce ad essere godibile per una serie di motivi differenti.

A partire dalla sceneggiatura, che ha il pregio di mostrare molto dell’epoca in cui il film è ambientato, epoca fatta di una sporca guerra degli americani contro i vietnamiti.

Questo conflitto così importante dal punto di vista storico, segnerà la vita degli stessi protagonisti del film, soprattutto pensando alla figura dell’ex militare Preston Packard, nei panni di Samuel L. Jackson.

Costui è un uomo freddo, reso quasi privo di emozioni dalla sua vita fatta di una condotta marziale e dedita ad eseguire ordini per far prevalere la potenza militare dello stato americano.

Proprio il suo atteggiamento belligerante si scontrerà con quello di Kong, in una disputa in cui l’esito del combattimento non sarà sempre così prevedibile.

La sceneggiatura sceglie di dare ampio spazio alle emozioni dei protagonisti, che si amplificano a dismisura  durante questo viaggio così assurdo ed infernale in una terra in cui anche una semplice zanzara ha le dimensioni di un’aquila.

Alla fine di questa avventura, tutti loro dovranno accettare una verità che li renderà partecipi di una sorta di rivelazione: i veri mostri non sempre sono quelli che appaiono come tali.

Dove vedere Kong: Skull Island
COMMENTO
Il film, sebbene ripresenti ancora King Kong, creatura fantastica vista e rivista al cinema, riesce ad essere godibile per una serie di motivi differenti. A partire dalla sceneggiatura, che ha il pregio di mostrare molto dell’epoca in cui il film è ambientato, epoca fatta di una sporca guerra degli americani contro i vietnamiti.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".