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Debutta il 25 giugno 2025 su Disney+ Ironheart, nuova serie TV targata Marvel Television con protagonista la giovane Riri, geniale adolescente che abbiamo già conosciuto in Black Panther: Wakanda Forever.
Ironheart racconta eventi collocabili temporalmente dopo le vicende di Black Panther: Wakanda Forever e concentra il focus narrativo sulla figura di Riri (Dominique Thorne), una ragazza dotata di incredibili doti ingegneristiche, intenta a costruire un’armatura tecnologicamente superiore a quella di Iron Man, l’eroe Marvel ormai scomparso negli eventi di Avengers: Endgame.
Una mente ingabbiata in un passato fatto di dolore
Sebbene brillante e dotata di una mente geniale, Riri deve costantemente lottare contro i suoi demoni personali, legati a una terribile tragedia che ha provocato la morte di due persone fondamentali nella sua vita.
Riri non riesce a mantenere un vero equilibrio emotivo, soprattutto nel gestire il suo percorso di studi in una prestigiosa università americana.
La ragazza è restia alle regole e cerca sempre scorciatoie per accumulare denaro, così da poter sviluppare il suo progetto: un’armatura dotata di grandi capacità offensive e, allo stesso tempo, di una solida difesa per chi la indossa.
Il problema non è come realizzarla, ma trovare i fondi necessari: Riri è disposta perfino ad abbracciare l’immoralità per realizzare il suo sogno tecnologico.
Per questo motivo accetta di entrare a far parte di una gang di criminali capeggiata dall’oscuro Parker Robbins (Anthony Ramos), un uomo che indossa costantemente uno strano mantello dai misteriosi poteri magici.

L’umanità dell’intelligenza artificiale
Il primo passo per il progetto di Riri è sviluppare un’intelligenza artificiale in grado di gestire le complesse operazioni della sua corazza tecnologica.
Per farlo, Riri deve interfacciare la propria mente con quella del sofisticato programma che sta sviluppando, affinché quest’ultimo possa attingere dalla sua memoria e dalle sue conoscenze per costruire un adeguato assistente virtuale.
Il risultato di questa complessa operazione è una presenza artificiale inaspettata, che spalanca le porte al doloroso passato di Riri e la costringe a confrontarsi con numerose questioni etiche.
Non è facile per lei gestire il rapporto con questa intelligenza artificiale, ma non può esimersi dal trovare un modo per convivere con questa entità che sembra celare, in qualche modo, un barlume di inaudita umanità.

Azione, magia e rapine
Ciò che rende Ironheart un prodotto piuttosto singolare è la varietà dei temi trattati: non solo azione e tecnologia, ma anche magia.
Parker è un personaggio che ha vissuto eventi incredibili e ha conosciuto un’entità dalle capacità sovrumane che ha cambiato per sempre la sua vita.
In nome della ricchezza e del potere, Parker ha stretto un patto scellerato che lo ha vincolato per sempre a un corpo segnato dalla sua smodata voglia di primeggiare.
Se Parker è ormai avvezzo alla potenza della magia, Riri – forte di una mente scientifica – scoprirà questo nuovo mondo con grande sorpresa e dovrà presto comprendere che le regole della magia non si basano su calcoli matematici o sistemi binari.
Durante la permanenza nella banda di Parker, Ironheart concede alcune sequenze che ricordano il genere heist, simile a pellicole come Ocean’s Eleven o The Italian Job.
Pur senza i complessi piani tipici di quei film, la serie offre comunque scene d’azione in cui l’armatura di Riri mette in mostra le sue sorprendenti capacità tecnologiche.

La mancanza di un vero antagonista
La caratterizzazione di Riri in Ironheart funziona egregiamente: l’ottima interpretazione di Dominique Thorne riesce a conferire profondità emotiva a un personaggio che deve affrontare molti ostacoli lungo il suo cammino.
Ottima anche la prova attoriale di Lyric Ross nei panni di Natalie Washington, una figura chiave nella vita di Riri, impegnata in un ruolo complesso che la vede coinvolta in due dimensioni differenti.
Il personaggio che convince meno è quello interpretato da Anthony Ramos: il Parker Robbins della serie Marvel è efficace nelle prime puntate, quando si presenta come un affabulatore sordido e manipolatore.
Tuttavia, perde forza quando emergono le sue debolezze e il suo passato travagliato. Il Parker Robbins sofferente e tormentato non trasmette quell’enfasi da villain necessaria per generare veri momenti di pathos ed emozione nello spettatore.
Molto meglio, invece, quando entra in scena Sacha Baron Cohen nei panni di un vero antagonista: carismatico, minaccioso e pieno di diabolica sicurezza nei propri poteri.




































