Sviluppato da Bend Studio, Days Gone è l’ultimo nuovo progetto videoludico destinato a Playstation 4 e pubblicato da Sony Interactive Entertainment. Days Gone è una nuova ed esclusiva proprietà intellettuale di Sony, il che significa che potrà essere giocato solamente su Playstation 4.

Se credete che la “guerra” fra le console si combatta a suon di software più che di hardware (oramai sempre uguale come specifiche anche tra i diversi costruttori), le esclusive rappresentano i potenti ordigni atomici che potrebbero segnare la fine del conflitto da un momento all’altro.

Nella nuova fatica di Bend Studio saremo protagonisti di un’avventura all’interno di un plot post-apocalittico, in cui la terra oramai è popolata da morti viventi. I cari e famosi mangia – cervella saranno ancora gli assoluti protagonisti della sceneggiatura, proprio come in decine di prodotti legati all’intrattenimento.

Detta così sembra essere una cosa negativa. Fate un bel sospiro e tiratevi su d’animo, perché Days Gone non vuole tediare il giocatore con un gioco che fa deja vu come secondo nome. Nel gioco impersoneremo un motociclista di nome Deacon St.John, che ha le fattezze dell’attore Sam Witwer, visto più volte nella serie Smallville.

Deacon St.John è un motociclista, e proprio la sua moto rappresenterà il fulcro del gameplay e dell’esperienza complessiva del gioco. Appena avviato il gioco, la sua storia è raccontata in pochi minuti, con un piacevole taglio registico veloce e cinematografico.

Un suo grande gesto d’amicizia dovrà fargli prendere una dolorosa e difficilissima decisione, che caratterizzerà la sua vita in modo indelebile.

SOFFIA VENTO DI MORTE IN OREGON

Chiedo scusa, quasi mi dimenticavo di descrivere una delle cose più importanti: il luogo dove andremo a vivere la nostra esperienza virtuale, costituita da non meno di quaranta ore di gioco.

Il teatro delle avventure del protagonista sarà l’Oregon. Il vasto stato americano, con i suoi immensi boschi popolati da conifere, querce ed aceri, saprà subito mostrare la qualità grafica del prodotto, con vasti paesaggi che arricchiscono lo sguardo del giocatore con immense distese di alberi verdi che ondeggiano le proprie fronde a seconda dei capricci meteorologici, sempre pronti a far cambiare in qualche modo il paesaggio agli occhi del giocatore.

Il selvaggio, aspro e inclemente panorama americano potrà essere esplorato attraverso la nostra motocicletta. Le due ruote e le sospensioni virtuali saranno ideali per percorrere decine di chilometri per raggiungere destinazioni importanti, affrontando così le diverse missioni che il gioco ci pone di fronte, gestibili secondo la nostra volontà.

Avrete capito bene che Days Gone rientra nel famoso genere degli “open world”, quel genere di giochi che non impongono alcuna linearità strutturale a chi gioca, ma invece stimolano a decidere spontaneamente come gestire la propria sceneggiatura videoludica.

MALEDETTA BENZINA

La libertà di gioco e il realismo significano spesso dover sottostare ad alcune regole ferree, come quelle che impongono al giocatore di doversi rifornire di benzina una volta che questa sarà esaurita all’interno del nostro mezzo di locomozione a due ruote.

Tradotto in parole povere, la benzina della moto è una risorsa finita, che dopo alcuni chilometri si consuma proprio come succede nella vita reale. Se dovessimo restare a secco, la mappa di gioco con cui possiamo interagire, oltre a mostrare ed indicare gli obiettivi primari, ci indicherà gentilmente tramite diverse icone dove potremo trovare il prezioso liquido.

Days Gone esplora le severe vie del gioco prettamente survival, che vede il giocatore alle prese con poche armi disponibili, sopratutto all’inizio dell’avventura, assieme ad una certa flebile resistenza fisica del protagonista di fronte alle numerose orde di infetti che spesso si uniranno tutti assieme per onorare il detto che recita “il numero fa la forza”.

Scovare oggetti dentro le carcasse di macchine usando il nostro coltello sarà fondamentale. Alla stregua di giochi come Tomb Raider, alla pressione di un tasto sul joypad i sensi di Deacon St.John si acuiranno, permettendo all’avventuroso giocatore di scorgere alcune piccole e utilissime icone che indicheranno la presenza di qualche materiale utile alla causa, approfittando della manualità del motociclista, che saprà creare armi secondarie come bombe molotov.

Ma non solo fuoco e fiamme nelle mani del nostro motociclista: le armi tradizionali, quelle che sparano letali proiettili, saranno presenti e soprattutto potranno giovare di diversi upgrade. Sparare sarà agevole per il giocatore, ma non sempre facile dal momento che soprattutto gli zombie hanno un veloce passo e tendono a schivare le nostre pallottole.

In aiuto del giocatore possiamo approfittare dell’opzione che permette a Deacon St.John di concentrarsi, permettendo così di mirare servendosi di un utile slow motion, durante il quale tutto si muoverà più lentamente tranne la nostra mira.

Ma come ho scritto poc’anzi, di proiettili non ce ne saranno molti, e sarà dunque ideale sfruttare armi da taglio come accette, machete e pesanti martelli per sfondare il cranio di un morto vivente, oppure di predoni ed esseri umani dediti ad una violenta setta che usa sfregiare il volto ai suoi adepti.

GLI ESSERI UMANI A VOLTE SONO I PEGGIORI MOSTRI

Si parlava proprio della presenza non solo di morti viventi, ma soprattutto di predoni e strani individui che recitano preghiere a chissà quale divinità agitando armi contro poveri innocenti. I nemici che dovremo affrontare saranno molteplici, e durante alcune missioni dovremo contare sulle nostre capacità investigative per riuscire nei nostri intenti.

Tra le sezioni più divertenti del gioco, quelle investigative metteranno il giocatore di fronte a situazioni in cui dovranno contare sul loro colpo d’occhio e su alcuni aiuti perpetrati tramite le vibrazioni del Dualshock di Playstation 4, nonché inediti elementi visibili sulla nostra fidata mappa di gioco.

Ogni volta che ci avvicineremo nei pressi di una zona in cui indagare, una possente e pratica vibrazione ci comunicherà che stiamo nei pressi di un indizio importante. Altre sezioni di gioco saranno decisamente più movimentate, soprattutto quelle vissute a bordo della nostra moto che dovrà occasionalmente raggiungere e speronare la nostra vittima designata per riscattare utili taglie, con cui potremo guadagnare crediti indispensabili per la crescita delle numerosi potenzialità del nostro personaggio.

UN MONDO FATTO DI VERDE TENDENTE AL ROSSO SANGUE

Days Gone è un gioco decisamente longevo: si parla di almeno quaranta ore di gioco utili per completare l’avventura principale e diversi finali con cui misurarsi. Se poi il giocatore intraprendente volesse dedicarsi anche a tutte le missioni secondarie, la durata complessiva cresce esponenzialmente.

Proprio a fronte della durata spropositata, è bene aspettarsi una trama che, sebbene esploda i primi minuti di gioco, tende con il proseguo dell’avventura a dosare lentamente i numerosi colpi di scena, che comporteranno diverse novità per il giocatore.

Lo spettacolo dell’Oregon e del suo paesaggio fatto di verde fogliame che compone gli statuari alberi farà da sfondo per diverse ore di gioco, rischiando di annoiare il severo sguardo dell’appassionato videoludico.

Ma così non sarà, perché gli eventi narrati riusciranno comunque a destare  più di una sorpresa per il giocatore, spinto anche da pulsioni puramente sentimentali nel difficile e doloroso cammino a due ruote di Deacon St.John.

La motocicletta in nostro possesso renderà ogni percorso sempre divertente e mai simile a se stesso. Con le agili due ruote a disposizione ogni dosso, ogni salita e ruscello che si presentano dinanzi a noi potranno essere agevolmente superati, in nome della libertà che il motociclo riesce ad installare in tutti gli appassionati e che tanti anni fa il cinema ha elogiato nel cult movie Easy Rider.

UNA PLAYSTATION IN FORMA

Dal punto di vista tecnico Days Gone è uno spettacolo gioioso. Il motore grafico permette di mirare scenari con decine e decine di alberi che compongono il panorama americano, che spesso danzano spinti da forti venti che preannunciano copiose piogge virtuali.

Alzare lo sguardo della telecamera ed assistere alla potenza della natura sospinta da acqua e vento è uno spettacolo che dovete fare almeno una volta durante il gioco e che potrebbe lasciarvi a bocca aperta.

Ma anche nei luoghi chiusi Days Gone si comporta da primo della classe, con coinvolgenti effetti di luce che, volendo, potremmo attribuire ad un gioco appartenente ad un PC con un hardware ben fornito.

Ma ci sono anche piccoli nei dal punto di vista tecnico: quando correremo in sella alla nostra moto, spesso l’aggiornamento dello schermo sarà incerto, anche se con gli ultimi update del gioco questo difetto è stato quasi del tutto eliminato. Da sottolineare i lunghi caricamenti prima di entrare in scena con la nostra moto, che spesso spezzano l’azione in maniera abbastanza sconveniente.

COMMENTO
Days Gone è un prodotto che unisce diverse caratteristiche di molti altri giochi per creare un riuscito mosaico videoludico fatto di momenti drammatici e avventurosi. Nessuno potrebbe attribuire al gioco una spiccata originalità, tranne per la caratterizzazione del personaggio di Deacon St.John e per la sua passione per le moto. Il coraggioso motociclista, che può giovare di uno splendido doppiaggio in italiano, riesce a trasmettere al giocatore la sua enorme passione per la moto e per la libertà che riesce ad infondere, anche all’interno di uno scenario di morte post-apocalittico. Deacon St.John è un sopravvissuto, che riesce a preservare la sua umanità anche di fronte ad una coltellata nel cuore di un barbaro essere che dovrebbe apparire umano. Le diverse missioni, anche se a lungo andare tendono a perdere molto della loro originalità, riescono comunque ad essere esaltanti, spingendo spesso il giocatore a consumare ore di gioco per riuscire a completare obiettivi secondari che riescono a coinvolgere soprattutto a livello emotivo. Sparatorie, fasi stealth (mai tediose complici anche gli spazi aperti) ed un innato uso dell’hardware del Dualshock, compresa la piccola cassa audio frontale per ascoltare dialoghi utili per la trama, compongono un prodotto di successo dello Studio Bend ed una nuova IP di Sony sicuramente riuscita.
8.6
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".