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La recensione di Bring Her Back – Torna da me, nuovo horror dai registi di Talk to Me Danny e Michael Philippou, in uscita nei cinema il 30 luglio 2025.
Andy e Piper (Billy Barratt e Sora Wong) sono due fratellastri che hanno perso il padre e sono in attesa di essere affidati a una nuova famiglia adottiva.
Gli assistenti sociali trovano per loro una nuova sistemazione da Laura (Sally Hawkins), una donna che vive con un bambino in una casa isolata.
La vita di Andy e Piper sembra che stia per ricominciare, ma c’è un’atmosfera strana e oscura che pervade quella casa.
La vita non è stata affatto gentile con loro
Sono tante le caratteristiche di Bring Her Back – Torna da me che potenzialmente potrebbero impressionare lo spettatore, ma la prima in assoluto è rappresentata dalla condizione di vita dei due fratellastri protagonisti del film.
Andy è un diciassettenne che soffre della mancanza della madre e che ha visto il cadavere del padre nel bagno di casa sporco di sangue.
Una scena raccapricciante: il corpo nudo dell’uomo rende questa salma ancora più inerme di fronte all’ineluttabile volere della morte, che lo ha preso con sé mentre faceva una banale doccia. Una doccia che è diventata teatro di un orrore che rimarrà scolpito per sempre nei ricordi di Andy.
Piper è una ragazza ipovedente: la sua vista è ridotta e il suo campo visivo è limitato rispetto a una persona con una vista normale. Una disabilità che forse potrebbe essere un vantaggio: le scene a cui dovrà assistere saranno uno spettacolo così raccapricciante che vederne solo una parte non potrà che essere un bene per lei.
A loro si aggiunge il triste destino di Oliver, il bambino adottato da Laura, che appare ai loro occhi immobile e muto al centro di una piscina che da tempo non accoglie più acqua e che è ricolma di macchie di muffa.
Nelle sue mani stringe con tenacia un gatto. Gli occhi di Oliver sono spenti ma anche pervasi da una lucentezza maligna. Sembra quasi che da un momento all’altro voglia strangolare con le sue mani il felino oppure mangiarne le carni crude.

Laura, una donna dal triste sorriso
Laura è una donna che sembra vogliosa di donare amore, anche se è esplicito come prediliga Piper rispetto ad Andy per molteplici motivi, alcuni dei quali probabilmente non vi faranno dormire la notte.
La sua casa è isolata e all’interno sfoggia un arredamento dai colori sbiaditi; le stanze sono colme di oggetti e fanno apparire i locali in qualche modo sempre disordinati e caratterizzati da un certo caos.
Sally Hawkins è bravissima nel mostrare un comportamento sornione, che possa infondere nei suoi nuovi figli una certa fiducia in lei ma che non nasconde del tutto una certa inquietudine di fondo, causata dal suo doloroso passato.
La donna un tempo aveva una figlia di nome Cathy (Mischa Heywood). A 12 anni la sua vita è stata soffocata da un incidente tanto banale quanto insopportabile da accettare.
Da quel momento in poi Laura è sprofondata in un abisso di dolore in cui sembrava impossibile riemergere, almeno fino a poco tempo fa, quando la donna ha deciso di adottare altre anime sfortunate per poter dare loro conforto emotivo.
Laura ora ha trovato un modo per spegnere completamente il suo dolore e riportare la vera felicità nel suo cuore, e non solo attraverso il mirabile atto dell’adozione, ma in qualcosa di profondamente maligno e che richiede di praticare un rituale occulto.

Non è un film per tutti
Bring Her Back — Torna da me è un film impressionante e che probabilmente potrebbe urtare la sensibilità di molti appassionati di horror, anche dei più navigati.
La sceneggiatura del film di Danny e Michael Philippou è abile nel mostrare scene disturbanti, che non si servono solo del sangue finto per scioccare, ma di veri e propri atti autolesionistici compiuti da personaggi insospettabili.
Questi momenti di puro terrore (e di una punta di sano disgusto) sono orchestrati in modo originale e il più delle volte altamente inaspettati, e si fondono con l’atmosfera sempre più malata che pervade la casa isolata di Laura.
Oltre alla raffigurazione esplicita di gravose ferite da cui sgorga il vitale liquido rosso per impressionare il pubblico in modo esplicito, Bring Her Back — Torna da me punta anche a scioccare lo spettatore attraverso la rappresentazione di personaggi innocenti che appaiono come delle povere vittime.

Il destino si accanisce contro gli innocenti
Andy è un bravo ragazzo, che cerca da sempre di ribellarsi al suo triste destino di figlio di un padre che da sempre lo ha educato in modo inadeguato servendosi di percosse e maltrattamenti.
Il suo desiderio più grande è quello di prendersi cura della sorellastra una volta diventato maggiorenne, un traguardo di vita sempre più complicato da raggiungere dal momento che ora il suo equilibrio psicologico è stato ulteriormente provato dalla vista del padre morto.
Piper è una ragazza volitiva e legata ad Andy. La sua disabilità non le preclude rapporti sociali con le sue coetanee e attività sportive strutturate per ragazze come lei.
Piper lotta contro il suo destino ma trova davanti a sé la figura di Laura, una donna che vuole plasmare la sua volontà e metterla contro il fratellastro. Una sfida difficilissima da affrontare per questa ragazza, perché vede in Laura la madre affettuosa che non ha mai potuto avere.
Infine vi è Oliver, che rappresenta il personaggio che instilla maggiore pena in tutto il film, perché costretto a subire terribili pene fisiche e psicologiche e a dover rinunciare alla coscienza di sé.
Attraverso la rappresentazione di questi personaggi, Bring Her Back — Torna da me ha la capacità non solo di impressionare, ma anche di suscitare un forte coinvolgimento emotivo nello spettatore, che si ritroverà non solo spaventato ma anche pieno di rammarico assistendo alle tristi (e ingiuste) vicende che li coinvolgono.
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